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Carissimi bloggers, "D'impatto" non ha la pretesa d'essere uno di quei grandi e particolari contenitori che utilizzando parole pensieri e immagini, aspirano al tripudio della comunicazione, ma certamente ha la pretesa d'essere. E cosa "D'impatto" vuole essere? E cosa soprattutto pretende da se stesso? Semplice, "D'impatto" siete VOI. Sarà detonatore ed innesco, sorgente e delta, di un unico ed incolmabile tesoro:
il libero pensiero. VOI.

20 novembre 2009

7 barra 49 trattino 4. nuovo giunto. detenuto stefano cucchi.


Ebbi solo la forza di guardare in silenzio il mio dolore....

Il primo mi giunse da chissà quale parte del mondo. improvviso. vigliacco e infame. lo mise dentro cattivo. una specie di pietra che ti piove addosso dal cielo. il cazzotto mi aprì lo zigomo. quello destro. poco sotto l'occhio, ma vicino abbastanza il terrore. durò un istante. molto più dell'inferno. ebbi solo la forza di guardare in silenzio il mio dolore. poi venne la tempesta.
erano in tre. un esercito. in nero. con le mostrine. la placca e le calibro nove tra inguine e palle. avrebbero dovuto leggermi i miei diritti, ebbi soltanto il dovere d'andarmene in silenzio. avrei preferito un colpo di pistola in bocca e chiudere la partita, come si fa anche con l'ultimo pezzo di merda al mondo. all'istante. e schiatti. invece mi fecero il culo come alle peggio ghanesi che battono la strada. ridendo e sputandomi in faccia.
erano cattivi. i più cattivi, forse. cani affamati di sangue e di chissà cos'altro ancora. forse di "quei tanfi" che arrivano dopo i cazzotti o di quelle umide zaffate che rilasci, giù per le mutande, dopo i colpi tra le vene del fegato.
erano cattivi. indossavano una divisa. con tanto di matricola e i distintivi dello stato.
il primo cazzotto fu il più duro, fra quei cento che riuscirono a mettere dentro. pensavo di non meritarlo, eppure me lo stamparono in faccia come la più infame tra le pugnalate alle spalle. e quella fa male. e brucia. ma dentro.
cercavano un pretesto, ma trovarono la morte.
di punta. di taglio. e di tacco.
l'innesco. l'ingaggio. e il massacro.
e io, tra loro, con tutta la mia vita addosso. ma non gli sarebbe bastata. la presero, con tutto quello che ancora c'era dentro. avrebbero potuto sfamarsi coi primi cazzotti in faccia e invece da me pretesero qualcosa che non è possibile concedere: volevano la mia anima, volevano la mia dignità.
mi presero soltanto la vita.
sessanta chili scarsi, fra intestini, femori e cranio.
ho imparato molto dalla loro furia. dalla loro infamia. ho imparato molto dalla loro sete bestiale. dai loro avidi lamenti. ora so che ad un uomo puoi togliere, negare o spezzare la vita, ma nonostante lo strazio e il dolore, per il fegato spappolato o per i denti e gli sfinteri in frantumi, tu a quell'Uomo null'altro puoi togliere se, fino all'ultimo respiro, in quell'Uomo batte forte il senso vero della libertà. e io, fino all'ultimo pulsare del sangue in vena, sono stato libero: di sognare, di non gridare e di ricordare. e se si è liberi, si è degni di vivere nonostante lo schifo che ti obbligano ad ingoiare.

il secondo cazzotto fu più violento del primo.
alla nuca. da dietro. quando ancora, piegato in due, era la nebbia per il primo pugno in faccia.


Notte di mamma: eleganza pitoresque

Non avevo mai sentito i Don Settimo. Escono oggi con il loro secondo album: “Notte di mamma”.

Poche etichette possibili. Il padiglione auricolare ancora si interroga. Si ha come la sensazione di aver aperto il VASO DI PANDORA, scatenando un immaginario articolato di suoni disarticolati che per magia si ricompongono.

Sono timorosa, tra la prima traccia e la seconda traccia (Totò che visse due volte), vivo la suggestione di un viaggio alla Italo Calvino. Le parole si legano, ma in modo incomprensibile. Non puoi capire a volo. Non devi. Sei in volo. Alla nona traccia capsci che il viaggio c’è stato. La narrazione è avvenuta.

Ci si lascia accarezzare ruvidamente dagli accenti e dalle storpiature della voce principale, solista, narrante. Canzone-teatro. Gusti i suoni e combatti tra stimoli onirici: c’è dentro il migliore Dario Fo, Modugno (pigghialo, pigghialo, piagghialo…), il Sergio Leone dei tempi d’oro, ma soprattutto il miracolo. Che i fratelli Serradifalco…nelle molteplici formazioni si siano trasformati nei fratelli Cohen???

Secondo me sì.

E allora a bordo della slitta con un manipolo di comunisti. Su un ghiacciaio. Nel Gran Canion. Nelle langhe. A casa del padrino Salvo Compagno.

L’eleganza scomposta di questo album non può che agitare. Inquietare di sana inquietudine.

E io non so resistere…Sono “Viziosa”…

Donsettimo - notte di mamma

E ora alcune info tecniche…Impottantissime…

Track list con breve spiegazione dei contenuti:

1) “Viziosa”: E’ uno dei brani chiave del disco. E’ il racconto di due fratelli, il caparbio e il puro, davanti alla quale si rivelerà poi la madre, viziosa. Il brano conclude con "sono io, mamma", la rivelazione, che riprende il titolo del disco "Notte di mamma".

2) “(Il vangelo di) Totò”: Un siciliano ed un musulmano si sfidano per conquistare Grace Kelly (nella canzone viene pronunciata con accento arabo "Grace Kali"). La spunterà il siciliano. Allegoria dei nostri tempi.

3) “O sceriffo”: Racconto della provincia italiana, con le tipiche figure, un padre (sceriffo) che difende la figlia dalle insidie del forestiero.

4) “La sera prima”: Luoghi lontani, uno per ogni strofa della canzone, racconta dell'uomo in fuga, dal confronto, dalle radici.

5) “Padrino Compagno”: L'omaggio a Salvo Compagno, percussionista del disco, amico fraterno, nonchè "Padrino di Cresima di Donsettimo"

6) “Comunisti sulla slitta”: La storia "apocalittica" di una compagine di comunisti in fuga dagli arabi, la cui unica salvezza rimasta è un prete che, a sua volta, per salvarli chiede loro di abbracciare la fede. Sullo sfondo gli americani, sempre in agguato, ma "canzonati" come avviene nel coro con finte parole americane nel ritornello.

7) “Langhe”: E’ un brano di solitudine. Le langhe. Teatro di tante vicende, storiche e romanzate, sono viste come un luogo visionario. Perciò, può anche considerarsi un epilogo del brano precedente, uno dei comunisti che si è perso.

8) “Urlo dei cani muti”: In "Atlantide", la poetessa Wistawa Szymborska lascia tutto nel dubbio, partendo proprio dalla dubbia esistenza della città di Atlantide, appunto. Qui, invece, si afferma quello che forse non si dovrebbe, come i cani muti che urlano, donne che radono la barba ma che alla fine si rivelano molto sensibili.

9) “Nu cielo”: E’ il ritorno alla madre, e la donna canta una ninna nanna. E il bambino (qui ormai vecchio), la cerca nel luogo della pace ancestrale, nel cielo. Il cerchio si è chiuso.

Componenti della band: i Don Settimo sono Settimo Serradifalco, Riccardo Serradifalco, Salvo Compagno, Daniele Tesauro, Dr Robert _ http://www.myspace.com/donsettimo

Produzione artistica album: Cesare Basile

Etichetta musicale: Malintenti Dischi_ www.malintenti.it _ www.myspace.com/malintentidischi

Distribuzione: Jestrai

E infine, UDITE UDITE… I Don Settimo presenteranno il loro nuovo album presso la Feltrinelli, via Cavour 133. Il 25 Novembre alle ore 18…Accorrete (prima che arrivi la grande crisi).


17 novembre 2009

Caro Signor Presidente, con tutto il dovuto rispetto, ma cosa nostra... di vitobenicio zingales


"Che ci si schieri a destra o a sinistra, quello che conta è il senso più alto dei limiti della Politica, la dedizione all'interesse generale e la moralità. la Politica come missione", dice il Capo dello Stato. "vale per l'etica di chi la fa, vale per la considerazione che se ne dovrebbe avere da fuori. alla Politica si può giungere in modi diversi, ma bisogna ricordare che richiede qualità specifiche perchè non può vivere di dilentattismi: come diceva benedetto croce è un'arte a se stante." giorgio napolitano difende i politici di professione. "si tratta di una specie forse in via di estinzione", afferma. "ma bisogna difenderla storicamente da giudizi sommari e grossolani. fare della Politica una scelta di vita, dedicarsi interamente all'esercizio della democrazia e allo sviluppo della vita democratica nelle società dell'occidente europeo."

caro signor presidente, mi consenta d'affermare, e con tutto il dovuto rispetto, che il sistema organizzato e complesso, definito Politica, è il sistema umano più cinico, crudele e devastante fra tutti i sistemi "legali ed illegali" presenti ed operanti in Italia, a cui riferire il più alto numero di vittime innocenti.
quando una norma oltraggia e violenta, quando una legge custodisce, preserva e tuela, quando una norma occulta, preda e difende in nome di quella "casta" che ripara fra le tessere di quel sistema definito Politica, siamo in presenza del più grande fallimento d'idee e pensieri che l'umanità e il Popolo Italiano ricordi dal tempo della roma imperiale. dal tempo dell'Italia fascista. la Politica, al pari del sistema organizzato, definito cosa nostra, è tragico ed abberrante meccanismo che veicola fra gli strati, dal centro alla periferia, il morbo più invischiante ed impoverente che mai altro meccanismo umano è riuscito così pervasivamente a circuitare fra le quote parti in gioco.
quando la Politica è privilegio di pochi, quando la Politica è vantaggio per i soliti "quattro Dei", quando la Politica è uso esclisivo, la prima vittima, come per la guerra è l'innocenza, qui in Italia per la Politica è la Democrazia. Aldilà di quelle due o tre persone che tengono alto fra gli scranni del ricordo, dentro e fuori dal palazzo, il nome e la fede Italia, confessiamocelo: la Politica è la più potente arma di distruzione, inventata dagli alibi più mistificanti, atta a violare, calpestare e cancellare il diritto d'ogni cittadino italiano, a possedere una coscienza operante.
le sue parole, gentile signor presidente, apparirebbero fra gli orizzonti del più puro cuore italiano, come le più estranianti delle chimere, se non operasse la scelta più coraggiosa che i suoi figli si aspettano da lei: sciolga le camere e dia impulso vivo a quella che da Platone a Croce, da Cicerone ad Amendola veniva per giustezza e fede definita Politeia.

e una volta per tutte... che sia fatta la volontà del Popolo Italiano!
vitobenicio zingales



16 novembre 2009

STOP HUNGER!!!!!!

UNO, DUE, TRE, QUATTRO, CINQUE, SEI….UN BAMBINO E’ MORTO DI FAME.

Così Jacques Diouf, direttore generale della FAO (organizzazione internazionale dell’onu che combatte la fame nel mondo), ci catapulta d’improvviso in questo countdown verso la MORTE.

Cosa si fa a quel punto?

Pensi che tutto è stupido…Che questo messaggio l’hai sentito tante volte…Che non si può fare niente: stasera non mangiare, domani spedire dei soldi sarebbe inutile, commiserarti perchè oggi hai trangugiato un dolce in più o perchè la scorsa settimana hai capricciosamente spinto indietro il piatto…Non ne avevi voglia, eri sazio, deisderavi altro…

Invece no. IL VIDEO TI INCOLLA Lì. SENTI DOLORE. SENTI UN DOLORE FORTE ALLA PANCIA. SENTI CHE SEI VIVO. SENTI CHE SE RAGIONASSI COME LE PASSATE VOLTE L’INDIFFERENZA AVREBBE IL SOPRAVVENTO.

Le abbiamo inventate tutte: siamo arrivati alla conclusione salvifica che tanto non possiamo far nulla…Miglioriamo il nostro comportamento alimentare e amen…I bambini non piangono!!!

E certo…dopo QUEI CAZZO DI 6 SECONDI SONO GIA’ MORTI…CHI CASPITA PIANGEEE???

EH?

CHI?

NESSUNO.

E allora scrivo, parlo, posto…linko..invito tutti al sito FAO per firmare la petizione “1 billion hungry”. Tutti possiamo. Piccoli pensieri con grandi pesi. Piccole azioni di spessore. SIAMO UMANI. RIVENDICHIAMO QUESTO DIRITTO. RIVENDICHIAMO QUESTO DOVERE.


15 novembre 2009

Lettera sulla’Amicizia

Da una mail arrivatami…che voglio pubblicare.

“Ci sono persone che credono ad un sentimento che valica lo spazio e il tempo: AMICIZIA.

Agire senza secondi fini, scambiare, condividere sinceramente liberamente, emozioni, esperienza, vita.

Purtroppo chi crede a tutto ciò, molto spesso, viene deluso, poiché non sempre le dimostrazioni di amicizia sono sincere. Tali avvenimenti inducono alla costruzione di barriere protettive, che fanno vedere il mondo, senza essere visti, attraverso una lente opaca e cinica.

Bisogna avere la fortuna di trovare qualcuno che infranga quella spessa lente e faccia riemergere la positività del confronto dello scambio e della fiducia.

Io l’ho trovato”. (anonimo)

davidlachapelle06fu0

Esiste ancora spazio per ragioni di questo tipo nel mondo, nel nostro fottutissimo mondo fatto di picchiatori da galera, di presidenti troppo presenti, di paure da influenza e influenza da paura?

Sarei portata a rispondere sì per non soccombere….


12 novembre 2009

Utilità del commentare

Post vuoto....In attesa di commenti sulla questione.

11 novembre 2009

"Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme”: liturgia di un gruppo di suddisti

Akkura_copertina libro Brucer ¦ la Vucciria (con il m io piano in fiamme)

Quando cantare la sicilianità diventa liturgia? Quando sei musici siciliani (palemmitani) si uniscono a cinque scrittori emergenti, per creare un prodotto artistico capace di addensare riconoscibilità attorno all’essere siciliani. Come si dice nel retro di copertina di questo interessantissimo mix di scrittura e musica: “(Palermo) è già meravigliosa così, non attende alcun futuro. A Palermo il futuro già ci fu”. Non si tratta quindi di ragionare ancora su chi siamo e chi non siamo…Di tracciare per l’ennesima volta un profilo antropologico…Ma di accettarsi, di prendere coscienza.

Ma io parlo essenzialmente come ascoltatrice e anzi mi sta scomodissimo ogni presunto ruolo di commentatrice e quindi: FIATO ALLA TROMBE E TROMBONI!!!!

L’unico possibile atteggiamento verso questo nuovo lavoro, “Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme”, è immergersi nell’indefinito di suoni, polveri, spezie che sanno di ventre, di intimo rapporto con la terra, di noi, suddisti, meridionali, ancestralmente abbarbicati a quel misto di delizia e disgusto che ci contraddistingue. Per dirla culinariamente, dal cannolo alla milza.

E via così, tra ballate sudamericane e canti popolari, tra voci psichedeliche che si ripetono all’infinito e il moderato incedere di un motivo che ti entra subito in testa. Viaggiamo con i nostri piedi a bordo di un transoceanico che gira attorno a Palermo e alla Sicilia, senza mai allontanarsene.

Il viaggio inizia oggi.

Edito da Flaccovio.

E ora alcune info più tecniche.

Tracce del nuovo album:

1)“Brucerò la Vuccirìa”: è l'atto d'amore del gruppo verso una della roccaforti del centro storico di Palermo, uno dei centri della sua rinascita. Qui il protagonista della canzone giura che piuttosto che cederla a chi vuole provare a cambiarla, preferisce incendiarla.

2) “Vicoli Vicoli”: tratto dall'omonimo libro dell'amica Alli Traina, ripercorre i vicoli, per l'appunto, dei quartieri storici della città.

3) “Kalsamex”: è un brano fortemente caratterizzato dalle sonorità messicane sporcate con strumenti elettrici, nel quale sfila il campionario umano del quartiere della Kalsa.

4) “Beddu Lupu”: attraverso la storia fantastica della tramutazione di un uomo in lupo, vuole evocare il sentimento di rivalsa del palermitano, tra la sacralità della fede cristiana, fortemente presente nella società siciliana, e il profano dell'ira metropolitana.

5) “Nico Il Gigante”: è un altro racconto fantastico. Il protagonista è Nico il gigante, che tranquillizza la popolazione, dichiarando di essere stato chiamato a salvare la città. Anche questa è un'allusione alle speranze dei palermitani affinché arrivi qualcosa o qualcuno a salvarli.

6) “Attore meridionale”: con un atmosfera musicale rilassata e vagamente sudamericana, racconta lo stereotipo della figura del giovane attore.

7) “Benefattore”: l'andamento della canzone ricorda quello dei cabaret anni ‘30. Qui parlano i muratori, costantemente sui tetti degli storici palazzi del centro storico sui quali lavorano da anni, e i nullafacenti, quelli che aspettano il lavoro ("che manca sempre") da un non meglio identificato "salvatore della patria".

8) “Chiedolo a Nick Cave”: cosa succede quando si chiede ad un pittore cieco, a Nick Cave se è possibile che nevichi a Palermo.

9) “Diquembra”:il pezzo più tribale e ancestrale del disco. Partendo da un'atmosfera musicale del profondo sud si evolve verso una danza scaramantica.

10) “Sabbie immoboli”: è su queste sabbie mobili noi resteremo immobili" è il verso principale della canzone che vuole essere quella dell'orgoglio palermitano. Sulle sabbie mobili (la Palermo che inghiotte i suoi abitanti) noi resteremo immobili, ma questa volta non si verrà inghiottiti.

Gruppo musicale (band da crociera): gli Akkura sono Riccardo Serradifalco (Voce, chitarra), Sergio Serradifalco (Contrabasso, cori), Salvo Compagno (Percussioni, cori), Fabio Finocchio (Batteria), Marco Terzo (Trombone) e Claudio Montalto (Tromba)www.myspace.com/akkura

Etichetta musicale: Malintenti Dischi _  www.malintenti.it  www.myspace.com/malintentidischi

Produzione: Moreno Veloso (figlio di Caetano) e Domenico Lancellotti, due figure di spicco della nuova musica brasiliana e mondiale

Scrittori coinvolti nel progetto: Dario Tosini, Andrea Gullotta, Alli Traina, Cesare Basile, Davide Enia

Grafica del progetto editoriale: Selgio Algozzini


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