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02 giugno, 2011

C'era una volta, due volte, tre volte...

Settimana scorsa ho visto "Una
notte da leoni 2", film molto demenziale ma molto divertente.

Ma non avevamo già riso abbastanza con
il primo?

Ormai i sequel sembrano andare sempre
più di moda, esiste quello di Cenerentola e la Sirenetta, quello di Titanic, quello di Dirty dancing, Sex & the City, Pirati dei Caraibi (siamo al quarto!), Fast & furious (quinto!).. Se poi pensiamo ai grandi classici come Rocky o Lo squalo..!

Mi chiedo se tutto questo ripetersi non
sia un po' un accanimento terapeutico cinematografico.
C'è il rischio di annoiare la platea,
a meno che non sia costituita completamente fa fans sfegatati.

Altre volte il seguito di un film è
così deludente che si sarebbe preferito non averlo visto affatto.

Perchè insistere nel prolungare la trama di un film fino, a volte, a sconvolgerla completamente?
Se il primo ha avuto un buon riscontro e una buona critica, perchè rischiare di rovinare tutto? E se, invece, è stato un completo fiasco, c'è proprio bisogno d'insistere per migliorarne la sorte?
Non vi è mai capitato di scoprire che esiste la continuazione di uno dei vostri film preferiti e decidere di non guardarla?

A volte il pubblico è nostalgico e si affeziona tanto alle storie che può trovare piacevole sapere che ci sarà una continuazione.. Ma, pensandoci bene, questo senso di dispiacere alla fine di un film che ci è piaciuto particolarmente non contriubuisce a rendere il film stesso ancora più interessante?
Insomma, forse a volte sarebbe meglio sapersi fermare senza rischiare di andare troppo oltre, non pensate?

14 aprile, 2011

Totò e l'Unità d'Italia


Per il 150° dell' Unità d'Italia sono stati ricordati, proclamati, analizzati, festeggiati, discussi tutti i personaggi che hanno contribuito a rendere il Paese così com'è oggi.

Il 7 aprile in Senato si è voluto rendere merito anche a un grande del cinema italiano. Proviamo a riassumere brevemente la sua storia e a capire perchè, proprio lui, è stato scelto come simbolo dell'Unità del nostro Paese.

NOME: Antonio.


COGNOME: Nato Clemente, viene riconosciuto più tardi da Giuseppe de Curtis da cui prende il cognome che tutti conosciamo.


SOPRANNOME: Totò, il Principe De Curtis.


TITOLI: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio,altezza imperiale,conte palatino,cavaliere del sacro Romano Impero,esarca di Ravenna,duca di Macedonia e di Illiria,principe di Costantinopoli,di Cicilia,di Tessaglia,di Ponte di Moldavia,di Dardania,del Peloponneso,conte di Cipro e di Epiro,conte e duca di Drivasto e Durazzo (riconosciuti quando Antonio viene adottato dal Marchese Gagliardi Foccas).


SEGNI PARTICOLARI: Dislivello di un centimetro tra i due lati del volto. La narice sinistra del naso si atrofizza in seguito ad un colpo ricevuto, per sbaglio, da un professore.


ORIGINI: Nasce nel rione Sanità di Napoli il 15 febbraio 1898. Di lui si prende cura sua madre: Anna Clemente.


EDUCAZIONE: Riceve la prima educazione da sua madre, studia al ginnasio, intraprende un percorso per diventare prete ma a 14 anni abbandona gli studi e a 16 si arruola nell'esercito.


CARRIERA: Nasce come attore tatrale a Napoli, si trasferisce a Roma ma la strada per il successo è dura e ci vuole un bel po' di tempo prima che il suo lavoro venga apprezzato. Quando questo succede inizia a girare i teatri di tutt'Italia. La sua fama è inarrestabile, lavora a Barcellona e viene richiesto in Messico. La sua esperienza nel cinema inizia nel '37 con "Fermo con le mani", Totò interpreta 97 film in trent'anni visti da 270 milioni di persone.


DONNE: Totò ama le donne, in particolare Liliana, Diana e Franca. La prima si suicida dopo che Totò decide di lasciare lei e Napoli per lavorare a Padova. Con la seconda si sposa nel 1932, dal matrimonio nasce la figlia Liliana. Lei, però, lo lascia per sposarsi con un avvocato, a lei è dedicata la canzone "Malafemmena". Con l'ultima si sposa segretamente (anche se Franca l'ha sempre smentito) in Svizzera, lei gli da un erede che, però, muore appena nato. I due saranno legati fino alla morte di Totò.


MORTE: Totò muore il 15 aprile 1967 in seguito ad un problema cardiaco. Il suo ultimo desiderio è di essere riportato a Napoli dove verrà celebrato il funerale tra una folla di circa tremila persone. Totò è seppellito nella cappella di famiglia dei De Curtis insieme al padre, la madre e Liliana.


Non c'è dubbio che Totò sia uno dei personaggi-simbolo dell'Italia, tutti hanno riso almeno ad una alle sue battute, tutti conoscono almeno una piccolissima parte della sua storia. Ma perchè proprio a lui si attribuisce il merito di aver collaborato all'unità d'Italia? Secondo me la risposta più esaustiva è quella che hanno dato le senatrici Colli (Pdl) ed Armato (Pd) che hanno voluto questa celebrazione in Senato:



''Toto', maschera e icona della cultura popolare italiana, ha contribuito attraverso i suoi film all'arricchimento della lingua italiana: fatta l'Italia Unita, Toto' ha certamente contribuito a fare gli italiani e a rappresentare in Italia e nel mondo lo spirito e la genialita' del nostro Paese''.


http://www.youtube.com/watch?v=ySagjuFQdp0

31 marzo, 2011

Da Biancaneve a Rapunzel...


L'altra sera, indecisa su quale film guardare, ho optato per uno degli ultimi lavori della Disney: "Rapunzel". Davvero carino, non posso negarlo! Come tutti i capolavori Disney c'è tutto quello che serve: romanticismo, fantasia, avventura, divertimento e un pizzico di magia.

Dopo il tanto atteso e tipico happy ending, però, mi sono fermata un attimo a pensare: Rapunzel è una principessa ma non lo sa. Quello che sa è che vuole uscire dalla torre che la tiene prigioniera, vuole vedere cosa c'è fuori e, anche se è terrorizzata, sfrutta la situazione a suo vantaggio, corre un grosso rischio e si lancia verso il suo sogno.

Molto diversa dalle "classiche" principesse come Biancaneve che, senza chiedere niente, viene salvata dal Principe o Cenerentola che sogna il ballo e viene aiutata dalla Fata Madrina.

Un altro confronto che mi è venuto in mente è quello con la più "moderna" (non più principessa ma eroina!) Mulan. Lei è una donna che prende in mano il proprio destino e lo ribalta: quando tutti si aspettano che diventi una buona moglie, lei diventa un valoroso guerriero. E stravolge la storia dell'intera Cina.

Un anno fa, in Spagna, venivano bandite le classiche storie delle principesse definite "sessiste"; Biancaneve, Cenerentola e la Bella Addormentata sono passive, aspettano che sia l'uomo a fare tutto..

Quindi immagino che Rapunzel, con la sua indipendenza e determinazione, possa piacere a Zapatero.

Di sicuro sono finiti i tempi in cui la donna aspetta l'amore vero chiusa in casa tra faccende e sogni ad occhi aperti, ma, diciamoci la verità, chi non spera comunque che prima o poi il Principe Azzurro arrivi?!

17 marzo, 2011

127 ore



Nel 2003 l'alpinista Aron Ralston, durante una scalata, rimane incastrato con un braccio in un crepaccio dello Utah per cinque giorni. Il desiderio disperato di liberarsi lo porta ad amputarsi l'arto. Questo è l'incidente realmente accaduto su cui si basa il film "127 ore".

Per cinque giorni il protagonista (interpretato da James Franco) affronta la natura, cerca di liberarsi in mille modi e inizia un viaggio introspettivo fatto di allucinazioni e flashback.

Per quanto avvincente possa essere la vicenda, il film risulta invece piuttosto noioso.

Le riflessioni di Aron, per quanto profonde, non suscitano grande interesse, e dopo metà dei 90 minuti totali si inizia a sperare che si tagli il braccio il prima possibile perchè possa finalmente uscire da quella crepa infernale.

L'unico momento che risveglia l'attenzione del pubblico è quella, appunto, dell'amputazione; un tocco di macabro che in un film fa sempre scena.

Non dispiace la scelta del cameo finale del vero Aron Ralston che, ricordandoci la veridicità dell'incidente, aggiunge un brividino di emozione.

Dalle premesse non ci si può aspettare un film d'azione in piena regola, ma è deludente il fatto che, dopo l'illusione delle prime movimentatissime scene, l'attesa e la staticità diventino snervanti a tal punto che l'interesse scivoli via molto più velocemente del film stesso.




03 marzo, 2011

Amore e altri rimedi


Può un inguaribile sciupafemmine essere in grado di amare al punto di stravolgere completamente la propria vita? Questa è la storia di Jamie (Jake Gyllenhaal), un ragazzo che sa come godersi la vita. Non ha un impiego fisso e passa le sue giornate concentrato sul suo passatempo preferito: le donne! Ma come è inevitabile che sia, Jamie incontra qualcuno che gli farà cambiare idea. Ed ecco che entra in scena Maggie (una strepitosa Anne Hathaway), una ragazza che, come Jamie, predilige i rapporti basati sul sesso. Tra i due, però, nasce qualcosa di più. I sentimenti si fanno spazio e creano un intreccio difficile da sciogliere, soprattutto perchè Maggie è affetta da morbo di Parkinson precoce. Per Jamie, amare questa donna significa passare il resto della sua vita a combattere una battaglia persa in partenza; per Maggie, farsi amare vuol dire ammettere di aver bisogno di aiuto e costringere il suo uomo a prendersi cura di lei. Un film intenso, forse un po' scontato nello svolgersi della vicenda, ma che sa comunque colpire per il tema trattato. L'amore vero vince davvero su tutto, anche quando tutto sembra fatto apposta per distruggerlo.


17 febbraio, 2011

Femmine contro maschi

Dopo aver curiosato dietro le quinte del mondo maschile con "Maschi contro femmine", ci troviamo davanti all'universo femminile alle prese con l'amore nel sequel "Femmine contro maschi".

In questo secondo film gli uomini se la devono vedere con le proprie compagne intente nel perenne tentativo (inutile!) di cambiarli. Diverse storie: i coniugi separati (Claudio Bisio e Nancy Brilli) che fingono di essere ancora una famiglia per non creare un dolore alla suocera, il marito (Emilio Solfrizzi) che perde la memoria e viene "formattato" dalla moglie (Luciana Littizzetto), i due inseparabili amici (Ficarra e Picone) che mentono in continuazione alle proprie consorti per seguire la loro più grande passione: la musica. In ognuna di queste vicende lo spettatore assiste ad una carrellata di luoghi comuni riguardo il rapporto uomo-donna.

Ma, se è vero che le donne fanno di tutto per cambiare gli aspetti che non amano dei loro compagni e gli uomini non hanno nessuna intenzione di farlo e fingono solo per il quieto vivere, vuol dire che l'amore è solo un gioco di ruoli predefiniti a cui la coppia deve adattarsi? "Femmine contro maschi", forse, vuole darci una speranza; alla fine, cambiando un po' le regole, qualcosa di buono si ottiene.. contro ogni aspettativa e luogo comune!

NOEMI: VUOTO A PERDERE (COLONNA SONORA)

03 febbraio, 2011

"Che bella giornata" campione d'incassi


Il 5 gennaio è uscito nelle sale il secondo film del comico Checco Zalone "Che bella giornata". Nessuna meraviglia che abbia avuto successo; Checco è un personaggio, è divertente, sa giocare con i difetti (grammaticali e non) di noi italiani.. Ma pensandoci bene non mi sarei aspettata un riscontro del genere!
Il pubblico è letteralmente impazzito e le sale cinematografiche sono state prese d'assalto. "Che bella giornata" è campione d'incassi; non solo, attualmente detiene il record che fin ora è appartenuto a "La vita è bella" di Benigni dal 1997. Al 30 gennaio era già a quota 41 milioni e rotti di euro... e non sembra volersi fermare!
A questo punto è inevitabile un pensiero: le nostre scelte rispecchiano la nostra vita e la nostra immagine, quindi dal punto di vista cinematografico il film più visto dagli italiani è quello che automaticamente li rappresenta nel mondo..
Per quanto Checco Zalone mi piaccia e mi faccia ridere non credo di essere sicura di voler avere come rappresentante il personaggio comico da lui creato che ignora ogni singola regola grammaticale; preferisco di gran lunga che si pensi che il film preferito dagli italiani sia un capolavoro che si è aggiudicato tre Oscar e altri 25 premi in tutto il mondo.
Forse sarò un po' rigida nei confronti di un film che ha la sola e unica pretesa di farci ridere.. ma io almeno i congiuntivi li so usare!

17 dicembre, 2010

La donna della mia vita


Se cercate un film da guardare in compagnia, in una serata frivola, questo film è quello che fa per voi. Secondo la critica rientra nel genere drammatico: sinceramente non la penso così. Di drammatico c'è poco, se togliamo i tradimenti e l'ipocrisia che caratterizzano la trama. La storia sembra fin troppo banale: la madre in pena per i figli che considera perfetti, il sessantenne che ha una storia con la segretaria, il dottore che ci prova con ogni singola paziente che si presenta nel suo studio, la ragazza senza cuore che approfitta del povero piccolo sensibile di turno. In realtà, tutto è raccontato con molta schiettezza. A differenza degli intrecci e del tono che immancabilmente, ogni anno, caratterizzano il solito cinepanettone, questo

10 dicembre, 2010

Arrivederci Mario!

Alzi la mano chi non ha mai visto un film di Mario Monicelli.
Saranno pochi quelli che lo faranno. Non c'entra l'età, non c'entra la passione per il cinema, Monicelli è stato un grande della storia italiana, quasi impossibile non averlo conosciuto attraverso uno dei suoi capolavori.
Come spesso succede, i grandi nomi non si ricordano mai da soli. Monicelli ha diretto film con attori come Totò, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi.. Potrei andare avanti all'infinito! E potrei riempire pagine scrivendo di tutti i suoi film.
Naturalmente il ricordo che abbiamo oggi di Mario Monicelli non si basa sulla quantità, ma sulla qualità.
La “Commedia all'italiana” nasce grazie a lui, in particolare con “I soliti ignoti”. E' uno

03 dicembre, 2010

Harry Potter e i Doni della Morte (Prima parte)

La fila fuori dal cinema non mi stupisce, anche se ormai il film è nelle sale da più di una settimana.
Harry Potter attira i piccoli, i ragazzini, i giovani e i genitori i quali, con la scusa di accompagnare i figli, tornano bambini davanti allo schermo che promette un tuffo nel mondo magico di quasi due ore e mezza.
All'inizio della saga, Harry era un bambino di undici anni che viveva tante avventure in un mondo fantastico, una storia simile a tante che da sempre attirano bambini e adolescenti. Ora non è più così: con il passare degli anni la trama si ispessisce, i personaggi cambiano, le emozioni sembrano più reali. E anche il pubblico è cambiato: sempre più adulti si sono appassionati a questo mondo. La vita di Harry Potter non è più solo una storiella da raccontare ai propri figli prima di andare a dormire; i lutti, la crescita, le difficoltà, la speranza in qualcosa di giusto, il coraggio di battersi per un futuro migliore, la dedizione per le persone che si amano... In realtà, tutti questi elementi fanno parte della vita di ognuno di noi e Voldemort, allora, assume le fattezze
delle ingiustizie e delle difficoltà che quotidianamente affrontiamo.
Ed Harry e i suoi amici ci insegnano che davvero si può vincere se, come loro, si ha

26 novembre, 2010

L'urlo


Scrivere una recensione su questo film potrebbe già sembrare una cosa alquanto contraddittoria.
Il film stesso gira intorno al concetto di critica, nella più ferrea delle sue accezioni. Per questo motivo, tra queste parole, non vi saranno giudizi di alcun tipo ma sensazioni.
Una stanza fumosa e rumorosa. Luci bianche accarezzano il grigio della pellicola. La piccola platea guarda, rialzato, un giovane uomo mettersi occhiali dalla forma vistosa. Se ti sforzi davvero, ti senti tra loro e le loro parole. Ascolti una malinconica chitarra americana fare da tappeto ai tuoi sensi, pronti a cogliere l’infinito dalle labbra sottili di una voce tremula.
Girandoti lievemente vedi Jack, bello come non mai, con un cappello a contenere occhi e pensieri. Più in là c’è Neal, con sguardo profondo e attento.
Ora il ragazzo toglie gli occhiali. Ci guarda. Fa un respiro profondo come i suoi versi… lo senti?
Rimette gli occhiali al posto e dice…

19 novembre, 2010

The social network


Per tutto il film lo vediamo in ciabatte Adidas, felpe trasandate e qualche volta perfino un pigiama. Chi è?
Il protagonista di “The social network”, ossia Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook Inc.

Ma il look in questo film è solo un accento marcato, un dialetto usato con maestria per archetipizzare il modello nerd che Mark rappresenta. Di questo film, uno dei migliori di questa stagione e destinato sicuramente a fare incetta di nomination agli Oscar, colpisce, quasi fino a non farti fiatare, la sceneggiatura del grande Aaron Sorkin (Codice D’Onore, La Guerra di Charlie Wilson, Tutti gli uomini del Presidente), senza sconti, senza sbavature, ficcante, un incastro perfetto che ti piega al suo giogo e alla sua visione.
Potrebbe essere Amleto questo Zuckerberg interpretato dal 27enne newyorkese Jesse Eisenberg, talmente universali e appassionanti sono le dinamiche che muovono tutto il plot: frustrazione, sesso, potere, avidità, amicizia, amore, tradimento.

05 novembre, 2010

Lotta tra titani di Rick Overato

Fossi il direttore di una casa di distribuzione vagliante tutti i film prodotti sul pianeta e presentati alla percezione dei suoi abitanti potrei farla molto più breve col dire...: "è roba stantia, ricavatene soltanto le sequenze animate e proponetele per farci un videoclip musicale... Chiudete la porta quando uscite..grazie".
Ma non esiste un simile apparato, almeno per quanto io ne sappia, un C.P.P.U. Comitato per la Progressione delle Percezioni Umane" e non v'è dunque la benché minima possibilità di farvi carriera...Di conseguenza ...
"Scontro tra i Titani"...recensione: una volta spente le luci del cinema, la vostra attenzione verrà attirata dal giovane Perseo, eroe di questa storia, un pò come Gesù figlio di Dio, ma cresciuto dal falegname Giuseppe, anche lui figlio del dio dei greci Zeus cresciuto però da una famiglia di pescatori... Ma perchè no? Su una barca costruita con le assi fabbricate dal Giuseppe di prima. Chissà. Comunque si diceva di Perseo, un Perseo vent'enne ormai, giovane e vigoroso, prontamente capace di lavorare e badare a se stesso, un Perseo felice, un Perseo totalmente emarginato. "Ho tutto quello che mi

29 ottobre, 2010

Armando e la politica di Rick Overato


Un buon bicchiere d'acqua

Nel riferire di questioni complesse e angosciose quali la situazione social-politica di una nazione, si rischia di agire alla maniera di una voluminosa fontana di piazza che dispensa la sua acqua a una folla accidentale di passanti accorsi soltanto a sciacquarvisi la bocca per pochi istanti, giusto quelli che occorrono a intonare quel fragoroso gargarisma che risponde al nome di Opinione pubblica. Con "Armando e la politica" Chiara Malta intende invece offrirci un buon bicchere del suo recipiente privato, d'un acqua pulita e del tutto incontaminata dai batteri strilloni e denunciatori che pullulano negli acquedotti dell' informazione generalistica italiana quando è ora di presentare i fatti relativi al governo Berlusconi e a tutta quella serie di trasformazioni sociali che questi hanno implicato. Fatti che invece nel documentario vengono tenuti in considerazione solo in relazione alla vicenda privata del cittadino Armando Malta,militante socialista, ma soprattutto padre della regista. Sarà dunque questo rapporto a consentire un resoconto autentico e tutto informale riguardo le cose, osservate da una prospettiva ravvicinata che nulla ha da invidiare a quella ufficial tele-visiva, ma tutto da guadagnare in termini di attendibiltà .

Benvenuti al Sud di Lucenera

La trama la conoscete già tutti perciò, mi limiterò a dirvi che il remake del film francese “Giù al nord” (2008) trionfa in tutti i cinema d’Italia.

“Benvenuti al sud". Pareri discordanti lo vogliono come l’ennesimo mezzo per accaparrarsi i finanziamenti stanziati che hanno reso possibile anche la realizzazione di altri film girati e imperniati sulle regioni d’Italia, vedi “Basilicata coast to coast “ – “ La passione”.

Il regista Luca Miniero gioca sì, sulle stereotipate differenze tra nord e sud ma al contempo, sa cogliere e sottolineare appieno anche enfatizzando, ma mai sminuendo la nostra penisola, come molti hanno invece inteso, il senso di APPARTENENZA. L’appartenenza data dai luoghi di origine e l’appartenenza agli esseri umani in quanto tali, anche se si proviene da regioni diverse. La conoscenza come il migliore strumento per capire delle persone diverse da noi per usi e costumi ma, uguali nel riconoscere un amico. Così, da un immotivato rifiuto verso ciò che non ci appartiene, pian piano, ci si trova perfettamente amalgamati, a proprio agio e con

22 ottobre, 2010

L'uomo di vetro di Lucenera

Un film di una verità che non lascia posto alla speranza, questo è il pensiero che feci, appena fuori la sala cinematografica.
Il regista Stefano Incerti trae da un romanzo-documentario di Salvatore Parlagreco, un racconto in cui il cinema d'inchiesta e la visione autoriale si incontrano.

Leonardo Vitale (David Coco) vive la sua esistenza tra la passione per una una bella e brava ragazza e i doveri verso lo zio Titta (Tony Sperandeo) che l'ha cresciuto per farne un uomo d'onore, un modo di vivere fisiologicamente imposto. Viene coinvolto suo malgrado nel sequestro Cassina e per questo viene tenuto 43 giorni in isolamento.
Uomo fragile, che non farà mai suo il “modo della mafia” ma che

26 settembre, 2010

La solitudine dei numeri primi

«I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto la sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi delle bugie. In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primice ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi davvero. (...) Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e sperduti, vicini ma non abastanza per sfiorarsi davvero. A lei non lo aveva mai detto. Quando immaginava di confessarle queste cose, il sottile strato di sudore sulle sue mani evaporava del tutto e per dieci minuti buoni non era più in grado di toccare nessuno oggetto».
(da “La solitudine dei numeri primi”, Paolo Giordano, Ed. Mondadori)



Ho avuto il bisogno di rileggerlo questo periodo del libro… Nel film infatti, solo in una sequenza piuttosto sfuggente ne viene fatta menzione. Alla fine della proiezione ero un po’ arrabbiata per questa unica e inspiegabile mancanza. Poi dopo vari flashback e dopo la lettura di analisi, critiche e recensioni, penso di aver capito e sono stata contenta. A differenza di tante, tantissime trasposizioni cinematografiche di libri di successo, La solitudine dei numeri primi, mi ha lasciato intatte le stesse sensazioni del libro. O meglio, le ha diversificate intelligentemente affinchè non si producesse alcuno smarrimento, ma soltanto un nuovo obiettivo o angolazione verso cui guardare. La musica poi, dai Goblin ad Ennio Morricone ai pezzi inediti di Mike Patton ha fatto il resto. Ha caricato di colori e di tatto il bianco su nero delle parole lette. Non so cosa cercassero i tanti autori di critiche spietate e di recensioni… So cosa cercavo io e cosa sono contenta di non aver trovato. Non ho trovato un’altra storia, ma ho trovato qualcos’altro della storia. Sembra uno scioglilingua, ma è così.
In quel qualcos’altro fatto di poche parole e di ambienti al sapor di Kubrik, non ho visto il vuoto e gli errori di una regia traballante, ma anzi la matematica freddezza di due vite che sommano dolore a dolore, un dolore horror, volutamente citato sempre nelle musiche e nelle scene, un dolore raccontato per sottrazione e addizione di anni, di peso (in senso corporeo)…

E come nel libro, forse meno, ho provato quell’indescrivibile solitudine, di quando anche se hai vicino qualcuno non riesci ad allungare il braccio, di quando chiedere aiuto è impensabile, di quando farti male ti sembra una soluzione possibile…
Insomma credo davvero che non ci sia bisogno di essere estremi se ammettiamo di essere stati anche solo per un momento (fortunatamente) in quella sorta di camera iperbarica che ci isola e ci lascia soli tra i quadretti di un quaderno, numeri primi divisibili solo per uno e per sé stessi.
Elisabetta Costantino





24 settembre, 2010

Per Giancarlo

Era il 23 Settembre del 1985.
Io solo 3 anni.
Non nè ho memoria.
Ma adesso ho riscattato il mio ricordo.
Giancarlo Siani, giornalista del mattino.
Elisabetta Costantino

28 agosto, 2010

Ecco perché non smetterò di credere ai sogni

Ecco perché non smetterò di credere ai sogni.
Non smetterò perché il mondo è ancora testimone di storie come queste. Storie che se le racconti, ti sembra di ridire dentro… Che nessuno ti crederà mai. Storie che possono accaddere però, solo ad uomini che ancora sanno conservare la leggerezza dell’aria, dell’indefinito, di una dimensione a metà tra il terreno e il celeste, appunto la dimensione del SOGNO. A chi altro poteva capitare se non all’uomo che firma mettendo accanto al suo nome un’ala.
Uno strano uomo. Strano davvero. Inconsueto e indefinibile come certi sogni che ti svegli e non sai quale sia l’inzio e la fine. Questo uomo è un uomo che con le ali, gli angeli e il volo ha segnato il proprio destino.
Da quando ha filmato la caduta di un angelo nella berlino post muro, ha passato la sua vita ad indagare il moto contrario… Cercando probabilmente di capire cosa ci sia in mezzo tra il cielo, il salto e la terra.
Wim Wenders non ha smentito se stesso quando ha deciso lo scorso autunno di girare “Il Volo”.

Un corto che inizialmente doveva essere di circa 7 minuti e che poi è divenuto un mediometraggio di circa 32 minuti. Un film strano e per di più girato in 3D, il primo film tridimensionale italiano con tecnologia italiana. Tutti a questo punto si chiederebbero come vederlo e dove… In un articolo ho letto che in effetti sarebbe troppo corto per le sale cinematografiche e troppo lungo come apertura di un altro film. Alla tv poi la tecnologia 3D è ancora fantascienza. Allora perché? E qui ritorna il visionario Wenders. Forse il mezzo, la tecnica sono secondari, secondari al sogno.
Il 23 Agosto il film “Il Volo” ritorna a far parlare di sé. La notizia fa il giro del mondo portandosi dietro quell’incredulità che solo i sogni anno.
Il piccolo Ramadullah, giunto a Riace insieme agli zii e ad altri profughi afghani nel 2008 lasciando nella sua terra martoriata i suoi genitori, fortuitamente approdato nel set di Wenders, convince il teutonico regista a spostare la troupe a Riace, suo paese adottivo, per filmare ciò che veramente lui cerca. Wenders, per chi ha la fortuna di averlo visto girare, sembra quasi guidato da una misteriosa sequela di segni e non stento a credere che abbia visto in quel bambino e in quelle parole, uno di quei segni ricercati, uno di quei messaggi tra cielo e terra. Ramadullah in breve, diviene protagonista di una parte del film e proprio grazie al film, proiettato in qualche modo in Norvegia, che il bambino è stato riconosciuto dal padre giunto lì altrettanto fortuitamente, e ha potuto ricongiungersi ad esso.
Ed ecco perché non smetterò mai di credere ai sogni. Perché esistono storie come queste in cui la felicità è l’insieme di casi fortuiti che non ci siamo lasciati scappare. Sogni che non abbiamo smesso di sognare nemmeno una volta aperti gli occhi.
Vi lascio ad alcune bellissime foto di questo film (fatte da Francesco Mollo) che speriamo prima o poi di poter vedere…

 Ricordo che la Regione Calabria è l’unica ad applicare, con buoni risultati, l’art. 10 della Costituzione Italiana sul diritto d’asilo, vigente dal 1947.
“Il Volo” è un film nato con l’intento di promuovere l’immagine della Calabria, ma il destino e un buon visionario come Wenders lo hanno portato ad accendere le luci sull’accoglienza degli immigrati in questa Regione, dove coesistono storie e sogni come quella di Ramadullah, dove dal II dopo guerra i tanti rifugiati hanno ridato vita con il loro lavoro e le loro storie ai borghi abbandonati del territorio calabro.


ps: per tutti i sostenitori di D'Impatto... spero riconoscerete dietro la camera... il nostro amico Luca Lucchesi!
Elisabetta Costantino

17 agosto, 2010

L'uomo dietro ai poster

Probabilmente se scrivo il nome di Drew Struzan, si alzerà un coro di «chi???» smarrito.
Ma se scrivo Indiana Jones, Harry Potter, Ritorno al Futuro, Star Wars, Fievel sbarca in America, Blade Runner, Il principe cerca moglie e tanti tantissimi altri ancora, tutti avrete in mente almeno una scena, un fotogramma di questi cult-movie tra anni ’80 e ’90. Molti forse ne ricorderanno perfino la locandina, il poster per essere più corretti, anzi il poster di questi film forse ci è rimasto più impresso che altri. Forse lo dobbiamo a Drew, uno dei più grandi artisti di Hollywood, il più grande disegnatore e creatore di poster per il cinema. Spielberg non esita a definirlo «il suo artista cinematografico preferito» e George Lucas di lui conserva e colleziona ogni lavoro.
Adesso il cinema lo celebra, dopo aver oltreppassato la soglia dei 150 poster creati per esso, con un documentario dal titolo evocativo e sognante “Drew: the man behind the poster” (Drew: l’uomo dietro il poster).
Drew Struzan fa parte di quella schiera di invisibili che hanno lavorato e lavorano per il cinema, affinchè il cinema e i film siano fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni (o gli incubi, a seconda dei casi…), come avrebbe detto Shakespeare. Probabilmente senza questi doverosi documentari, continueremmo ad andare al cinema… vero, e ad apprezzare i film anche in base alle loro locandine, ma abbiamo invece la possibilità unica di imparare e ricordarci che spesso, molto più spesso sono le maestranze non illuminate dai riflettori che ci rendono la vita un pò speciale. è una lezione di umiltà.

E voi? Quale dei questi film è entrato nel vostro immaginario o nella vostra scatola dei ricordi grazie anche al suo poster?
Ma anche, quale è la vostra locandina preferita?
Elisabetta Costantino

                        http://www.graphic-design.com/


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