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Carissimi bloggers, "D'impatto" non ha la pretesa d'essere uno di quei grandi e particolari contenitori che utilizzando parole pensieri e immagini, aspirano al tripudio della comunicazione, ma certamente ha la pretesa d'essere. E cosa "D'impatto" vuole essere? E cosa soprattutto pretende da se stesso? Semplice, "D'impatto" siete VOI. Sarà detonatore ed innesco, sorgente e delta, di un unico ed incolmabile tesoro:
il libero pensiero. VOI.

11 novembre 2009

"Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme”: liturgia di un gruppo di suddisti

Akkura_copertina libro Brucer ¦ la Vucciria (con il m io piano in fiamme)

Quando cantare la sicilianità diventa liturgia? Quando sei musici siciliani (palemmitani) si uniscono a cinque scrittori emergenti, per creare un prodotto artistico capace di addensare riconoscibilità attorno all’essere siciliani. Come si dice nel retro di copertina di questo interessantissimo mix di scrittura e musica: “(Palermo) è già meravigliosa così, non attende alcun futuro. A Palermo il futuro già ci fu”. Non si tratta quindi di ragionare ancora su chi siamo e chi non siamo…Di tracciare per l’ennesima volta un profilo antropologico…Ma di accettarsi, di prendere coscienza.

Ma io parlo essenzialmente come ascoltatrice e anzi mi sta scomodissimo ogni presunto ruolo di commentatrice e quindi: FIATO ALLA TROMBE E TROMBONI!!!!

L’unico possibile atteggiamento verso questo nuovo lavoro, “Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme”, è immergersi nell’indefinito di suoni, polveri, spezie che sanno di ventre, di intimo rapporto con la terra, di noi, suddisti, meridionali, ancestralmente abbarbicati a quel misto di delizia e disgusto che ci contraddistingue. Per dirla culinariamente, dal cannolo alla milza.

E via così, tra ballate sudamericane e canti popolari, tra voci psichedeliche che si ripetono all’infinito e il moderato incedere di un motivo che ti entra subito in testa. Viaggiamo con i nostri piedi a bordo di un transoceanico che gira attorno a Palermo e alla Sicilia, senza mai allontanarsene.

Il viaggio inizia oggi.

Edito da Flaccovio.

E ora alcune info più tecniche.

Tracce del nuovo album:

1)“Brucerò la Vuccirìa”: è l'atto d'amore del gruppo verso una della roccaforti del centro storico di Palermo, uno dei centri della sua rinascita. Qui il protagonista della canzone giura che piuttosto che cederla a chi vuole provare a cambiarla, preferisce incendiarla.

2) “Vicoli Vicoli”: tratto dall'omonimo libro dell'amica Alli Traina, ripercorre i vicoli, per l'appunto, dei quartieri storici della città.

3) “Kalsamex”: è un brano fortemente caratterizzato dalle sonorità messicane sporcate con strumenti elettrici, nel quale sfila il campionario umano del quartiere della Kalsa.

4) “Beddu Lupu”: attraverso la storia fantastica della tramutazione di un uomo in lupo, vuole evocare il sentimento di rivalsa del palermitano, tra la sacralità della fede cristiana, fortemente presente nella società siciliana, e il profano dell'ira metropolitana.

5) “Nico Il Gigante”: è un altro racconto fantastico. Il protagonista è Nico il gigante, che tranquillizza la popolazione, dichiarando di essere stato chiamato a salvare la città. Anche questa è un'allusione alle speranze dei palermitani affinché arrivi qualcosa o qualcuno a salvarli.

6) “Attore meridionale”: con un atmosfera musicale rilassata e vagamente sudamericana, racconta lo stereotipo della figura del giovane attore.

7) “Benefattore”: l'andamento della canzone ricorda quello dei cabaret anni ‘30. Qui parlano i muratori, costantemente sui tetti degli storici palazzi del centro storico sui quali lavorano da anni, e i nullafacenti, quelli che aspettano il lavoro ("che manca sempre") da un non meglio identificato "salvatore della patria".

8) “Chiedolo a Nick Cave”: cosa succede quando si chiede ad un pittore cieco, a Nick Cave se è possibile che nevichi a Palermo.

9) “Diquembra”:il pezzo più tribale e ancestrale del disco. Partendo da un'atmosfera musicale del profondo sud si evolve verso una danza scaramantica.

10) “Sabbie immoboli”: è su queste sabbie mobili noi resteremo immobili" è il verso principale della canzone che vuole essere quella dell'orgoglio palermitano. Sulle sabbie mobili (la Palermo che inghiotte i suoi abitanti) noi resteremo immobili, ma questa volta non si verrà inghiottiti.

Gruppo musicale (band da crociera): gli Akkura sono Riccardo Serradifalco (Voce, chitarra), Sergio Serradifalco (Contrabasso, cori), Salvo Compagno (Percussioni, cori), Fabio Finocchio (Batteria), Marco Terzo (Trombone) e Claudio Montalto (Tromba)www.myspace.com/akkura

Etichetta musicale: Malintenti Dischi _  www.malintenti.it  www.myspace.com/malintentidischi

Produzione: Moreno Veloso (figlio di Caetano) e Domenico Lancellotti, due figure di spicco della nuova musica brasiliana e mondiale

Scrittori coinvolti nel progetto: Dario Tosini, Andrea Gullotta, Alli Traina, Cesare Basile, Davide Enia

Grafica del progetto editoriale: Selgio Algozzini


08 novembre 2009

Irgendwann fällt jede Mauer (alla fine ogni muro cade)



Io avevo pochi anni.
Troppo pochi per capire, ma ugualmente mi ricordo di quel buffo uomo con una macchia in testa che fu protagonista del suo tempo e inaugurò un nuovo tempo.
Era il mio tempo delle domande assurde..."quando il bambino era bambino".
Il tempo del mondo non è il tuo tempo.
Ora rivedo quelle immagini, quei suoni a distanza di 20 anni.
Alla fine ogni muro cade.
E' caduto anche quello di Berlino: 106 km di cemento alto poco più di tre metri che ha diviso anime, corpi, vite.
Due Germanie, due nazioni, due mondi, due poli.
Nel bipolarismo del secolo breve si sono consumate la paure di non poter vedere nascere un nuovo secolo.
Ma l'uomo è andato oltre.
Oltre quel muro.
Gli occhi si rigano di lacrime.
Nuovi e più pesanti muri si sono issati.
Forse ci hanno tolto la memoria.
Forse siamo vittime di un'amnesia senza tempo e senza fine.
Non abbiamo imparato dagli errori. Ne abbiamo mistificato le conseguenze.
Alla fine ogni muro cade.
Alla fine ogni muro può risorgere?



04 novembre 2009

"Campagne..."

Spunti dal web...Non voglio scrivere molto. Oggi mi hanno colpito queste due immagini: due testimonianze visive di due "campagne" diverse...Campagna di idee europea e campagna pubblicitaria della provincia di Bolzano...







03 novembre 2009

DAL PENTAGONO ALLA CARNE DI PORCO. INFLUENZA H1 N1. ROCHE E GILEAD.


DAL PENTAGONO ALLA CARNE DI PORCO.

a cura di vitobenicio zingales

L'epidemia d'influenza suina A (H1N1) esplosa in messico ha dei responsabili e non più occulti: il primo nome è quello dell'azienda statunitense smithfield foods inc., la produttrice di carne suina più importante del mondo. alcune indagini fanno risalire ai giganteschi allevamenti di maiali di questa multinazionale situati nei pressi del paesino messicano di la gloria l'origine del nuovo flagello. sebbene la smithfield foods neghi qualunque relazione tra i suoi impianti e la ricomparsa di un focolaio dell'epidemia proprio alle porte dei suoi allevamenti, un recente comunicato di "grain" sembra confermarlo. gli esperti di quest'organizzazione non governativa segnalano che l'aumento su grande scala di allevamenti industriali ha creato le condizioni perfette per la nascita e la diffusione di nuove forme di influenza molto virulenta. tali impianti zootecnici sono delle bombe ad orologeria pronte a scatenare epidemie mondiali. già nel 2006 alcuni ricercatori dell'istituto nazionale della sanità degli stati uniti avevano dichiarato: "l'enorme concentrazione di animali ammassati in spazi ristretti facilita la trasmissione e la miscela del virus".
tre anni prima, nel marzo del 2003, la rivista science aveva avvertito che l'influenza suina si stava evolvendo rapidamente a causa dell'aumento delle dimensioni degli allevamenti industriali e dell'uso massiccio di antibiotici e vaccini. i virologi mettevano in guardia messico e usa dal pericoloso cocktail virologico che stava per comparire.
il dott. c. olsen, virologo molecolare alla facoltà di veterinaria dell'università del wisconsin, a madison, si era spinto a profetizzare: "ora dobbiamo cercare in messico l'allevamento dove scoppierà la prossima pandemia".
gigante produttrice di carne suina, smithfield foods inc. è una delle maggiori imprese agroalimentari del pianeta e la numero uno della carne del maiale. la sede è nella città di smithfield, virginia, e possiede filiali in nove paesi. in spagna controlla il 24% del capitale di campofrio, l'azienda spagnola leader nella produzione di carne suina. campofrio si è fusa nel giugno 2008 con la filiale europea smithfield holdings del gigante nordamericano per formare una nuova azienda: group campofrio.
con un giro d'affari di quasi dodici milioni di dollari, smithfield foods è la terza azienda statunitense nella produzione alimentare, dopo archer daniels midland e tyson foods. rifornisce i fast food MC DONALD'S e SUBWAY, ed è stata spesso di inquinare acqua, suolo ed aria.
per evitare le accuse, smithfield foods ha trasferito parte dei suoi allevamenti in paesi come messico, romania e polonia, dove le leggi a protezione dell'ambiente sono più permissive o inesistenti, e dove qualche politico è più disposto a farsi corrompere. grazie all'accordo di libero commercio tra messico, usa e canada, e la complicità di politici locali, ora non ha più di che preoccuparsi per le sue violazioni in materia ambientale.
l'oms ha avvertito che il nuovo virus può mutare e diventare molto più forte, tanto da causare un'epidemia che potrebbe fare il giro del mondo, fino a tre volte in ondate successive.
nell'emisfero australe ora comincia il periodo abituale dell'influenza, e il virus potrebbe essere contrastato con gli antivirali (il TAMIFLU) e mutare, per tornare all'emisfero boreale in ottobre molto più forte di prima, come capitò con la terribile "influenza spagnola" del 1918.
per proteggere i cittadini, i governi stanno acquistando ingenti quantità di TAMIFLU (oseltamivir), uno dei pochi rimedi efficace per combattere il virus mutato H1N1, e raccomandato dall'oms. scoperto dall'azienda farmaceutica GILEAD SCIENCES Inc., la cui sede si trova a foster city, california. GILEAD ha ceduto i diritti di fabbricazione commercializzazione alla multinazionale svizzera ROCHE, e quest'ultima ottiene il 22% dei suoi profitti dalla vendita di TAMIFLU.
DONALD RUMSFELD, l'ex segretario della difesa del presidente george w.bush ed uno dei principali istigatori dell'invasione dell'irak, è stato presidente de GILEAD SCIENCES inc. dal dicembre del 1997 fino a quando si è incaricato del pentagono nel 2001, e ancora conserva un'importante quota di azioni di quell'azienda.
una delleprime azioni di RUMSFELD al governo, fu rendere obbligatorio l'uso del TAMIFLU nelle forze armate. i profitti di ROCHE e GILEAD - e anche quelli personali di DONALD RUMSFELD - salirono così alle stelle. le azioni dell'azienda furono anche beneficiate in borsa a partire dal 2003, quando è scoppiata in asia la minaccia di epidemie H5N1 dell'inflenza aviaria.
la principale responsabilità di questa grave minaccia sanitaria risiede nell'industrializzazione delirante della produzione zootecnica. il sistema dell'allevamento intensivo ha trasformato radicalmente il settore. oggi somiglia di più all'industria petrolchimica che all'azienda famigliare ancora ancora descritta dai manuali scolastici.
in spagna attualmente ci sono 25 milioni di maiali (più di mezzo maiale per abitante)... il 92% dei quali in allevamenti intensivi simili alla messicana granjas di la gloria.
in poco tempo si è passati dalle porcilaie casalinghe ad inferni concentrazionari in cui vivono, in mezzo alla sozzura e in un calore asfissiante, decine di migliaia di animali che si scambiano virus patogeni con intensità.
questo tipo di allevamento intensivo e produttivista, che disanimalizza l'animale e lo considera come un mero "prodotto industriale", un semplice "materiale" che fornisce carne e profitti, è il colpevole della pandemia in corso.
quando per gli eccessi di imprenditori insensati questo modello depravato viene spinto all'estremo e scoppia, il disastro sanitario ci minaccia tutti.

fonte: ignacio ramonet. le monde diplomatique.

02 novembre 2009

Stefano Cucchi. Reminiscenze cristiche. di punta, di taglio e di tacco.di vitobenicio zingales


L'INNESCO. L'INGAGGIO.
IL MASSACRO.
Di sera viene meglio. nel nero. con le cose che colano dal buio. in quattro. perfetti. in tiro. gli piace fare le cose per bene. nessuna cazzata. di fino e in campana. nell'ombra. che si confondono col petrolio catrame. la savana è dura e le bestie sono tante. placca e matricola: il meglio turno è la "zero-zero sei". automontata e i "dodici" in spalla. si pigliano al solito posto, "allo sparviero". un bar del cazzo. uno di quelli che manco crepati. all'angolo, che dopo c'è il solito niente in vena. più di quanto possa fare periferia, cemento e cristallo. è li che sipigliano. alla sera, con l'umido che t'impalla il cervello o con l'afa che ti stritola le palle. è da lì che smarcano il servizio. in poche ore, e segnano il brogliaccio. e a mente lo dividono a zone... il piacere. del rione ne governano tanfi e zaffate, alzandosi puttane e magnaccia, stronzi, tossici e sclerati di cranio. vanno a caccia della solita merda. da quell'ora, evitando di farsi la croce e fottendo nel carrello l'eventuale calibro da mettere in sagoma. vanno a caccia della solita merda. dalle "zero-zero" è il turno loro. e tutto il resto, dall'altra parte del mondo, può andare a puttane. si sono fatti un nome. e da qualche tempo, tra mala e ruffiani, un peso ce l'hanno. schizzo dopo schizzo, goccia dopo goccia... "blackred" è il nome che c'hanno appioppato.
in quattro. perfetti. in tiro. battono la strada, fra condom e spade, alla cerca di fango. spaccia, tossici e trans sono i loro meglio clienti. sanno da quali fogne pescare e da che ora gli stonzi risalgono a galla. hanno pazienza. e aspettano. non temono la notte. e aspettano. quando ne beccano uno, fanno come scopare. è come se cercassero quel limite aldilà del quale si diventa animali. la chiamano bellezza. e se dipendesse da loro ordinerebbero a Dio di mettersi da parte. o in fila, magari. nel turno loro non è difficile. al sabato, però, fanno il culo perfino alla morte. sanno dove cercare. sanno come e a quale porta bussare. hanno imparato la tattica e la tecnica. il pretesto, il ricatto e l'innesco. sanno quali parole usare e da quale parte dell'anima è conveniente iniziare. assalto a sorpresa. innesco e pestaggio. veloci. di punta, di taglio e di tacco. a cazzotti o di lama. e fa male. e brucia. se in strada incrociano un gruppo c'è sempre il signor calibro 9 a sistemare il cazzo di un bordello. ma col gruppo, se c'hanno lo storto dentro, tutto può andare a puttane e se smazzano male sono loro ad averlo in quel posto. col tempo si sono fatti furbi e gli stronzi che beccano li fottono uno alla volta. la pelle è loro. ci tengono alla carriera e a fare bella figura. quattro a uno: questione di numeri.
il film è sempre lo stesso.
schizzo dopo schizzo.
e con Dio che mettono da parte.
placca e matricola. tesserino alla mano e inizia l'inferno al rione. alla fine, in faccia, tra fegato, stomaco e fianchi, sono i segni evidenti lasciati dallo stato.
appaiono dal nero. come dal nulla. evitando casini. nessun lampeggiante. nessuna sirena. dentro al più veloce taglio di lama. solo una sgommata e gli stop dell'alfa.
poi è il silenzio. brividi. freddo. soprattutto paura. fra le tre e le quattro, alle spalle d'ogni cosa che fa giusta una luce. colla città di fianco e tutto il resto profondamente in coma. nel ghiaccio.
il tipo è da solo. sul dorso di una panchina. in terra o in piedi non conta. sul cofano di una macchina, in fondo ad un vicolo o dentro al lento clistere di una piazza. due da dietro e due in faccia.

- buonasera! problemi?
- no, no... grazie, nessun problema...
- frocio o tossico?

L'INNESCO

- ma dico: siete impazziti?

L'INGAGGIO

- contro al muro allora!!
- ma che cazzo... non mi mettete le mani addosso... stronzi!!

ed è fatta. ed inizia

IL MASSACRO

non ci sono santi. è solo sangue e cobalto, cemento e cristallo.
lo scopano a sangue. e gli cercano l'anima.
di taglio, di punta e di tacco.
di solito è un cazzotto. in faccia e tra i denti. fa male. ma ai quattro non basta. e sono calci. tutti in sagoma. a mestiere. di fino. di solito è la milza a spappolarsi all'istante. poi sono le mandibole, i testicoli e il naso. se va bene sono trenta giorni. di prognosi e silenzio.

- no... no... dottore... sono solo caduto dalle scale.

placca e matricola.
due secchiate di fango e sul parabrezza è solo quello stronzo di un cielo.
silenzio. azione. si gira.
di scena le solite ragioni di stato.

a stefano. fin quando non verrà fatta giustizia.

01 novembre 2009

Parnassus (L'uomo che voleva ingannare il diavolo)

The imaginarium of Doctor Parnassus, questo il titolo originale in english...(molto più azzeccato e aderente al film) è una botta di acido che coinvolge cristallino, cervello e cuore.
Bisogna essere pronti ad dilatare le proprie pupille per far entrare più colori di quanto sia possibile immaginare e più fantasia di parnassus quanta la mente possa concepirne. Non ci sono regole nei film di Terry Gilliam. L'unica forse è pretendere di non capire.
Un uomo prova a scommetere con il diavolo, un altro più giovane di lui continua a beffarlo da una vita. E in mezzo il diavolo.
In mezzo tra bene e un male che forse gli è superiore. Un diavolo smarrito di fronte ad un'astuzia umana che si è fatta cattiveria.
Tony Sheperd è l'uomo da i 4 volti, Heat Ledger sostituito poi da Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. La sua multiforme immagine è specchio della sua multiforme natura...Una natura capace di ingannare anche il diavolo.
Gilliam attraverso pasticche colorate degne di Alice nel Paese delle Meraviglie e frasi come "Daresti un prezzo ai tuoi sogni?" ci porta inconsapevolmente alla tragica e per niente consolante verità che vede un'umanità deprecabile coinvolta nei più biechi risvolti dell'anima. L'immaginario si è fatto INCUBO.
Forse non siamo più buoni neanche per il diavolo.
E così tra nani, donne cannone e sacchettini firmati...salto ai giorni nostri. Ai tanti immaginari chiusi dentro lo specchio della quotidianità:

  • le ferite di CUCCHI....schiena maciullata....37 kg di uomo

  • l'assassassinio a Napoli con donna che scavalca il cadavere

  • la tragedia di Peshawar

il nostro immaginario
Ma come dice Tony...nel film...forse il nostro motto è diventato: NULLA è PER SEMPRE, NEANCHE LA MORTE.

27 ottobre 2009

Protocollo Narcron, "Io Sono. Il Segreto". VIII puntata. di vitobenicio zingales


Protocollo Narcron, "Io Sono. Il Segreto.", VIII puntata.

- per quanto saranno potuti risaltare arditi i nostri argomenti non potranno mai avvincere come questi impareggiabli tournedos... Mariano: come sempre la vostra arte non teme confronti.

mi piace osservarli. i loro affilati sguardi hanno colmato in quegli anni la mia superbia. il ritmo melodioso delle loro mandibole è stata musica sublime per la mia avidità e l'ottusità dei sensi.

assaporano prima, tra lingua e saliva; fracassano dopo, tra immaturi incisivi e impreparati molari. deglutiscono, alla fine. mandarono Maria in fondo agli abissi epigastrici con straordinaria e compartecipata voracità. ne assaggiarono dapprima l'intima bontà tentando di spingere le proprie raffinate papille a ricordare dove avessero incontrato cibo così buono. ma invano. l'antica memoria non era in loro possesso. dopo i primi bocconi si lasciarono andare... e i denti lavorarono per permettere al palato di registrare il trionfo di quell'amore traboccante. e ne venne fuori il "dubbio". ma non compresero le tenebre.
la corposa personalità del vernaccia alla fine ne inferì la raffinatezza, ma senza sovrapporsi a quell'occulto segreto.

- la mia, cari amici, è un'arte semplice. è la natura a provvedere... io ne arricchisco solo la già potente architettura, l'intraducibile quid. basta solo attenersi alle regole fondamentali... la fantasia fa il resto. con un pò d'inventiva lasci stupefatto il più esigente dei palati. ho cucinato per il vostro piacere e voi, come sempre, me ne restituite, immeritatamente, la misura. ma credetemi... è solo un pezzo di carne... buona... che l'onnipotente Dio mi ha concesso di trovare... dal mio solito macellaio... -

li trovai impreparati a soverchiarsi nel dubbio. la Parola di Dio squadernò solo per un istante i loro cauti pensieri. i manufatti della logica avrebbero resistito a quell'impatto soltanto per non vedersi attribuire da alcuno, là anche non visibilmente percepito, un compito così incommensurabilmente grande.

- siete troppo modesto. anche oggi, e penso di poter parlare a nome di tutti, questo semplice "pezzo di carne" è riuscito a stupirci ed in abbundantia. il miracolo è sotto gli occhi di tutti: un semplice ordito di carne che, lasciatemi passare l'eufemismo, svela una perfetta trama. le nostre sono soltanto parole, ardimentose, sicuramente... eppure, nonostante tentino, non riesono a produrre... bellezza! -

sentivo la pelle aprirsi e il sangue arrampicarsi su per la ferita, ma di buco in buco, dalle radici su fino al capo. ero combattuto. tra ciò che ero e la sgorgante anima che lentamente s'illuminava nel sangue. i miei ospiti da una parte e Rebecca agli antipodi del Tempio. le intuizioni di quei giorni e l'erompere di quelle occulte Forze. il male che vibrava nelle forme perfettamente e sensibilmente là addensate, tra viventi archetipi e un gigantesco diorama; il bene che pervadeva ogni oscillazione di luce là perfettamente, ma insensibilmente palpitante.

- mi confondete. perfezione è bellezza senza forma. in fondo sono solo fettine di carne... ben presentate ed accuratamente cucinate... perfettamente visibili e fruibili, meccanicamente certe, null'altro. la bellezza a cui fa riferimento oggi ilmio rimpianto è di un'altra e ben superiore specie... e la sua origine si perde nella notte dei tempi. io non ho più tempo per rettificare il tiro e adoperarmi fra le spire del rimorso, ma credetemi ho giusto il tempo per affievolirmi nel pentimento. e adesso se volete... scusarmi... -

sarebbe stata l'ultima volta con i miei amici. ancora pochi istanti e li avrei congedati. dallo squarcio profondo fra inguine e ventre cominciò a debordare copiosamente il mio prezioso sangue. già fantasticavo sul mio doppio e sulla luce della sua soglia superata. più in là se ne avesse compreso il senso sarebbe stata la volta del Grande Guardiano.
lentamente mi trascinai verso la camera di rebecca e là una prima goccia di sangue toccò terra. da qui, dagli scuri aggrappati alle rotonde aperture, scrutai di sotto. le schiere armate stazionavano a poche decine di metri dalla soglia del Tempio. il capitano raab manovrava vorticosamente su quel pezzetto di marciapiedi, sbattendo i calzari per terra e minacciando i suoi pretoriani col pugnale sguainato. sorrisi. la ferita al ventre bruciava come oro fuso. cominciavo a morire. avevo freddo. pochi passi abrancato alle sue braccia e al suo solenne silenzio ed in pochi istanti indovinammo la penombra dello studio. presi goffamente la chesterfield e dal basso della scrivania levai il segreto cofanetto ed una copia del Quinto Vangelo in lingua originale. con il tiepido clamore che si deve ai condannati a morte nell'ora del supplizio, rebecca alitò uno di quei compassionevoli sospiri. venne vicino, in ginocchio... ai miei piedi. le carezzai le guance e i capelli con le mie tanto opinabili lacrime. mi issò dalla poltrona. mi spogliò dalla tunica "facendomi" nudo. mi pose in terra sul freddo pavimento... la terra di Maria. delicatamente, su per i bracci di un immaginario Legno. E Io nell'ardimentoso variare di quell'ascendente silenzio supplicandola fino alla fine di rimanermi vicino. il suo artefice in quel momento le viveva da Padre. come le rare piogge sulle torride scherme del deserto per derimere l'atonia delle dune, ora, alla fine, cercavo rifugio nell'abbondanza sprecata del mio essere Uomo. se era tardi per tentare di trovare in me almeno uno dei veri pochi ricordi, con prudenza mi abbandonai alla consolatoria speranza del futuro che ero certo avrebbe riempito gli ultimi istanti della mia vita e con l'illusione che il tempo là sospeso avrebe risolto la disputa tra il mio finire e l'eternità.
sorrisi... immaginando l'ultima tra le gocce dell'"Io" riverberarsi ai piedi di un grande pellicano fra le punte anelanti di una Squadra e di un Compasso.
la fase finale del Protocollo Narcron da quel cruciale evento ebbe inizio dalla mia fine.

- perdonami... -

e palesando l'Uomo nel Segno della Croce ...

- NON ABBANDONATEMI!! -
nudo fuggii e lentamente mi trasferii in lei...

Rebecca piano assorbì con un panno il sangue dalla tunica dorata effiggiante la Santa Potente Materia, prese da terra il Quinto Vangelo e sforzandosi di non credere alle lacrime richiuse lo sportello del piccolo inceneritore. una sferzata di nube iodiofosfogenealcalina, sfuggendo agli sfiatatoi dell'atanor in ghisa, librò tra gli angusti spazi del gabinetto alchemico del Grande Padre.
quando la Donna tornò ai gentili ospiti del filosofo dio perchè tutti insieme liberassero finalmente gli spazi del Tempio, il futuro ebbe il tempo di cogitare sulla disputa appena inferta tra gli attori in questione.sanato il controverso dilemma le divinità imposero a quella sospensione di tempo di ricominciare ad annichilirsi nel grande magma del "quadrante" tra le perfette elissi di una bellezza senza forma.
e al mondo giunse un nuovo preparatore e un nuovo portatore sopraggiunse dalle superiori glorie.

- amato Mariano... sicuro di stare bene?
- più che certo... IO SONO.

dall'altra parte del mondo un ghigno pauroso offuscò il già fosco crepuscolo di londa. dalle sette fiale radianti soltanto tre avrebbero continuato, "probabilmente", ad agire il mondo.


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ogni riferimento a fatti, persone e cicostanze è puramente casuale. il testo è frutto della fantasia dell'autore.




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