27 ottobre, 2009

Protocollo Narcron, "Io Sono. Il Segreto". VIII puntata. di vitobenicio zingales


Protocollo Narcron, "Io Sono. Il Segreto.", VIII puntata.

- per quanto saranno potuti risaltare arditi i nostri argomenti non potranno mai avvincere come questi impareggiabli tournedos... Mariano: come sempre la vostra arte non teme confronti.

mi piace osservarli. i loro affilati sguardi hanno colmato in quegli anni la mia superbia. il ritmo melodioso delle loro mandibole è stata musica sublime per la mia avidità e l'ottusità dei sensi.

assaporano prima, tra lingua e saliva; fracassano dopo, tra immaturi incisivi e impreparati molari. deglutiscono, alla fine. mandarono Maria in fondo agli abissi epigastrici con straordinaria e compartecipata voracità. ne assaggiarono dapprima l'intima bontà tentando di spingere le proprie raffinate papille a ricordare dove avessero incontrato cibo così buono. ma invano. l'antica memoria non era in loro possesso. dopo i primi bocconi si lasciarono andare... e i denti lavorarono per permettere al palato di registrare il trionfo di quell'amore traboccante. e ne venne fuori il "dubbio". ma non compresero le tenebre.
la corposa personalità del vernaccia alla fine ne inferì la raffinatezza, ma senza sovrapporsi a quell'occulto segreto.

- la mia, cari amici, è un'arte semplice. è la natura a provvedere... io ne arricchisco solo la già potente architettura, l'intraducibile quid. basta solo attenersi alle regole fondamentali... la fantasia fa il resto. con un pò d'inventiva lasci stupefatto il più esigente dei palati. ho cucinato per il vostro piacere e voi, come sempre, me ne restituite, immeritatamente, la misura. ma credetemi... è solo un pezzo di carne... buona... che l'onnipotente Dio mi ha concesso di trovare... dal mio solito macellaio... -

li trovai impreparati a soverchiarsi nel dubbio. la Parola di Dio squadernò solo per un istante i loro cauti pensieri. i manufatti della logica avrebbero resistito a quell'impatto soltanto per non vedersi attribuire da alcuno, là anche non visibilmente percepito, un compito così incommensurabilmente grande.

- siete troppo modesto. anche oggi, e penso di poter parlare a nome di tutti, questo semplice "pezzo di carne" è riuscito a stupirci ed in abbundantia. il miracolo è sotto gli occhi di tutti: un semplice ordito di carne che, lasciatemi passare l'eufemismo, svela una perfetta trama. le nostre sono soltanto parole, ardimentose, sicuramente... eppure, nonostante tentino, non riesono a produrre... bellezza! -

sentivo la pelle aprirsi e il sangue arrampicarsi su per la ferita, ma di buco in buco, dalle radici su fino al capo. ero combattuto. tra ciò che ero e la sgorgante anima che lentamente s'illuminava nel sangue. i miei ospiti da una parte e Rebecca agli antipodi del Tempio. le intuizioni di quei giorni e l'erompere di quelle occulte Forze. il male che vibrava nelle forme perfettamente e sensibilmente là addensate, tra viventi archetipi e un gigantesco diorama; il bene che pervadeva ogni oscillazione di luce là perfettamente, ma insensibilmente palpitante.

- mi confondete. perfezione è bellezza senza forma. in fondo sono solo fettine di carne... ben presentate ed accuratamente cucinate... perfettamente visibili e fruibili, meccanicamente certe, null'altro. la bellezza a cui fa riferimento oggi ilmio rimpianto è di un'altra e ben superiore specie... e la sua origine si perde nella notte dei tempi. io non ho più tempo per rettificare il tiro e adoperarmi fra le spire del rimorso, ma credetemi ho giusto il tempo per affievolirmi nel pentimento. e adesso se volete... scusarmi... -

sarebbe stata l'ultima volta con i miei amici. ancora pochi istanti e li avrei congedati. dallo squarcio profondo fra inguine e ventre cominciò a debordare copiosamente il mio prezioso sangue. già fantasticavo sul mio doppio e sulla luce della sua soglia superata. più in là se ne avesse compreso il senso sarebbe stata la volta del Grande Guardiano.
lentamente mi trascinai verso la camera di rebecca e là una prima goccia di sangue toccò terra. da qui, dagli scuri aggrappati alle rotonde aperture, scrutai di sotto. le schiere armate stazionavano a poche decine di metri dalla soglia del Tempio. il capitano raab manovrava vorticosamente su quel pezzetto di marciapiedi, sbattendo i calzari per terra e minacciando i suoi pretoriani col pugnale sguainato. sorrisi. la ferita al ventre bruciava come oro fuso. cominciavo a morire. avevo freddo. pochi passi abrancato alle sue braccia e al suo solenne silenzio ed in pochi istanti indovinammo la penombra dello studio. presi goffamente la chesterfield e dal basso della scrivania levai il segreto cofanetto ed una copia del Quinto Vangelo in lingua originale. con il tiepido clamore che si deve ai condannati a morte nell'ora del supplizio, rebecca alitò uno di quei compassionevoli sospiri. venne vicino, in ginocchio... ai miei piedi. le carezzai le guance e i capelli con le mie tanto opinabili lacrime. mi issò dalla poltrona. mi spogliò dalla tunica "facendomi" nudo. mi pose in terra sul freddo pavimento... la terra di Maria. delicatamente, su per i bracci di un immaginario Legno. E Io nell'ardimentoso variare di quell'ascendente silenzio supplicandola fino alla fine di rimanermi vicino. il suo artefice in quel momento le viveva da Padre. come le rare piogge sulle torride scherme del deserto per derimere l'atonia delle dune, ora, alla fine, cercavo rifugio nell'abbondanza sprecata del mio essere Uomo. se era tardi per tentare di trovare in me almeno uno dei veri pochi ricordi, con prudenza mi abbandonai alla consolatoria speranza del futuro che ero certo avrebbe riempito gli ultimi istanti della mia vita e con l'illusione che il tempo là sospeso avrebe risolto la disputa tra il mio finire e l'eternità.
sorrisi... immaginando l'ultima tra le gocce dell'"Io" riverberarsi ai piedi di un grande pellicano fra le punte anelanti di una Squadra e di un Compasso.
la fase finale del Protocollo Narcron da quel cruciale evento ebbe inizio dalla mia fine.

- perdonami... -

e palesando l'Uomo nel Segno della Croce ...

- NON ABBANDONATEMI!! -
nudo fuggii e lentamente mi trasferii in lei...

Rebecca piano assorbì con un panno il sangue dalla tunica dorata effiggiante la Santa Potente Materia, prese da terra il Quinto Vangelo e sforzandosi di non credere alle lacrime richiuse lo sportello del piccolo inceneritore. una sferzata di nube iodiofosfogenealcalina, sfuggendo agli sfiatatoi dell'atanor in ghisa, librò tra gli angusti spazi del gabinetto alchemico del Grande Padre.
quando la Donna tornò ai gentili ospiti del filosofo dio perchè tutti insieme liberassero finalmente gli spazi del Tempio, il futuro ebbe il tempo di cogitare sulla disputa appena inferta tra gli attori in questione.sanato il controverso dilemma le divinità imposero a quella sospensione di tempo di ricominciare ad annichilirsi nel grande magma del "quadrante" tra le perfette elissi di una bellezza senza forma.
e al mondo giunse un nuovo preparatore e un nuovo portatore sopraggiunse dalle superiori glorie.

- amato Mariano... sicuro di stare bene?
- più che certo... IO SONO.

dall'altra parte del mondo un ghigno pauroso offuscò il già fosco crepuscolo di londa. dalle sette fiale radianti soltanto tre avrebbero continuato, "probabilmente", ad agire il mondo.


tutti i diritti riservati. vietata la riproduzione totale o parziale.
ogni riferimento a fatti, persone e cicostanze è puramente casuale. il testo è frutto della fantasia dell'autore.

foto di martina zingales

26 ottobre, 2009

Inneres auge (l'occhio interiore)

Il nuovo singolo di Franco Battiato...ecchecazzo! Pane al pane e vino al vino!
E come sempre a voi rimetto la mia opinione.

TESTO:
Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?


Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.


La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge


La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!

25 ottobre, 2009

"Quei bastardi senza gloria" di Marcella Longo

Inglourious Basterds si presenta subito come una cinica favola divisa in capitoli: “C’era una volta nella Francia occupata dai Nazisti…”, per cambiare subito registro e trasformarsi in placido western, attraversando tutti i generi cinematografici fino a diventare fumetto.
Fastidioso e irritante come un dito infilato dentro il foro di un proiettile, attraversato da ironia che sottolinea la gravità dei fatti.
Quentin Tarantino cambia il corso della Storia con “Operazione Kino”, dove confluiscono i progetti di vendetta di uno scalcagnato gruppo di feroci ebrei americani, che fanno la scalpo agli odiati nazisti, e di una solitaria ancella ebrea (aiutata da un negro), che si prepara al sacrificio, accompagnata dalla voce vellutata di David Bowie – Cat People (Putting out fire), sul sacro altare della settima arte.
Cinema nel cinema, film nel film, il solo luogo dove la fantasia trasformata in immagini può darè vita a ciò che non sarà!

22 ottobre, 2009

Laura Scimone (se non è d'impatto lei....)

Da un blog ad un altro, oggi come in tanti pomeriggi di ritorno dal lavoro...Puro Kazzeggio: kazzeggio informativo, kazzeggio chattereccio...e poi lei.
Non voglio aggiungere nulla. Sarebbe riduttivo, anzi OFFENSIVO.
Ma come fa lei, voglio invitarvi: COMMENTATE, COMMENTATE, COMMENTATE!!!! Baciozzi...(sono entrata nel personaggio)
Ps: e soprattutto è di Palermo!!!!



21 ottobre, 2009

SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA... di vitobenicio zingales


Signor Presidente della Repubblica,
in tutta sincerità e con quella limpida schiettezza che la distingue da quel popolo di Italiani che siamo... Signor Presidente: avremmo potuto salvare la vita al Giudice Paolo Borsellino? Avremmo potuto evitare quel bagno di sangue che inondò le strade di Palermo giorno dicianove luglio millenovecentonovantadue? Quale Stato era dietro lo Stato?
La prego Signor Presidente di rispondermi e di continuare ad essere esempio di equilibrio e giustezza, La prego Signor Presidente d'essere quel virgulto d'onestà che gli Italiani non ancora rassegnati pensano che Lei sia e La prego infine di stimolare tutti quelli che "solo ora" sanno a dire la Verità nient'altro che la Verità. Al contrario sarebbe il primo dei passi verso quello che sarà l'ultimo dei precipizi. Non abbia timore mio Presidente, qualsiasi cosa accada... l'onta verrà lavata dalla mano del più piccolo degli Italiani con quell'ultimo "Pezzo di Stoffa" non ancora insudiciato.

vitobenicio zingales

19 ottobre, 2009

Passeggiando in via Condotti...


Passegiando in via Condotti,
i tuoi passi li paghi, senti che ogni singolo movimento del piede è a pagamento. La sensazione è strana: nonostante la pesantezza dei giorni di una crisi che non è qui, che non tocca questa via, ti aggredisce il leggero salire di bollicine. Sì bollicine. Ti snervano, ti esaltano, c'è oro, ci sono i colori, quelle marche, i flash dei fotografi...C'è Brad, Richard e Clooney: il glorioso film festival. C'è chi tenta di ingannare perfino il diavolo...Come Parnassus.
Dopo aver tentato di ingannare la crisi, il freddo pungente di 7 gradi, il senso di nausea e se stesso.
C'è chi tenta di ingannare lo stato e la morte e ha un papello di cose da dire...Per non morire, per non rischiare di vivere, ancora...così.
C'è chi picchia il bambino disabile che le era stato affidato e che forse dovrebbe pregare adesso per non soffrire nella propria anima quella disabilità.
Ma restiamo in via Condotti: scarpe troppo alte. Inciampo.
Prendo un drink: sì, mi dia un succhiotto e dove lo devo prendere? Da dietro...? A sì. E rido, ridiamo.
Ridiamo qui, come si ride altrove. Non di più. Forse però in modo più chiassoso.
Non che la risata non sia giusta...Soprattutto in questo periodo di crisi...
La piega terrà ancora. La calza non è smagliata.
E se non trovo un cazzo di motivo per ridere.
Posso sempre sorridere. Sì. Misuratamente sorridere.
Alla vita, alla speranza, alla voglia di non perdersi. Alle vetrine di via Condotti.
Elisabetta Costantino

14 ottobre, 2009

Protocollo Narcron, di vitobenicio zingales. "Il Sangue". VII puntata.

"Il sangue".

i ritrovamenti scheletrici, sia che provengano da contesti archeologici che paleontologici, presentano una serie di limitazioni che ne decrementano notevolmente la disponibilità analitica. l'informazione ricavabile dalle nettezze osteologiche è spesso influenzata dalla frammentarietà dei reperti, dalla permeazione ed inclusione della matrice rocciosa e dei sedimenti geologici, e dalla loro intrinseca importanza che non permette l'applicazione d'indagini invasive. paradossalmente più il reperto è integro, più contiene informazioni, e più queste informazioni risultano inaccessibili in quanto condizionate dalla natura stessa del reperto.
alcune metodologie promuovono analisi anatomiche e morfologiche dei livelli interni e profondi dei volumi scheletrici, altre restituiscono proiezioni simultanee d'interi volumi. addirittura, oggi, lo studio anatomico e morfologico dell'anima e dei suoi resti umani sono affidati ad una scienza digitale che, approcciando Dio e diavolo, codificherebbe la variabilità morfologica in modelli computerizzati generati e analizzati tramite procedure numeriche. Angeli e Demoni rivivono in scansioni biometriche attraverso un rigurgito virtuale.
"io ho la mia scienza. possiedo la mia arte. non a caso, oggi, ho ospiti a cena. non a caso stasera si magnifica la mia arte... a tavola".

-andiamo amici miei, così rischiamo di annoiare il nostro buon mariano.-
-la noia è uno di quegli espedienti splendidamente umani che per il proprio dirompente potenziale riuscirebbe da sola a soverchiare la complessità sovrannaturale di Dio. concedersi alla noia sarebbe tanto livido quanto manifestatamente supremo, poichè se da una parte se ne disprezzerebbe l'inazione, dall'altra se ne apprezzerebbe l'agito del più tumultuoso tra i dilemmi metafisici. comunque la si osservi, amici miei, foss'anche la noia a dover furoreggiare, se ne potrebbe ricavare, da certi argomenti, non solo l'intima bontà, ma soprattutto "quell'originario movente". non è dalla noia ad esser nato l'uomo?-

il piombare delle ombre qui suscita quel "certo rimescolio" che se non fosse per quei pallidi turgori gocciolanti tra le carambole di luce dagli scuri, finirebbe col promuovere tra gli animi, di chi incolpevole ne sventrasse i silenzi, quella devastante mischia di emozioni così brutalmente irrazionali.
qui è "l'umido delle pietre": una sorta d'allusioni lamentose che cagionate dalla frammentarietà della pietra, finiscono con il colmare, e talvolta anche per il più lieve dei bisbigli, ogni punto là aggrappato dalle volte al pavimento. è quadrilunga. non mostra alcun benevolente o pleonastico dettaglio e neppure una di quelle marginali finiture che, pur non ammettendone lo slancio, ristorerebbero perfino il più indifferente e glaciale degli ospiti.
al centro è un table d'hote: nero, muscoloso e pesante, e addestrato ad accogliere comodamente tredici commensali. su ognuna delle lunghissime pareti, sette specchi ovali inchiodati a sette forti catene e perfettamente allineati uno di fronte all'altro, deformano riflessi, visioni e prospettive. sei doppieri, in perfetto circolo fra i punti cardinali della stanza, tentando di innescare vita, finiscono, per l'impari conflitto, col rendere ancora più grave quel sepolcreto di spettrali derive.
il pavimento è in marmo nero e le pareti di un magnifico letifero viola. ai lati della porta, ad occidente della grande sala, sono una coppia di divinità antropomorfe di bronzo, avvinghiate a due gigantesche colonne doriche... quasi a volerle frantumare. completa la ribalta, ad oriente della sala, un'enorme altare, sulla cui sommità campeggia un cartiglio in oro effigiante una coppia di sfere terraquee tenacemente gravitanti l'una su di una squadra spezzata e l'altra su di un compasso infranto e privo di noce.

"null'altro. solo i miei ospiti. e il loro fine palato."

tra le tante abilità da acquisire per pranzare senza incorrere in errori marchiani vi è quella di distinguere i cibi che si possono attaccare con il coltello, da quelli che, per leggende e simbolismi tramandati nei secoli, non si debbano avvicinare neppure con lapunta di questo strordinario strumento.

per aggredire Maria decisi per le "ferretti" modello "36" arrotondato

accanto ai precetti per il commensale non può mancare una regolamentazione del servire in tavola. attorno ai miei ospiti tutto doveva avvenire con la massima disinvoltura ed eleganza, senza rumori, senza cadute e con attenzione ai ritmi, ai consueti rituali ed alla conversazione.






11 ottobre, 2009

Musica D'Impatto


Quando si avvicina la fine di una settimana e l'inizio di una nuova, cerco...e molto spesso non ci riesco...di trovare qualcosa di nuovo per coinvolgervi tutti, lettori stabili, visitatori saltuari, sostenitori, curiosi o cliccatori per sbaglio del sito D'Impatto...E, mi perdonerete, mi è venuto in mente solo questo:
una playlist di musica, per l'appunto D'IMPATTO, fatta da tutti noi, voi!!!
Io ho messo i miei primi 2 brani, ma il gioco carino sarà scoprire i vostri.
Ecco come farlo:
1. segnalare all'indirizzo di posta vito.zingales@gmail.com il vostro brano da aggiungere alla playlist. Sia io che Vito, nel più breve tempo possibile, lo aggiungeremo
2. commentare questo post con un messaggio e la scelta di un brano...Allo stesso modo, noi provvederemo ad aggiungerlo alla playlist.
Perchè una musica comune?
Perchè trovo sia bello riconoscerci comunità, di persone, di intenti, di gusti condivisi anche se diversissimi...E poi la musica alle volte comunica molto più direttamente e schiettamente delle parole le idee e i pensieri delle persone...Per cui...Perchè no!!!!!!

09 ottobre, 2009

SCENARI DI GUERRA. STRAGE BORSELLINO. SCENARI DI STATO.


SCENARI DI GUERRA. STRAGE BORSELLINO. SCENARI DI STATO, di vitobenicio zingales.
Nella "sporca faccenda" il "caso" presentava dei problemi peculiari rispetto alle "solite faccende" di cui bisognava assolutamente tenere conto nell'attività info-investigativa. uno dei problemi principali riguardava la valutazione della cosiddetta "reciprocità letale", cioè l'inquadramento nel suo significato reale di ogni elemento isolato fra gli scenari criminali, di cosa abbia potuto collegare vittima, carnefici materiali e carnefici occulti, del "motivo vero" per cui l'"associazione dei soggetti" (la chiamerò così) abbia ucciso proprio quella vittima e non un'altra, le modalità, lo stile e i mezzi dell'attività predatoria, degli appostamenti e dell'azione ideativa ed esecutiva, della strategia complessiva e gli scenari coperti, per collegarlo, correrarlo e interpretarlo in base all'analisi degli elementi riscontrabili. le risorse necessarie per la risoluzione della "sporca faccenda" comprendevano la conoscenza e la padronanza del territorio, l'accesso a tutte le banche dati, l'accesso ai "quadrati decisionali" del tempo, quelli consolidati e quelli in via di energico consolidamento, la possibilità dell'analisi immediata dei dati incrociati, la determinazione a non limitare alcun problema e nessun scenario, la mobilitazione di una task force parlamentare e di una task force di controllo, la realizzazione, vista l'impossibilità a gestire, governare, controllare l'attività complessiva, della creazione di scenari virtuali e simulati dove verificare le ipotesi.

l'investigazione della "sporca faccenda" comportava numerosi problemi per chi se ne doveva occupare, problemi aggravati dalla necessità di collaborazione fra agenzie di controllo diverse perchè l'"associazione dei soggetti" si spostava fra scenari ombra nel coordinare le diverse strategie criminali e di assalto al potere.
l'investigazione presentava delle problematiche comuni:

  • combattere e tentare di ridurre la "cecità da collegamento".


  • impostare pubblicamente l'investigazione.


  • coordinare le azioni e le funzioni investigative.


  • gestire notevoli quantità d'informazioni investigative.


  • contenere la pressione pubblica e limitare il contenuto oppositivo delle relazioni con i mezzi d'informazione.


  • conoscere, comprendere le varie "strategie coperte" per capire le varie ramificazioni dell'indagine e selezionare i metodi appropriati per identificare l'"associazione dei soggetti".

 il problema principale è stato senz'altro la cecità da collegamento, cioè l'incapacità di "vedere" l'esistenza di uno stesso progetto strategico ed esecutivo nella "sporca faccenda" e la "voluta" (comandata) mancanza di una corretta comunicazione fra le diverse "agenzie di controllo". è accaduto infatti che le agenzie di controllo, deputate a far luce sull'intreccio criminoso, non sono riuscite ad analizzare nella giusta ottica le informazioni raccolte dal 22,23,24 maggio al 18 luglio 1992, dal 19 luglio 1992 al 31 gennaio 1993. la cecità da collegamento è stata la difficoltà principale che ha impedito di affrontare adeguatamente e tempestivamente l'affaire borsellino, mentre sarebbe stato di fondamentale importanza riuscire ad identificare il "pattern" esecutivo dell'"associazione dei soggetti" dato che all'inizio il neonato sistema era ancora in fase di sperimentazione e quindi era più facile che potesse commettere degli errori e lasciare indizi fra gli scenari criminali. vennero create invece ad arte talune zone grigie per consentire al sistema l'impermeabilità e l'invisibilità.

per produrre un "profilo" efficace per le indagini era indispensabile considerare diversi elementi specifici della strage, in particolare di quello con una specifica connotazione politica.
  •  valutazione degli "scenari coperti". 

  • individuazione del "percorso del crimine". 

  • il cammino e il destino della vittima se non fosse stata eliminata. 

  • lo scenario politico del tempo e le intese fra i potenti e antichi livelli istituzionali e i macro-sistemi emergenti. 

  • i referenti esterni a cosa nostra e le modalità di entrata in contatto. 

  • la quota esecutiva (modalità e mezzi stragisti) 

  • la valutazione politica dell'aggressione.

il profilo avrebbe potuto essere definito in diversi modi. le varie definizioni avrebbero sotteso però un concetto comune: l'"associazione dei soggetti" (l'offender) durante la perpetrazione della "sporca faccenda" esibiva modelli di compotamento; l'individuazione e lo studio di questo modello avrebbe permesso di inferire alcune caratteristiche degli "autori occulti". pertanto, un'adeguata interpretazione degli "scenari coperti" avrebbe potuto indicare il tipo di "associazione" che ordinò, coordinò ed avallò il disegno stragista.


in tale prospettiva la task force parlamentare (e l'unità di controllo su essa) avrebbe fornito il proprio supporto all'investigazione rispondendo a tre domande:

1) cosa è accaduto nel panorama socio-politico giorni, settimane, mesi prima della strage?
2)chi avrebbe giovato la "sporca faccenda"?
3)quali erano (e sono) le più probabili caratteristiche di personalità dell'individuo al comando dell'"associazione dei soggetti"?

è impotante sottolineare che le risposte fornite ai tre quesiti non sarebbero state in grado automaticamente di chiudere il caso: l'adeguata interpretazione non risolve i casi, ma sarebbe stato uno strumento utile per sviluppare strategie, assistere l'investigatore nella gestione delle informazioni e nel miglioramento della comprensione di quelle "certe anomalie" che qui elenco:

-carabinieri e strategie coperte.
-prefettura palermo.
-trattative segrete.
-riservate cc a di pietro antonio e borsellino paolo.
-borsa-agenda appuntamenti "19 luglio".
-ciancimino vito, dell'utri marcello.
-craxi e tangentopoli.
-forza italia.
-parisi, de gennaro.
-superprocura antimafia.
-commissione parlamentare antimafia.
-mancino nicola, scotti luigi e martelli claudio.
-ros e servizi.
-via bernini.

bastava individuare e interpretare gli intrecci e quindi collegare nomi, atti, fatti, procedure e sistemi per fare un primo passo. fu fatto?

il principale obiettivo dell'interpretazione sarebbe stato di fornire agli investigatori informazioni specifiche all'identificazione e alla cattura dei membri dell'"associazione dei soggetti".

la sua finalità dichiarata sarebbe stata quindi di ridurre la rosa dei sospetti mantenendo all'interno della rosa solo gli individui con caratteristiche specifiche. la prima che viene in mente è in ordine alla variabile potere politico-potere economico. per arrivare a tutto ciò sarebbe stata necessaria solo una ferma volontà politica. ma questa non giunse, anzi ci si preoccupò al contrario di creare non poche miscele depistanti e raffinatamente criminali.

la "sporca faccenda" è stato un evento paradossalmente "semplice" e per questo mostruosamente raffinato.

a partire dalla prima fase.
nella prima fase d'attività info-investigativa vennero volutamente immesse alcune informazioni che diedero adito a pregiudizi al solo scopo di inficiare l'intero processo. provenzano bernardo e riina salvatore furono i primi in put immessi.

nella seconda fase, organizzate le informazioni raccolte in base agli in put canalizzati, ci si allontanò dalla pista principale per giungere all'interpretazione adeguata:
  • quale era il movente primario alla base dell'atto criminale? 

  • quale era il livello di rischio sociale e politico cui era soggetto la vittima?


  • quale era il livello di rischio corso dall'"associazione dei soggetti" per portare a termine il disegno complessivo?


  • quale era l'esatta sequenza degli atti compiuti dalla vittima prima dell'aggressione?


  • quale era l'esatta sequenza degli atti compiuti dall'"associazione dei soggetti" prima, durante e dopo il disegno stragista?


  • da quanto tempo l'"associazione dei soggetti" maturava l'elaborazione del disegno?


  • esistevano elementi che rimandavano ad una ipotesi di "staging"(messa in scena)?

a questo punto la task force avrebbe tentato di ricostruire il comportamento dell'"associazione dei soggetti" prestando particolare attenzione all'interazione tra questa e borsellino. in questa fase sarebbero entrate in gioco alcune regole generali come ad esempio:

-alcuni omicidi eccellenti (on.lima, ad esempio)
-falcone giovanni.
-rimpasti politici e giudiziari (il declino della vetusta dc e l'ascesa al potere di altre forze politiche).
-reinscenamenti politici.
ma tutto ciò non venne fatto.
e la strage si trasformò in una sporca faccenda ed alcuni elementi rimandarono ad un'ipotesi raffinata, tutta italiana, di "undoing" (tentativo di ridurre l'impatto emozionale del delitto): provenzano bernardo e riina salvatore.
da uno scenario di guerra ad uno "scenario di stato".

lo sporco affare: paolo borsellino, un italiano per bene.

SCHLEMIHL, di vitobenicio zingales


SCHLEMIHL


peter schlemihl, lo straordinario personaggio letterario creato da adalbert von chamisso nella prima metà dell'ottocento, cede la sua ombra al diavolo in cambio della "borsa della fortuna" la cui proprietà è quella di essere una fonte inesauribile di denaro. diventerà, dunque, ricchissimo ma, ad un prezzo molto elevato: il baratto con il maligno, la rinuncia alla propria ombra, fa di schlemihl un uomo bidimensionale incapace di affermare la propria tridimensionalità attraverso l'aderire alla terra per il tramite dell'ombra e, tragicamente, comincia a sentirsi diverso dagli altri.

schlemihl è un nome ebraico che significa "amato da Dio" ma, paradossalmente, viene usato per designare qualcuno che è stato colpito dalla sfortuna, un perdente, un disadattato che non riesce a trovare il proprio posto nel mondo.

l'effetto di fascinazione che ancora oggi questo racconto esercita sul lettore, è dovuto al potere evocativo dei contenuti, universalmente connaturati all'essere umano. il maligno, l'oscuro, il diverso da sè e l'ombra, con tutti i suoi molteplici significati, sono temi che ci ricordano quanto, in fondo, ciò che rifiutiamo, che neghiamo, che allontaniamo da noi perchè ne abbiamo timore o terrore, ci appartenga. disconoscere questa appartenenza, questo legame consustanziale tra corpo e "ombra", fa dell'uomo uno schlemihl, un uomo che perde il contatto con il suo inconscio e che è incapace di accettare il rapporto tra realtà e immaginazione, tra bene e male.

08 ottobre, 2009

“Baaria” tra sogno, memoria e poesia di Laura Lo Piparo e Piero Salerno


In Baaria ho rivisto la vita dei miei nonni, dei miei genitori, dei siciliani. Quei valori con cui nel bene e nel male siamo cresciuti e che oggi molto spesso perdiamo di vista. Questo film mi ha lasciato l’amarezza per quello che eravamo e per quello che siamo adesso, ma non un’amarezza fine a sé stessa, un’amarezza che fa riflettere, un’amarezza che deve spingerci a far sì che quel mondo dei nostri nonni, possa continuare a vivere nonostante il tempo, perché quello che conta non è certo l’aspetto attuale di Baaria e della Sicilia in generale, ma ciò che anima il cuore di ognuno di noi. Ecco che allora quest’amarezza si trasforma in speranza, nella speranza che quell’immenso tesoro di tradizioni, passioni, sofferenze, voglia di vivere che questo film ha cercato di farci esplorare possa ancora costituire per noi siciliani un bagaglio indispensabile nel viaggio della vita. La capacità di ridere mangiando un misero pasto come pane e cipolle, il sapersi divertire con poco, grazie ad una scorribanda in campagna alla ricerca di un pò di frutta, il valore della famiglia intesa non solo in senso stretto, ma come famiglia allargata (il paese era come una grande famiglia) cose in apparenza semplicissime che purtroppo non riusciamo più a fare! Basti pensare che sempre più spesso gli aspetti che ormai pervadono la vita di molti giovani sono la depressione e la noia. Crediamo di avere tutto e invece non abbiamo niente, i nostri nonni non avevano niente, ma avevano tutto!

Aldilà del fatto di essere baariota, vedere Baaria non ha suscitato in me solo sentimenti di nostalgia per i posti che conosco e che fanno parte della mia infanzia… Baaria va davvero oltre quei posti e parla di luoghi e di relazioni, in una parola della vita, ed offre molti spunti di riflessione su ciò che siamo stati, su ciò che siamo e su cosa possiamo essere… il filo conduttore di tutto è la passione… il coinvolgimento e l’intensità con cui ogni personaggio vive ogni momento. Attraverso un approccio poetico, Baaria è un voler scuotere una realtà siciliana che oggi si scorda del suo passato: ignora gli errori già commessi e ne continua a commettere di uguali… e dimentica la ricchezza del vivere con determinazione la scelta di un ideale e del condividere con gli altri un sogno. Una realtà, non solo siciliana, che rischia di perdere quei valori che ci fanno “umani”.
Penso che il film non abbia alcuna pretesa di rivelare chissà quali verità a noi sconosciute… è semplicemente poesia che entra dentro perché parla proprio di NOI e della nostra memoria… forse abbiamo animi pigri,"…abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi…la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà…pensiamo troppo e sentiamo poco…."(Charlie Chaplin in ‘Il Dittatore  ’, 1940) e di conseguenza non facciamo nulla… forse abbiamo bisogno di svegliarci ogni giorno, anche attraverso un film, di conoscere e di capire la realtà…per poter scegliere il nostro sogno e inseguirlo!


video charlie chaplin "il grande dittatore"

PROTOCOLLO NARCRON, di vitobenicio zingales. VI puntata.

24 dicembre 2011, milano.

Prima di caricare il letale beretta di precisione, andrea invocò l'onnipotente Dio e gli Angeli dei tre cori. si percosse il petto con la sinistra tre volte e per altrettante volte, con più partecipata emozione, si segnò con la destra. l'attesa parve provarlo, ma la fede nell'unico redentore Gesù Cristo diede al suo animo quegli impulsi di forza che, poco prima, aveva creduto persi. "questa è somma cristiana giustizia. io ne sono lo strumento liberante", sussurrò in quegli istanti alla sua mente, "la risoluzione va aldilà di ogni fine umano. semmai la storia ne parlerà", cominciò a respirare piano, "eleverà e tradurrà l'azione come l'agire di un essere superiore, qui voluto per la salvezza del mondo intero. Dio... Dio... guida la mia mano per esercitare la tua giustizia santa... "
silenzio. buio. solo il pulsare del suo cuore. trattenne il respiro e nel suo mirino apparve satana...
di quella minuscola nicchia, tra le tante del reparto cosmetici al secondo piano dell'emporio, in quelle lunghissime ore, il gesuita ne aveva fatto il proprio "cristico avamposto". sul palco più alto dello scaffale pose i quattro vangeli e sullo sgabello, alla sua destra, proprio sotto il lato più basso della fessura, lasciò che la Bibbia lo sorvegliasse nel buio e che i grani del suo prezioso rosario penzolassero dal sedile girevole.
quella notte dormì terribilmente poco. due ore, forse meno.
ma pregò ininterrottamente: da mezzanotte alle prime luci dell'alba.
quarantotto ore prima giunse l'anelato ordine. dopo i lunghi preparativi, i sopralluoghi, il rigido addestramento, le penitenze e i pedinamenti... finalmente l'attesa "chiamata". ebbe solo il tempo d'indossare il talare, d'afferrare il suo modesto viatico e di pentirsi per quell'onda d'orgoglio che subito dopo il superiore comando, sembrò maleficamente pervaderlo.
prelevata l'arma da una cassetta di sicurezza tra quelle mille anonime della deposito e cassa pontina della stazione termini, prese il primo tav da roma. l'innocua custodia, il talare del potente ordine e la Bibbia tra le mani, gli facilitarono il compito. speditamente, tra i flutti della consueta indifferenza, eluse perfino la sua lunga ombra. giunto a milano, ritirò dalla casella postale 440 dell'ufficio pt della stazione centrale il plico riservato. dopo aver letto le ulteriori e dettagliatissime informazioni, procedette con il più minuzioso dei sopralluoghi. nonostante il metro e novanta d'altezza, le sue potenti leve agirono con efficienza fra i tumulti e le folli resse, tra le urla metalliche dei treni e i vapori bluastri dalle banchise. nessuna sbavatura. nessuna emozione. nonostante la sua visibile umanità e la possanza che dal suo corpo erompeva... lui era il prescelto! e da quella appassionata e cinica moltitudine non alitò alcun sospetto. il "sito" era quello. bene. la galleria della "centrale" avrebbe dovuto trasformarsi, da lì a poco, nel più sacro dei templi della cristianità d'occidente. ottimo. in lui era la salvezza della romana chiesa e nella sua mano la potente legge del Dio onnisciente. da "giulio" ordinò un espresso. lo trangugiò in un sorso. pagò e da lì, affogando tra le spire della massa disciplinata, arrampicò tra le rampe dell'emporio. all'ora stabilita, dal suo contatto milanese, ebbe la chiave della nicchia numero 4 del secondo piano. lentamente, passo dopo passo, con la chiave in pugno, ascoltò i suoi respiri rifrangersi dentro l'anima. la chiave agì perfettamente la serratura e la porta spalancò ai suoi occhi. penetrò il buio e il ridondare della eco fra gli specchi avvolgenti la celletta. le mani al posto degli occhi, gli consentirono d'indovinare ogni nettezza e ognuna delle dimensioni là gelata dall'oscurità. pochi istanti e abituò il suo spirito al nero e allo spazio. chiuse gli occhi ingollando dalle narici quel tanto di memoria necessaria: dal cardinale al maledetto "documento", dal bene della santa chiesa agli oppositori del Gesù Risorto. schiuse la vista, congiunse le mani e, spalancando la Bibbia sull'Apocalisse di Giovanni, orò l'Angelo vendicatore. liberatosi alla fine da ogni interferenza umana, agì come se l'entità superiore, prima invocata, si fosse potentemente incorporata fra le sue oscurità. s'inginocchiò lentamente ai piedi del Libro spalancato e dall'astuccio, posto alla sua destra, trasse uno alla volta i pezzi del fucile. prima il calcio, la lunga canna e il silenziatore, poi il potente cannocchiale e le micidiali munizioni. ad occhi chiusi, ancora una volta genuflesso come a voler sacramentare quell'atto, e piano prese a comporre il beretta. avvitò, bloccò e caricò. le sue dita perfettamente addestrate agirono sulla fredda lega come le mani esperte della più abile tra le levatrici. appiccicato al suo respiro fece come acchiappare con le mani le sue lunghissime e muscolose membra: si levò da terra, prese il suo enorme corpo e lo tenne fermo per alcuni istanti nello scorrere del buio al centro del minuscolo spazio. dal respiro ai suoi svettanti muscoli, dai tendini al battito sordo del suo cuore, le mani penetrarono nelle carni fin dentro l'essenza di quello che, per comoda convenzione, egli amava definire come l'inviolabile stato del cosmo incosciente. qui sentì agire il connettersi di remote nebulose con l'intimità del suo sconosciuto sangue. si chiese se fosse Dio, ma alla divinità preferì se stesso... e si compiacque dell'agire delle dita fra alchimie così segrete. tutto là dentro era come immoto. senza alcuna naturale forma, ma anche oscillante come un mondo primordiale, lontano da ogni razionale riferimento a luci e a colori. fece fare ancora al respiro e ricordò che come quella levatrice, lui avrebbe dato alle folle in attesa il prodigio di una nuova vita. "non uccidere", avrebbe detto il Signore Dio Tuo, ma la questione era stata posta per impedire agli aneliti di satana di venire alla vita, dando così corso ad una sentenza solennemente emessa dai più umili fra i servi di Dio. lasciò che le mani allentassero la presa e che i suoi pensieri divincolassero dall'agire di quel sangue. le dita a rilento ricordarono di stringere la canna di una potente carabina e alla sua vista di possedere due occhi.
si sedette per terra e incrociando le gambe pose l'arma adagiandola ai suoi piedi. e aspettò. immobile. ritto come uno yoghi... sul labile proiettarsi dell'ombra.
tutto era pronto. ancora dodici ore. dal destino. dalla salvezza eterna.
dalla piccola fessura, quel "sacro" sipario gettante fra le volte della galleria, la prospettiva sprofondava aldilà dei cristalli della "centrale" fino ad incurvarsi tra le muscolose pareti del silente atrio attesa: la sala passeggeri ad oriente del grande portale della stazione. là, a circa duecento metri dalla sua postazione, erano cinque panchine. su una di esse, il mattino seguente, avrebbero preso posto i maligni avversari del Cristo Re.

04 ottobre, 2009

LE MANI RESTANO SULLA CITTA'

L'alluvione di Messina
Il sacco di Palermo
La frana di Agrigento
Napoli inghiotte e divora
Contro chi combattiamo? Con chi ci lamenteremo?

Elisabetta  Costantino

Fonti video: sicilia today e francesco rosi "le mani sulla città"

02 ottobre, 2009

Cosa vuol dire libertà di stampa di Roberto Saviano

Ecco in aggiunta, il link dell'intervento di Saviano alla manifestazione sulla libertà di stampa che si è tenuta a Roma:
http://tv.repubblica.it/dossier/10-domande/saviano-l-indifferenza-e-pericolosa/37594?video=&pagefrom=1
Posto un estratto di questo articolo pubblicato oggi su LaRepubblica.it.... che penso e credo di dover invitare a leggere per intero...
"MOLTI si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran. Ma oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento. Oggi, chiunque decida di prendere una posizione sa che potrà avere contro non un'opinione opposta, ma una campagna che mira al discredito totale di chi la esprime. E persino coloro che hanno firmato un appello per la libertà di informazione devono mettere in conto che già soltanto questo gesto potrebbe avere ripercussioni. Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni. Libertà di stampa significa libertà di non avere la vita distrutta, di non dover dare le dimissioni, di non veder da un giorno all'altro troncato un percorso professionale per un atto di parola, come è accaduto a Dino Boffo. Vorrei parlare apertamente con chi, riconoscendosi nel centrodestra, dirà: "Ma che volete? Che cosa vi mettete a sbraitare adesso, quando siete stati voi per primi ad aver trascinato lo scontro politico sul terreno delle faccende private erigendovi a giudici morali? Di cosa vi lamentate se ora vi trovate ripagati con la stessa moneta?". Infatti la questione non è morale. La responsabilità chiesta alle istituzioni non è la stessa che deve avere chi scrive, pone domande, fa il suo mestiere. Non si fanno domande in nome della propria superiorità morale. Si fanno domande in nome del proprio lavoro e della possibilità di interrogare la democrazia. Un giornalista rappresenta se stesso, un ministro rappresenta la Repubblica. La democrazia funziona nel momento in cui i ruoli di entrambi sono rispettati.



Per un giornalista, fare delle domande o formulare delle opinioni non è altro che la sua funzione e il suo diritto. Ma un cittadino che svolge il suo lavoro non può essere esposto al ricatto di vedere trascinata nel fango la propria vita privata. E una persona che pone delle domande, non può essere tacitata e denunciata per averle poste. Non è sulla scelta di come vive che un politico deve rispondere al proprio Paese. Però quando si hanno dei ruoli istituzionali, si diventa ricattabili, ed è su questo piano, sul piano delle garanzie per le azioni da compiere nel solo interesse dello Stato, che chi riveste una carica pubblica è chiamato a rendere conto della propria vita. In questi anni ho avuto molta solidarietà da persone di centrodestra. Oggi mi chiedo: ma davvero gli elettori di centrodestra possono volere tutto questo? Possono ritenere giusto non solo il rifiuto di rispondere a delle domande, ma l'incriminazione delle domande stesse? Possono sentirsi a proprio agio quando gli attacchi contro i loro avversari prendono le mosse da chi viene mandato a rovistare nella loro sfera privata? Possono non vedere come la lotta fra l'informazione e chi cerca di imbavagliarla, sia impari e scorretta anche sul piano dei rapporti di potere formale? Chi ha votato per l'attuale schieramento di governo considerandolo più vicino ai propri interessi o alle proprie convinzioni, può guardare con indifferenza o approvazione questa valanga che si abbatte sugli stessi meccanismi che rendono una democrazia funzionante? Non sente che si sta perdendo qualcosa? Il paese sta diventando cattivo. Il nemico è chi ti è a fianco, chi riesce a realizzarsi: qualunque forma di piccola carriera, minimo successo, persino un lavoro stabile, crea invidia. E questo perché quelli che erano diritti sono stati ridotti quasi sempre a privilegi. È di questo, di una realtà così priva di prospettive da generare un clima incarognito di conflittualità che dovremmo chiedere conto: non solo a chi governa ma a tutta la nostra classe politica. Però se qualsiasi voce che disturba la versione ufficiale per cui va tutto bene, non può alzarsi che a proprio rischio e pericolo, che garanzie abbiamo di poter mai affrontare i problemi veri dell'Italia? (...)"

Foto di Irving Penn

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