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15 novembre, 2012

le mie parole, di vitobenicio zingales

le mie parole
e me lo dicevi piano, tingendo a rosso il dio che la stanza ci portava a gocce. poi, legavi dietro le mani al tempo, riducendo gli scarti ai funerali delle mie cicatrici. e premevi, seme e slancio, annodando sangue al ricordo, lì amante, sul comodino. io guardavo i miei forse dilatarsi angeli, ma l'idea d'ali frantumava a pezzi sul bordo maschio d'ogni scusa. eri il mio posto, quell'affollarsi di arrivi indiscreti, e il mio ormai, quell'espandersi caldo di partenze lente.

eri le mie parole, quel tornare, proibito e incerto, al motivo unico delle vene.   

e me lo dicevi piano, orlando il bilico che l'imprudenza ci prometteva nostro. sul fiammare della fine, urlavi l'intenzione al più torbido dei miei alibi, sommandoti puttana alla pelle del mio supplicarti osceno. io guardavo i miei semmai crescersi eroi in ginocchio, ma quel dio mordeva orgasmi sul risalire femmina del buio ... e io morivo. eri il mio posto, quel rimescolarsi di ammissibili demoni, e il mio delitto, quel bastarsi possibile senza attenuanti.
eri il mio morire, quello sporgersi inesplicabile dal mosto della vita.
vbz
photo nikola borissov, saudade

25 ottobre, 2012

inesorabile, di vitobenicio zingales

inesorabile

diventavano notti le tue mani e il tempo si faceva sordo alle cose che sfioravi. mi chiedevo se eri tu ad essere più femmina del piacere e, smarrendo nel mio sudore, ti facevi saliva al buio che spiava. frugavi bocca ogni sorta di silenzio, risalendo le vertigini del mio viverti in ginocchio e se morivo curavi il fuoco di quell'esplodersi esecrabile. eri l'occorenza e l'abitudine, il frattempo del diavolo e il nonostante di quel dio inessenziale. chiedevi di mostrarmi senza pelle alla lama dei tuoi denti e, obbligandomi all'incoscienza, partorivo doglie all'anima che negavo. eri l'inesplicabile, l'inapplicabile, l'improcedibile vangelo ...
eri quel che le pietre amano sognare.
ingrossavano fiumi le tue vene e la terra si faceva pronta alla ferocia del tuo aratro. mi chiedevo se eri tu quel desiderabile delitto quell'inappagabile sanguinarti furia. torcevi ogni acqua, arrampicando le vertebre della mia gabbia e se crepavo ricucivi il vento al mio inesauribile volerti demone e possederti angelo.  chiedevi tutto alla mia croce: chiodi, peccato e sperma. eri l'inesorabile, l'inammissibile teorema, quel fango trascendente ...

eri quel che le pietre amano sognare.           

vbz

photo di nikola borissov, women

ci sono notti che non iniziano mai, di vitobenicio zingales

ci sono notti che non iniziano mai
è tempo di chiudere gli occhi alla notte. la pioggia fa più buio dell'umido silenzio ai vetri e ciò che resta alla lampada è solo una frontiera che gocciola penombre. fa così piano la casa nel nero che tutto il tempo si ferma tra andito e i miei occhi ... che da lì risalgono ricordi. e a rimestare nell'aceto degli errori è il guardiano del danno in sala che, tra lancette a parete, si ferma dentro i ricordi che da qui risalgono quegli occhi.
ci sono notti che non iniziano mai.
vbz
photo nikola borissov

19 ottobre, 2012

lei, di vitobenicio zingales

Lei

Fu calma.

Misurata, come il tempo a quell'ora.
Non pretese altro che non fosse necessario. Solo il tempo d'assaggiarsi allo specchio.

Trovò le sue ali in fondo al corridoio e dio ... con Lei di fianco.

vbz

photo nikola borissov

18 ottobre, 2012

furori, di vitobenicio zingales

furori

giungeva da quelle attese il pregio del comparare e nessuna cicatrice, escavata nel sangue, rimescolava così bene tra i segni di quel farsi appuntamento. era in quell'intendersi obliquo la loro perfetta pertinenza e nessun taglio, logorato in fondo, illuminava più di quel segnarsi a carne. la coscienza non aveva altra pelle da indossare e semmai il dubbio, in quel vivente tugurio, non v'era tempo per salvare dio. in quelle ore, erano più cose lì nell'aria di quelle accumulate dal mondo là fuori e per una più onorevole circostanza.

erano amanti.
vbz
photo, nikola borissov

14 ottobre, 2012

tiepide buste, di vitobenicio zingales

tiepide buste

io lo so il tuo mondo di lattice e di tiepide buste, quei primissimi piani di piccoli oltre sminuzzati tra fragili errori di sperma. io lo so il tuo manicomio di angeli alla buona, fatti di getti ciclostile  nella moglie dell'ennesimo, inutile adesso. io lo so il tuo mondo di cicatrici secche e di sangue poco imbottito. io lo so il tuo mondo di fallimenti umidi e di piccole bave ... di giorni mutilati da dita che smembrano in edizioni da ultima e risalgono salive di piccole furie. io lo so di cosa vivono le tue gravidanze asciutte e cosa partorisce il tuo stomaco di svincoli furtivi. io lo so quando mi visiti alla notte: sottosuoli ordinati in scaffali di voglie, tra misererabili intenzioni e corrotti pretesti. io le so quelle macerie di adipose promesse riordinate in mozziconi di giorni ulteriori.  
io lo so il tuo mondo di sotterranee coscienze, sanguinanti pruriti, per le tue mani avvolte in squame di vicoli neri.

vbz
photo, nikola borissov, venezia 

12 ottobre, 2012

lègami, di vitobenicio zingales

lègami.
prendeva da quel sangue il culmine d'ogni vena, riconoscendo al getto tutti gli istanti delle ali. e si faceva bocca, piano ... al dettaglio di quel mordere. assorbiva da quel pulsare l'adesso d'ogni colpo, attribuendo all'urlo tutte le colpe delle gocce. si faceva sporco vicolo nel generarsi dei capezzoli, infamando ogni angelo se tentavano uno slancio: e incendiava carne, lenta ... traducendo azzurro il mio inferno. Divorava fendente, l'inguine dei miei debiti, riconoscendo al delitto le cause del paradiso. E al cessare di quelle ali pretendeva il dio proibito, dissetando ancora l'acqua e il palato.  
lègami, diceva, e io, sangue, mi facevo pasto. 
vbz
photo, nikola borissov, women

08 ottobre, 2012

nel nome del dio, vitobenicio zingales

nel nome del dio
ti guardavo farti l'amore e afferrarti l'odore della vita dal mio pugno appeso all'anima. era che il sangue versava ciano a quel sangue e la terra impastava innesti di lama a quel denso. ti guardavo farti respiro e bere le mie mani dal dorso d'ogni parola. era che tenevi appese a quel cielo le uniche ali capaci vento e che il tuo ventre scatenava la fame di quel filo. trovavo che le tue caviglie sapessero più cose del fuoco urlato nel nome di un orgasmo e che i tendini allungassero possibili più del torbido tra i lacci degli amanti. ti chiedevo quanta vita poteva la vita, mi dicevi che morire non era mai abbastanza. era che il pane mordeva la tua bocca e il delitto sfamava l'inguine d'ogni peccato. ti guardavo farti l'amore e mescolarti sete al torrido della mia carne. era che la vita ti guardava appesa al fremere di quelle ali e tu filo puzzavi di farfalla.

era che dio possedeva il tuo nome.
vbz
photo di nikola borissov, saudade

06 ottobre, 2012

elegia a giuda, di vitobenicio zingales

elegia a giuda

carne della mia carne più di quanto non sappia una puttana, non resta altro seme che il tuo, miserabile amante: vieni a inchiodarmi dentro, io ti voglio.

impastami, divorami, tagliami ... sei tu che rosseggi peste, tu a legarmi al fango, tu a strisciarmi sangue, tu a riempirmi niente. vieni, la mia carne si fa indegno dio.
sono il tuo sporco tocco, il peccato che fa oro alla tua lingua esperta,
la navata di mezzo della tua bugiarda chiesa, il disordine del tuo adesso, la furia ai tuoi tiepidi ormai. ecco, seguimi e gonfiati: qui, da me, ogni turbamento è al sicuro e ogni ungere olezzo fa discreto. sono come tu mi vuoi: indegna e umida vita spalancata.
non temere e allacciati alla mia saliva: avrai la mia gola e bagnerò con quel denso, una ad una tutte le tue femmine cicatrici. fatti petto alla mia schiena e tenditi inguine al bere della mia voglia.

sarà la mia voce a riempire la tua voce e non avrai altro sangue fuori di me.

“perché tu sei e non avrai altro dio diverso da te”.

vbz

foto "saudade", di nikola borissov

04 ottobre, 2012

nail, di vitobenicio zingales

nail
sconsacrato cuore, facevi frantumi del mio altrove, leccandomi pasto fino al pane del sudore. velluto, gusciavi bestemmia e tornavi miracolo, incline com'eri a concedere misericordia al tanto è tardi di quei giorni senza muscoli.
pornografica meraviglia, eri imperfetta a dio, ma dal tuo palato ricevevo le ostie ladre degli amanti.

vbz

photo nikola borissov

03 ottobre, 2012

eyeliner, di vitobenicio zingales

eyeliner


di una cosa eri tremendamente certa e più la morte non avrebbe potuto nel farti bella. quel medesimo dire amore, ora e freddo, dal ventre femmina al mio inguine ancora pieno. un cielo di vento, mi dicevi, e nel malgrado la fine, di una cosa puoi star certa: la vita ha ancora i tuoi occhi.

ora che il vento si fa cielo.

vbz

photo nikola borissov

02 ottobre, 2012

cipria, di vitobenicio zingales

cipria

il pasto è servito, dicevi, e spalancavi il sangue alla serratura del mio inferno. al primo sorso, facevi come un morire di vetri, ma bastava uno slancio e il tuo inguine smarriva in quell'adesso di frangibili orgasmi. non occorreva che il tuo sudore urlasse piacere e serravi le unghie alle pelli del mio farmi bocca e letto. nel buio, piano, lasciavi che la cipria vestisse puttana e, tra gli scaffali del tuo ripeterti in ginocchio, indicavi per me l'inizio della vita. parlami, dicevano i tuoi occhi, e adoravi farti calice alle soste dei miei umidi pretesti, rilanciando la posta sul tavolo delle mie vene. guardami, mi urlavi lenta, e ti facevi inesauribile delitto e l'oltremodo induriva il latte ai tuoi capezzoli. e quando capivi l'ultimo sorso, scavavi alla sabbia la parte migliore del danno, stendendoti lingua sulle derive del mio darti maschio. era sempre domani sulla punta del regno e la coscienza imparava a disubbidire. e sul tuo farti serva e schiena, a me la vita non finiva mai.
il pasto è servito, dicevi. non c'era altro: quel cibo bastava e il mio inferno ti custodiva.

vbz

photo nikola borissov

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