28 giugno, 2009

In Our Darkest Hour
In My Deepest Despair
Will You Still Care?
Will You Be There?
In My Trials
And My Tripulations
Through Our Doubts
And Frustrations
In My Violence
In My Turbulence
Through My Fear
And My Confessions
In My Anguish And My Pain
Through My Joy And My Sorrow
In The Promise Of Another Tomorrow
I'll Never Let You Part
For You're Always In My Heart.

Nella nostra ora più buia

nella mia disperazione più profonda

mi amerai ancora?

ci sarai?

Nelle mie difficoltà

e nelle mie tribolazioni

Attraverso i nostri dubbi

E frustrazioni

Nella mia violenza

E nella mia agitazione

Nella mia angoscia e nella mia paura

Attraverso la mia gioia e il mio dolore

Nella promessa di un nuovo domani

Non ti metterò mai in disparte

Perché sarai sempre nel mio cuore.

(Micheal Jackson, "Will you be there")

Non servono altre parole.

24 giugno, 2009

Arrivano gli IZZERò di V.B. Zingales

Li troverai all'angolo. Di fianco. In silenzio. Fra le trame della polvere. Con la muffa tra le palle, in attesa che da uno spicchio di luna coli il giusto e il dovuto. Li troverai con le dita ficcate tra le tasche dell'oblio... Pronti ad emergere da tutte quelle piazze in grigio scivolanti in basso. Ognuno di loro sarà un bisbiglio. Sarà una lettera. E una parola. Non indosseranno divise. Nè recheranno vessilli. E neppure emblemi. Li troverai sulle linee degli scarti. Sulle retrovie del pensiero. "Fra i coglioni delle nuvole più basse". Magari ne incrocerai uno e ti verrà facile. Sarà un riflesso e poi un lampo. L'innesco e una domanda. "Perchè gli Izzerò?" Come un cazzotto in faccia: "Perchè dagli incubi non voglio più imparare la vita".
E li vedrai andare via dagli angoli e colorare il grigio delle piazze.



Grafica di Andrea De Luca, video "Under pressure" di Bowie-Mercury

23 giugno, 2009

Per NEDA

A 26 anni molti di noi...
A 26 molti di noi...
Per il resto della vita molti di noi...
NEDA
ha barattato la possibilità di morire con speranza di vivere DAVVERO.
elisabetta costantino

19 giugno, 2009

Rughe d'espressione

Incanutendo diventiamo meno cauti
accoccolati sulle pieghe della nostra vita
pesiamo come macigni
abbiamo parole che non possono essere ascoltate
che non vogliono essere ascoltare...
Abbiamo rumore e chiasso misti ad odore di urina e borotalco
Lenti ,violenti, forti che mai lo eravamo stati
Dolci ed irascibili
aspettiamo soltanto che l'alba si faccia tramonto.









disegno di laura lo piparo

15 giugno, 2009

Il mio regalo? Una calibro 38. Da "Palla di lardo", vitobenicio zingales, 2009

Avrei scommesso su tutto, ma da quando i miei sogni cominciarono a sbattere su quello scarto di alghe persi contatto col mio ultimo treno.
E accettai il regalo.
Avrebbe dovuto essere diverso. E invece. Oggi è solo vetro dentro alle mie stronze pupille. E l'orizzonte che mastico è in fondo agli incisivi del fegato. Vetro e cemento. E questa "signora" calibro 38. E' il colpo numero 11. Il mio "numero 11". Mi faccio le banche. Ho cominciato che ero ragazzo. Minchiate, piccole stronzate. Con la coca addosso e un viaggio di "meta" in circolo. In tiro, per credere d'essere cattivo. E stronzo. Non fu difficile. I rischi ci stavano dentro. Tutti. Ne accettavo la regola. Piccole stronzate, le prime. Cominciò da un cazzotto in faccia. Tra le tipe in piazzetta. Fu il "Quasimodo" a stamparmi il "cinque" in bocca. Uno di quelli seri. In pieno. Un autotreno in corsa. Per una delle solite cazzo di storie. Era estate. Di quelle calde. Che ti fumavano le palle. E non c'avevi un cazzo da fare se non rimediare quel qualcosa che sentivi mancare dentro. Non capivo cosa. Ma bruciava. E faceva male. Che segnava in fondo alle vene. Sentivo come una specie di enorme vuoto. Uno di quelli che ti prende l'angoscia soprattutto al mattino, quando hai tutto quel tempo davanti e non sai cosa cazzo fartene. Ecco, forse in piazzetta s'intendeva rimediare tempo. Avevo le mie buone ragioni e il "Quasimodo" la sua stronza di una reputazione puttana. Io da una parte e lui dall'altra. In mezzo solo parole. Nacque una di quelle questioni. Un film. E a girarlo erano le nostre vite a perdere. Giunse all'improvviso. Da destra. Spense i miei pruriti con un colpo soltanto. Mi ritrovai a terra. Col sangue in bocca e la mia voglia di reagire praticamente a zero. Gli venne facile e chiuse la partita con un dannato calcio in pancia. Segnò punto. Alla grande. Lui toco, io meno di un frocio. Provai tutto il dolore del mondo. E la rabbia finì per essere una di quelle cose che è bene mettere da parte quando il dolore bussa forte alla tua stronza porta. E mi dimenticai d'essere incazzato. Cercai soltanto di ripararmi dalla furia. E feci bene. Dal giorno della questione passarono solo poche settimane. Io ancora riuscivo a contarle. E me la giocai di nuovo. A cazzotti. Fui più lesto. E di mazzate gliene regolai una cifra. Tutti dentro. "E Cristo di un Dio: tutti dentro!". Fra zigomi e bocca. Rapidi e precisi. Due o tre settimane dopo averle prese. Nella stessa piazzetta. Alla medesima ora. Con le stesse tipe, tra frontiere e parole. "Bam, bam, bam, così, senza fare troppo danno, ma col signor mestiere!"
Diventammo amici col "Quasimodo". Oggi, a quarant'anni stoccati, quelli sono solo ricordi. Il regalo è suo. Da un paio d'anni io sono Alfa e lui Omega. Dentro è cambiato molto. Quasi tutto. Dallo stomaco al cranio. Ci facciamo le banche. E non sono minchiate. La città si è come allargata. Nuove periferie. Tanto cemento. Più fogne e meno illusioni. Nel frattempo arabi e cinesi. Dalla stazione al mare, lungo Via Lincoln e dal Duomo al Teatro Politeama, scorrendo quelli che erano i mercati della gente palermitana. Arabi e cinesi. Finocchi del cazzo. Nuove periferie e tanta nuova merda sul pianerottolo di casa. Puttane africane e ruffiani croati. Palermo finisce qui. Neppure la vecchia mafia... e i "bravi ragazzi" ad ogni angolo di strada al quartiere. Anche la mala è cambiata. Tutto è al passo coi tempi. E se prima erano le "38" a regolare i conti, adesso sono gli "hosting", le password e i parametri on line a fotterti culo, vita e carriera. Avevo sedici anni. E un mio territorio. Si andava a chiacchere e di serio c'era ben poco: da tuo padre a tua madre, dal Cristo Gesù a tutto quel tempo che riuscivi a metterti alle spalle. Cruciale era saper incassare e al momento giusto tirare di destro e affondare di gomito. E magari in mezzo ci mettevamo una di quelle storie che ci faceva bene a prenderle sul serio. Che erano sogni. O forse smarcavamo più vite.
Il mare da un pò di anni è solo una stronza, fottuta sequenza di onde. Una dopo l'altra. Onde. Che sbattono su quella linea di scarti. Di alghe e di fango. Fendenti lenti. privi di quell'immensità che in quel lontano passato finiva con l'essere l'unica roba su cui poter appiccicare un'idea. Nostra soltanto. Nostra per sempre. Ma anche il mare pare essere mutato. E la rabbia è una di quelle cose che è bene armare quando il dolore ti sfiora soltanto. E diventa tritolo. Tutto dentro. La mia città ancora oggi è bagnata da quel mare. Ma è solo acqua! Null'altro che liquida ripetizione di un atto. Solo fine a sè stesso. Molto meno di quella serie di cazzotti. Sinceri. Allo stomaco e in faccia. Moralmente corretti. Quel mare riusciranno a fotterselo. In silenzio. Lasciandoti intendere che anche tu hai la tua parte. Il tuo cazzo di muro da dover abbattere. Magari per dare una mano a quel "nuovo che avanza".
Questo è il mio regalo. L'unico. Una calibro 38. Ho una banca da alzarmi. Una cosa seria. Roba che se ti fanno la pelle, crepi per quell'unica ragione al mondo che t'eri appiccicata addosso per evitare la solita secchiata di fango negli occhi. La mia città è finita. In fondo a quella linea di scarti. Nel culo di un vicolo cieco.
In piazzetta da un pò di tempo è solo caldo. Le tipe, se fili giusto e trendy, la danno via, "di subito", e la coca la trovi al costo di una coppa gelato, le lame stanno al posto dei cazzotti come la noia sta a quelli che erano solo fiumi di chiacchere.
A casa. Da solo. Con tutto quell'inutile mare davanti. Che oscilla dal nuovo fango al vecchio scolo. Su quella linea di scarti.
Solo un goccio. L'ultimo. Prima che l'ombra diventi obliqua nel vetro freddo dei miei occhi.
Ho soltanto una vita e, se becchiamo lo stronzo di turno, 6 colpi da sbattere in sagoma.

foto di irma vecchio

14 giugno, 2009

Ragionando per assurdo...

Ragionando per assurdo....
Mi vedo al posto della tipa che fintamente pudica e volutamente ammiccante si regge il bel "davanzale"
Ragionando per assurdo...
Trovo simpatica l'idea che 8 uomini escano guizzando da dietro due noci di cocco
Ragionando per assurdo...
Mi faccio un risata se tengo in mano un biglietto di A/R per i Caraibi e penso che altri vivono sotto la soglia di sussistenza
Ragionando per assurdo...Guardo il Vj di Mtv che partecipa al film e mi dico: io te siamo proprio uguali "Generazione 1000 euro"
Ragionando per assurdo...Dico e penso: sono italiana, vivo da italiana, quindi vedo film da italiani, mangio made in italy, vesto made in italy, sono un'italian: prodotto esportabile all'estero. Pizza mandolini e pasta e'fasuli
Ragionando per assurdo...
Cazzo almeno i Vanzina tengono in vita sto dannatissimo cinema italiano e scordo per un attimo o per una vita intera che il cinema italiano un tempo era Sciuscià, Ladri di biciclette, Totò Sangue e Arena, In viaggio con papà....e altri mille di cui ormai non ricordo più il nome
Ragionando per assurdo. Trovo assurdo ragionare.
E allora?
ESTATE AI CARAIBI.


elisabetta costantino

08 giugno, 2009

La lussuria bussò alle porte del palazzo

Io mi chiedo qual è l’innesco. Quale potrebbe essere la miccia. E’ probabile che sia qualcosa di incidentalmente legato al fare del tempo. Forse il riconsiderarsi vivi nella storia quando dal suo effetto nasce l’eludere del senso: ma siamo figli di un’antica prospettiva, che non ha nulla di geometrale, se non per la base e il suo culmine. La vita e la morte. In mezzo, la superficie degli eventi, dalla disintegrazione dei blocchi frontierali (e spirituali) all’assenza di utili terre di mezzo, e l’area delle circostanze, dal Papa Polacco alle fitte trame Bush Bin Laden. Intorno, quel portatore (del più grande) d’eventi: l’uomo. Ecco, forse l’innesco è dato dalla sua memoria, rivisitabile quando occorre la revisione, e dallo spingersi aldilà dell’oblio, salvante quando è da epurare dai nostri privati “condomini” il sistema delle gerarchie morali. Ma questo è il nuovo portatore. E il suo vangelo. Forse non si vuole più morire, forse non ci si apprezza come vorremmo dopo aver imparato fino a poco tempo fa il piacere dai manuali di certa ecclesiastica scuola, forse si rifiutano i nostri piccoli centimetri di protuberanze estetiche quando dentro alla vita sorge la vecchiezza… “sora” morte e le sue infime spore. Forse l’oblio, come la più salvifica delle rimozioni.
E’ probabile. Più del tempo. Forse dentro noi s’è rotto il più divino dei giocattoli: la fede nella mia gigantesca egoità. Non sono più Dio. Io muoio. Le mie vene invecchiano. Il mio desiderio deteriora. Il mio fallo converge verso la disfatta. Io muoio. E Dio con me. Forse ho bisogno d’interferire con quelle altre Divinità. Forse è l’unico rimedio.
Forse riuscirò ad essere più grande di Dio.

Apprendo con enorme interesse dal portale Libero.it che nei tanti articoli dedicati alla vicenda “Noemi-papi-foto proibite a villa Certosa” sono stati scritti moltissimi commenti a favore della vigoria sessuale del nostro caro premier. L'articolo addirittura si spinge a definire tali sostenitori “Papi boys” in simpatica assonanza con le orde festose, e un po' irritanti a dire il vero, dei sostenitori del Santo Padre.
E io penso...Siamo arrivati a questo.
Ma penso anche ad un illustre antecedente politico...Tal Bill Clinton che nell'ovalità di una certa camera aveva studiato con impegno notevole e assiduità le gioie che derivano dall'essere l'uomo più potente del mondo. Allora, quando montò una delle più gustose campagne pruriginose per scandagliare i vizi del presidente, io mi dicevo indignata perchè si confondeva il piano politico con quello personale....Ma pensassero alle loro bigotte vite! Che paese puritano l'America, si scandalizza per questo e poi gente che gira armata e spara entro le scuole.
E ora?
E ora leggo, guardo i tg...Vedo che i media hanno fame e sete di questo nuovo scandalo e io invece di recuperare i trascorsi, di rinnovare le tesi riguardo al rispetto della privacy, di proclamare l'attacco alla persona e non all'uomo politico...CAZZO CI DO DENTRO...Come non mai!!!
Qua e là fa capolino....una certa voglia di coerenza....Ma DIAMINE....
Uno che organizza il Familyday, che si fa fotografare come modello nonno con la fedele moglie...Cazzo forse la mia misura è colma e pensare che gente su internet si coalizzi per plaudire ai sollazzi del maraja, per laudare la regale vitalità sessuale del premier, per sottolineare quanto fortunati siamo noi Italiani a vantare un tal fusto italico nel nostro parlamento....
Mi viene da vomitare.
E vorrei tanto sapere se la nausea dilaga o se devo constatare con gaudio e tripudio che il mio papi è
davvero vigoroso!!!!
Scritto di V.B.Zingales ed elisa costantino

foto "large side long glance" di Doisneau,

07 giugno, 2009

Reperto fotografico dai bassifondi di Palermo
















Dai bassifondi in basso ci spingiamo
crudi roventi
come il nostro asfalto
nei giorni migliori di Agosto
usciamo dalle viscere di una terra che dominiamo
siamo i prodotti delle vostre aberrazioni
siamo i "frankenstein" dei vostri esperimenti mal riusciti
scarti, rifiuti che tentate inutilmente di negare.
Starete tranquilli ancora per un pò, fin quando non realizzerete con lucido disgusto
che la nostra immagine riflessa sullo specchio


SIETE VOI.

Fuori dalle metafore...Quanto spesso ci innalziamo al livello degli dei e invece...
E invece..sarebbe bello saperlo da voi.


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