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31 marzo, 2011

nerochina. sangueneropetrolio prequel di "da mezzanotte a zero".

In attesa di "sangueneropetrolio", prequel di "Da mezzanotte a zero", previsto per maggio, ho deciso di fare un regalo a tutti gli amici di D'impatto: ecco a voi la prima pagina del fumetto. (Clicca sull'immagine per ingrandire) Nerochina vi aspetta a maggio con la prima parte di "sangueneropetrolio". Buon vento a tutti...
disegni luigi vivarelli testo e sceneggiatura vitobenicio zingales "da mezzanotte a zero" è un romanzo zero91

20 marzo, 2011

Anteprima di "Nerochina": fumetti d'impatto


Mi si può riassumere cosi: teatro, barca a vela e fumetto. Le mie tre passioni, le mie vie di fuga, le mie uscite di sicurezza da un mondo che spesso non concede libertà.Teatro, barca a vela e fumetto.
Proprio di quest'ultimo su "D'impatto" vorrei parlarvi. Il fumetto, spesso bistrattato e considerato infantile ha invece origini più antiche di quello che noi immaginiamo, è conosciuto anche come arte sequenziale.
Nerochina, il nome della mia rubrica vi accompagnerà in un viaggio intorno al mondo dei fumetti. Vi racconterò curisità, vi parlerò di artisti e di tecniche, ma sopratutto grazie ad una collaborazione con Vito Benicio Zingales avrò l'onore di raccontare le sue storie nere con il tratto nero tipico del fumetto.

Si, perchè io i fumetti non li leggo soltanto, li disegno. Ma forse disegno è una parola troppo grande per me. I fumettisti, meglio noti come cartoonist, disegnano, e le illustrazioni prendono vita dalle loro mani, danno armonia e proporzione alle forme. Riescono a farlo solo dopo un percorso di rigore, fatica e sacrifici che dura anni.
Sarei un vigliacco e poco rispettoso del loro lavoro per definirmi fumettista.Io il fumetto lo vedo nelle foto, e tramite la grafica vettoriale lo tiro fuori dandogli un mio stile preciso, nato da una passione immensa per i comics.Il mio lavoro lo definirei più un omaggio ai grandi artisti del fumetto.

A breve il primo appuntamento con il prequel di "Cosa di noi" per la penna pungente di Vito Benicio Zingales e le mie chine (digitali).

16 marzo, 2011

pz.105 ("dodici" jack e scarlet babie)

“signore e signori, buongiorno. voglio augurarmi che stiate tutti bene e che teniate alla vostra salute come io tengo alla mia e a quella della mia signora … avete ragione, scusate, sono un cialtrone … le presentazioni, prima di tutto. io sono “dodici” jack e quella biondina che vedete là in fondo è scarlet babie, per l’appunto, la mia splendida signora.”

in pieno giorno. uno di quelli che potrebbero cominciare con un’ave maria, quattro biscotti e il solito lungo, schifoso macchiato. al banco o da asporto, non fa alcuna differenza.
in provincia. una di quelle invisibili, a metà strada, tra il voler restare tale e quale e il desiderarsi più dannatamente puttana, fra le sante consuetudini e quelle “certe occasioni”. provinciale, con i suoi segreti e i suoi stronzi pruriti. con diecimila anime iscritte all’anagrafe. quattro lati, una diagonale e un pertugio di centro, inclusa quella cazzo di una maledetta crescita “zero”. provinciale, con i suoi pudori e i suoi vizi, l’Onnipotente Cristo, della chiesa madre e i soliti intrallazzi del "piccolo palazzo", con chi passa il segno almeno una volta l’anno e con chi si segna cento volte nel culo di un giorno. provinciale, nell’anima e in quelle “cose preziose”, quelle che, prima o poi, tornano, e non ci sono santi, per chi ha “svoltato” e per chi vuole, alla fine del giro, mettersi in pari.

“signore e signori, vi prego, gradirei un po’ della vostra attenzione. questo è “twelve” e chi si accompagna alla mia signora è una “uzi”, 9 millimetri, a raffica e a tiro singolo. signori: questa è una rapina!”

nel caldo. quello che ti scava dentro. che è lento, sulla pelle e nell’intimo. il solito feriale di luglio. con quel “solito un cazzo da fare” e con quel “niente di nuovo di un cazzo da fare”. niente, nulla da fare. tra lenti filari di cose vecchie e di ulteriori tentativi inservibili. dalle consuete parole ai pensieri cattivi. dall’indefinibile bar dello sport al poco definibile monumento ai caduti. e in piazza ... il solito, unico mondo possibile, tra la chiesa e la fede, il bar e gli dei. il paese, nella nebbia che inchioda il tempo sull’asse di un rimorso.

nel caldo. uno di quei giorni feriali di luglio. lenti, umidi. nell’afa. mortali. nessun’altra allusione. passo dopo passo, piano … uno dopo l’altro che verrebbe in mente l’inferno, ma è solo il battere del rimpianto ...

“si, gentili signori, avete afferrato bene … questa è una rapina. e ora: 1, se vi atterrete alle regole nessuno si farà un cazzo di niente. 2, più facciamo alla svelta e più in fretta ci togliamo dalle palle. 3, se qualcuno pensa che oggi è il giorno migliore per morire, prego, si faccia avanti. 4, le tre regole valgono per tutti.”

si “alzavano” le banche, non avevano le “appartenenze”, ma c’avevano le palle. che erano stronzi lo si capiva eccome, dal primo colpo di “12” in aria e da come affamavano il terrore. conoscevano un solo modo per organizzare il lavoro: alla svelta, all’istante. forse il modo migliore per capire l’inferno, e probabilmente il migliore per lasciarci la pelle. non c’è un modo buono per morire, ma ne esistono tanti cattivi per continuare a dire la vita al mondo.

da un anno, ormai, che gli stronzi battevano la scena. tosti, furbi, puliti e veloci. entravano, prelevavano, uscivano. erano al trentesimo colpo. piccole banche, tra latitudini solerti e caffè corretti, in provincia. sul loro cammino, sette morti. cinque guardie giurate e due civili, crepati, all’istante, forse nel migliore dei modi che immagina la "nera". sicuramente il peggiore per chi la pelle ce la lascia: senza avere il tempo di inquadrare per bene tutta la cosa. quando ce ne andiamo è ad un ricordo a cui siamo soliti attaccarci … se crepi, così, con un buco da “12” nel petto, è solo al tram dell’istante che t’attacchi … fine della storia. e crepi.

nati cattivi. in periferia. ai margini. senza una vera storia alle spalle. privi di quella qualsiasi cosa che ne valga la pena. crudi. all’osso. esistenze al cristallo. cominciarono a trent’anni. dieci anni prima lasciarono fare al caso. la madre di lei, puttana al rione, il padre di lui, eroinomane e stronzo al quartiere. come tutte le storie che da dove la vedi puzzano di merda e di promesse che valgono meno di zero, di sporco e di bastardo dentro. il caso li volle mescolarsi ai margini della solita scazzottata da infimo marciapiede. per una pista di coca. lui rimediò una fatta di lama all’inguine, lei un cazzotto in faccia e un altro in quel posto. fu amore a prima vista. nel sangue. tra sperma, coca e schifo. cominciarono con i supermercati, in città. si giurarono fedeltà eterna. nel sangue, al termine di una scopata tra le siepi della ss 63. passarono alle stazioni di servizio lungo la nazionale, poi. da quel giorno si accompagnarono ad un “franchi calibro 12” e ad una “uzi” 9 mm. l’inferno, se si ha quel culo da farsi trovare, finocchi, nel mezzo della linea di tiro. tra le sbarre ci lasciarono cinque anni, ma non servì a nulla, anzi. tornarono in strada dopo poco tempo e ricominciarono dalle banche. a sparare e a metterli, uno dietro l’altro, in sagoma.
lui, un cristo di un tiratore scelto. freddo e cinico, letale e veloce. lei, una di quelle che c’hanno il grasso e la benzina al posto del sangue. scarlet babie c’era nata con la passione dei motori. a 12 anni “rimediò” il suo primo “16 valvole”, sfondando il tachimetro di una “consworth”a più di 230 km all’ora.
randagi nel sangue e bastardi nel cuore.

“bene, calmatevi cazzo! inutile strillare. capisco che la circostanza è insolita, ma avrete sicuramente qualcosa da raccontare ai vostri stronzi bastardi … e adesso, forza tutti al lavoro!”

due casse. giorno di paga. trenta, forse quaranta, tra clienti e personale in servizio. all’ingresso, subito dopo la scorrevole, priva d’allarmi e vetri blindati, una sola guardia.

“ma prima di cominciare, tu … là … proprio là in fondo … ehy … si, dico a te. ti suggerisco una piena collaborazione con la “premiata ditta”. slaccia con la destra il cinturone. ecco, così. lentamente. da bravo. e ora con un calcio allontana il “ferro” verso la mia signora. bravo. adesso sdraiati in terra … e cazzo non mi guardare. va bene stronzo, vedrai che avrai tutto il tempo per essermi grato. e ora passiamo al prelevamento.”

in banca, l’inferno. in piazza, il caldo. fra i clienti, le cose che ci puoi crepare se sgarri di un pelo. fra i vecchi, nelle cose che è tutto inutile ed inesorabilmente vero.

il primo calcio giunse cattivo, vorace. in pieno. in bocca. il secondo giunse in pancia. al fegato. secco. potente. il terzo fra i testicoli. di punta. micidiale.

“signore e signori vi presento scarlet, la mia adorata signora. ama la poesia e certe cose … le nascono così, dal cuore. stronzo bastardo … non me lo fare ripetere una terza volta. non t’azzardare più. non mi guardare. mi fai schifo e porti rogna!”

al bar le solite battute. l’ornella e quell’altra stronzetta, la storia del prete in canonica e i pruriti della moglie del sindaco. le solite cose, quelle che se non te le passa dio, te le regala il "buon vecchio satana". quelle che gocciolano dalla nebbia. in provincia. lentamente, nel caldo e più mediocremente attutite, in inverno ... a gocce.

“scusate il “fuori onda”, ma da adesso si va al dunque. e allora, questa che ora vi mostro è una capiente busta. una di quelle che serve a riempirci scarti e merda. oggi servirà la causa. la voglio stracolma di soldi … in pezzi da cinquanta, da cento e da duecento. state comodi … passerò io stesso. due minuti soltanto e tutto sarà finito. bene. tu alla cassa. si, dico a te ... come ti chiami? daniela? ok, daniela. da quanto tempo ci lavori in questo buco di merda? dieci anni? uno schifo. ma ci potrai sguazzare dentro tutto il tempo che vuoi se mi seguirai alla lettera. farai la brava? ok. prendi la busta e comincia a riempirne il culo. prima dalla tua cassa. bravissima. ora prendi un bel respiro e passa alla cassa numero due. daniela … sei proprio super. fin qui saranno cinquantamila. un ultimo sforzo adesso. sappiamo dei trecentomila nella cassa a tempo. e non sparare cazzate. aprila … e non fare storie. babie: que pasa? todo bien? ok. respira … continua a respirare … brava daniela … un giro a destra, 3, uno a sinistra, 4, un altro a destra 7. wow! bingo! brava daniela, conseguita la laurea. e si cazzo, ti scoperei all’istante, ma babie mi pianterebbe tanto di quel piombo in culo, da cagarci sangue per sempre. ora scostati … vediamo … brava. tutto è questione di fede, ma qui è questione di culo. se porto fuori il mio, il vostro sarà libero di fare il proprio dovere dove meglio crederete. ok … daniela, hai ripulito per bene. signore e signori … qui abbiamo finito. solo pochi istanti e usciremo dalle vostre cazzo di vite. e non abbiate vergogna voi due. signori, abbiate compassione dei vostri giovani paesani … ascoltatemi stronzetti: anch’io al posto vostro mi sarei pisciato tra le mutande. e ora col permesso della mia signora un ultimo commento: voi tre … si belle signore dico a voi là in fondo … certo che a pruriti siete un schianto, ma andate sempre in giro così? grazie a tutti. è stato un vero piacere.”

nel caldo che l’inferno è a due passi. dal paradiso alla merda si fa presto a raccoglierne miracoli e scarti. nel caldo che la vita te la scegli col tuo secolo di storia, ma a sintonizzarti con la morte basta quel minimo tocco.
nel caldo che l’inferno è giorno dopo giorno, ma a raccontarlo al tuo di un culo ordinario è sempre e solo il solito cazzo di un caso.

“te l’avevo detto stronzo!! cazzo, non avresti dovuto azzardarti!!!”

un solo colpo. da quelle maledette brevissime distanze. senza nessuna pietà, in faccia.
un solo colpo, gli massacrò la vita e gli aprì l’anima.
all’istante.
l’occhio sinistro uscì dal caudale. freddandolo.

nel caldo, in quel peggiore dei modi, ma nel migliore che la vita, crepando, conosce.

nel caldo. in fondo all’illusione di un dosso.

era la solita nebbia, attutita da quelle vecchie cose preziose che tornano e non cambiano.

06 marzo, 2011

inconfessabile nero, di vitobenicio zingales.


inconfessabile nero.


serralo, al palato, fin l'oro di quel dio momento. spalanca, e ancora, perchè tu possa essere insieme disputa e peccato. più non potrebbe la vita e la morte avrebbe il peso di una farfalla.


è arteria che a lava schizza, ma sarai addestrata al mordere del fuoco.

fatti tendine nell'istante che allaccia furia e dio.

fatti proibita al marepiano che galleggia, fatti puttana alle mani che chiudono mani, fatti straniera all'ardore delle blatte. fatti pietra ai molli scheletri delle spose. squarta il tuo cuore, ma nel sangue che sputa a sangue.

respirami morbo, sulla lingua, per il danno che tutti vogliono.
entrami peste, sulla punta, per il taglio del torbido latte.

e ora legami  ... legami alle sponde del tuo delitto e fatti inferno per quel getto di vena: tu maledetta e io onice da bere. 


 





con fiorenzo lo presti e viviana spanò
luci francesco ferla.





13 dicembre, 2010

pz.n.124 (anche la neve va in esilio), di vitobenicio zingales

anche la neve va in esilio

come sempre era quel tratto. cento metri in inverno e cento metri sempre. il cielo gli cadeva in mezzo, a getti … e con quel tiepido risentimento che è dei “vinti”, ma anche dei bastardi.
in fondo, anche lì faceva città con i suoi lenti sonagli e i soliti auguri di natale.
 


03 dicembre, 2010

pz.n,122 (autopsia di un dolore) di vitobenicio zingales


autopsia di un dolore

era una di quelle giornate che, nonostante il freddo, il cuore avrebbe imparato ad amare il ghiaccio. una di quelle che ficchi le mani in tasca e, sulla via del ritorno, il mondo lo sai dalla pioggia, piano, ai vetri di casa. la tua, terzo piano, arrampicando debiti, scalino dopo scalino, in fondo al corridoio dell'ultimo bilancio.

era freddo. come al cinema, nel buio e poltrona vuota accanto. come tutte le cose che la vita promette solo per imparare un nuovo, plausibile genere di ricordi. sola, come al supermercato, reparto cosmetici e piccoli specchi rotondi, di fianco e di fronte. una di quelle che, “dannato destino!”, solo dopo t’accorgi e, “fottuta circostanza”, c’arrivi sempre in ritardo, come alle poste, “turno 123 sportello 4”, due ore in piedi e, manco farlo apposta, devi sbatterti ancora e rifare il turno. una di quelle che la tua vita è dentro una busta per pizza familiare e ti risulta tiepido tutto, nonostante il mondo ti dice che hai vita abbastanza per l'ennesimo turno.
 
“ciao mà …”
“come va? stai meglio?”

27 novembre, 2010

da mezzanotte a zero, artrailer, di vitobenicio zingales.

                             

                                    is the blood of the city.
                 the thick black road between demons and cops.

                  an asshole, damn cop and one of  "those".

tra barocco e hard boiled, per immagini e fotoart, "da mezzanotte a zero artrailer" un nuovo modo, originale e suggestivo, di leggere un libro.
 
non perdetevi l'occasione ... unica nel suo genere. garantito, fottuto e sputato.
 
testi e regia di vitobenicio zingales
foto e computer art di francesco ferla.


a presto per zero91.

24 novembre, 2010

pz.n.121 (il giorno perfetto, "la furia", atto secondo), di vitobenicio zingales


pz.n. 121 il giorno perfetto secondo atto

di là del muro. di un passo oltre l’orizzonte. patetico arbitro, di sbieco alle prime congruenti formazioni di ferro, il solito cemento. la città, tra incisivi e puttane. intimamente, verso il mare, a galleggiare sull’inconsolato latrato delle cagne, solo ombre di containers e di vecchi silos: schiacciavento, per la gente del porto.
la città.
e gli “oboe” delle grandi navi da crociera.
l’inganno era evidente anche al più orbo tra gli imbecilli.

20 novembre, 2010

pz.n. 120 (il giorno perfetto. "alla fine, aprimi e divorami".), prima parte. di vitobenicio zingales

(suspiria)

era uno di quei giorni. uno di quelli per cui ne vale sempre la pena, eccome. era uno di quei giorni che comunque ti scoppi il cuore c’è d’andarci fieri. a detta di frankie quello era il giorno perfetto. e in qualunque modo l’avesse presa il mondo, quel giorno, per lui, sarebbe risultato tanto importante quanto il giorno del primo uomo sul culo della luna. avrebbe potuto scommetterci chiappe e attributi, ma quel giorno era il più azzeccato e fottuto fra i giorni del suo tempo del cazzo. non fu facile stabilire quale tra i pretesti avrebbe potuto essere il migliore, ma probabilmente “quello” ne innescò la “circostanza”. se fosse stato il caso, o altre simili cazzate, a spingere sulla storia risultò assai irrilevante, considerato che nel costruire la fortuna dei suoi effetti i peggiori detrattori sono i migliori fra gli uomini comuni … e la storia, si sa, evoca solo eroi, santi e luride puttane. credetemi: al di là di quanto potranno le parole, su questo pezzo di carta, risulterà non facile, alla fine, elevare uno di quei giudizi tanto severi quanto ragionevolmente opinabili e non solo per tentare di dare corso alla più strampalata o sommaria delle disquisizioni etiche. se volessimo indagare più a fondo la stronza cosa, dalla parte opposta alla più lieve delle convinzioni morali, risulterebbe alquanto sconfortante pensare d’essere stati sfiorati dal più singolare strumento del sapere: il dubbio di dio.


era uno di quei giorni. col caldo tra i testicoli dell’anima. uno di quelli per cui la storia

17 novembre, 2010

da mezzanotte a zero, artrailer, di vitobenicio zingales

from midnight to zero. there are damn streets. black, heavy and hot. there are no roads that leave no fucking way out, even if you pray to your god. roads such as knives and bullets as bitches. zero runs from midnight to the city, including pylons, cops infamous and unworthy whores. beyond the port is a dead ... and his destiny is a black woman.



and a cop.



between cops and demons.



in the city.



from midnight to zero.

05 novembre, 2010

Da mezzanotte a zero. Backstage. Video e foto

Luce giallastra. Caldo serale d’ottobre.
Sul tavolo di legno fogli, biro consumate, caffè e zanzare.
Il nostro backstage parte da qui. Tutto intorno una serie di parole, suoni ed idee che illuminano quei momenti irripetibili, scolpiti ormai nella memoria dei presenti.

D’Impatto c’era.

Era presente in questa avventura come in passato già altre volte aveva fatto.
Non so quanti di voi abbiano mai vissuto dentro uno spettacolo. Una serie infinita di cose da fare, di problemi dell’ultimo minuto, di contrattempi. Ma con la giusta dose di follia e

27 ottobre, 2010

Da mezzanotte a zero reading. Video e foto

Sono passate settimane, è vero.
Nel frattempo questo blog, autentica fenice, è rinato e ha inaugurato un nuovo cammino che spero possa portarci lontano!
Ma quel nero catrame con cui facciamo i conti ogni giorno, quello non stinge e non attenua i livori della palermo a tinte forti di Vitobenicio Zingales. In bianco e in nero, più delle immagini, più di ogni foto possibile o di ogni video immaginabile... Le sue parole. Fendenti che pungolano la quieta anima di questa città che la sera si addormenta dopo aver messo a tacere su aridi casermoni in cemento armato, lì, tra un'urbanizzazione spontanea e le falde dei monti o il mare, quegli invisibili e inadatti di cui non vuole sentire parlare.
Ma quei drughi, quei malacarne (come l'articolo di repubblica ci ricorda), esistono e riaffiorano nella notte, in nero, oppure in quei giorni talmente assolati che gli occhi li chiudi, li chiudi e non vedi che assomigliano tanto ai quei bravi ragazzi, a quella giustizia in cui tanto speriamo!

"Grida. Un acuto. Dal silenzio degli occhi. Un grido che fa il giro dell’isolato e ritorna violento in fondo al palato, nel vortice compresso della gola. Agli occhi. I soli che ascoltano. Un grido che si mischia al rombo dei semafori giallo lampeggianti e ai fischi acerbi dei bus troppo vuoti, troppo ciechi per essere in città a quell’ora.
E’ il destino. E qualcuno decide per te. Dopo c’è sempre qualcuno a decidere per te."
vitobenicio zingales

 
E adesso?I video e alcune foto. Fotogrammi su fotogrammi di quella serata, a grana ruvida e raschio in gola.

22 ottobre, 2010

da mezzanotte a zero, phototrailer, di vitobenicio zingales



da mezzanotte a zero.
nient'altro che questo, nulla ... la morte.

suoni di cherosene e vapori di tralicci. dai silos del porto ai picciotti del souk. schiere di cemento. penombre d'asfalto e stronzate di dossi tra puttane, futuro e magnaccia. se da una parte sono gli sbirri, dall'altra ingrassano i soliti cialtroni. in gessato e cravatta. quelli coll'amido al culo e l'anice tra incisivi e molari. tra preti e burocrati. di chi la vita la succhia e di chi sino in fondo la fotte. quarant'anni colanti, uno sull'altro e sulla solita puttana miseria degli altri. periferie. rotonde. al polistirolo. con la pancia piena di fango, come di cefali, di un dito sotto il pelo dell'acqua, che quando urlano è sempre un piacere vederli schiattare.
flic, flac, flic, flac ... si, questo qui è l'unico movimento che ancora funzioni. l'unico che sia capace a ripulirti dal fango dagli occhi. ti giri e ti volti, alla fine conti e bestemmi di brutto. hai  il tuo bar, la rogna e le tasse. e poi?

17 ottobre, 2010

da mezzanotte a zero, phototrailer, di vitobenicio zingales



il phototrailer di "da mezzanotte a zero".






sum quod sum. vetus malum. quod nati sunt. dominus enim placitum est et quod sunt ipsi.

I am what I am. the ancient evil. what they are born. my lord is pleased for what they are and what they will.




I'm the alpha.
 
 
 

see you soon.




directed vitobenicio zingales, director of photography francesco ferla, comics andrea de luca.
con stefania blandeburgo, vincenzo crivello, cristiano pasca, gero guagliardo, luigi vivarelli, maurizio valenti.
media partner: zero91 e d'impatto

10 ottobre, 2010

In nero

Grande serata quella trascorsa.
In nero. Rituale che affascina.
Vitobenicio e i suoi da una parte e dall'altra voi...
Spettatori e attori di quella celebrazione cittadina.
Da una parte palermo, quella scomoda, quella della capra, dei vicoli bui che manco con un faro,
del cemento del catrame, quella che per noi non c'è..quella che è solo finzione, quella che "è così che ci pittano nei film"... E invece c'è e sputa catrame e sogni di riscatto.
Dall'altra noi, voi, a tentare a tratti di fuggire e di dire no...la mia città non è così, questa realtà non è la mia.

Se chiuderete di nuovo gli occhi, se non andremo oltre lo stereotipo dove il tanfo è più forte e dove resistere è più difficile, che merito avremo?

Presto su questo spazio virtuale di carne e sforzi, le immagini di quella serata e alcuni video.
Per ricordare che eravate svegli...e che il sogno/incubo comincia ora!!!
october

08 ottobre, 2010

di demoni e giusti. da mezzanotte a zero. di vitobenicio zingales



era piccola e minuta. come quando è carta da una parte e velina di neve dall'altra. era nella vita. di dentro. che ogni cosa ed era futuro.

anna.
cos'è che scatta in quel "dentro" nel sangue"? cos'è che monta tra le vene del tanfo peggiore? cos'è che porta alla nera potenza di uno schizzo? e a profanare quel tempio negli occhi? eppure siamo uomini, figli di un dio e continuità di un padre. molto più di una memoria, molto più del maroso tra gocce e cielami.
nella terra dello zolfo, tra demoni e giusti, cos'è che ti spinge a non essere più uomo? e a farti dimenticare che è da quel medesimo sangue a giungerti la vita? eppure scegli la pietra, la lama e la polvere da sparo. eppure scegli il morbo che ti scuoia l'anima, là in fondo al palato del cuore. uomo: cos'è che ti spinge a procrearti nell'inguine del maiale più avido? e a generarti nel mollame dell'infamia? e a tornarti nella terra strisciando? figlio del fango, ubriaco di sperma, voglioso di merda.

cos'è questo tanfo che sale dall'ultimo tonno scannato?

tra demoni e tumori. tra demoni e giusti.

anna.

era piccola e minuta. solo un sorso accennato.

una cartilagine nell'anima. una mano. sporca. e si spezza.
e di una madre si perde una lacrima trafitta dal chiodo della sua stessa croce. 








Foto di Andrea De Luca e Zero91

06 ottobre, 2010

Da mezzanotte a zero:reading. I protagonisti

Non so se vi è mai capitato di assistere ad un happening reading (o reading happening?...bo…la sostanza non cambia), ma è esperienza esotica e confortevole al tempo stesso. mi rivolgo ai lettori che stanno lì con il loro libro in mano e lo consumano a forza di tenerlo tra i polpastrelli e fanno strane orecchiette nelle pagine più significative e odorano le pagine la prima volta che lo toccano. mi rivolgo agli ascoltatori della buona musica che al cambio di nota sentono un leggero pizzicorio di emozione sulla pelle e il cuore andare a tempo con la linea di basso e infine, mi rivolgo a voi cinefili, intrepidi visionari ad occhi stanchi che nei film trovate grazia e dannazione e ad ogni sospiro o azione del protagonista, anche voi partecipate con entusiamo.
be… un happening reading coinvolge tutti i nostri senti in uno strano shaker che mixa un buon libro con della musica e la drammatizzazione da parte degli attori. tutto lì e tutto per voi.
immaginate ora una scena. densa e livida. in cui qualcosa sta per accadere. in un vicolo. siete spaventati, ma anche attratti. arriveranno i “buoni”? chi ci aspetta in quella città nera? siete dentro “Da mezzanotte a zero”. siete dentro il mondo di vito.
vi aspettiamo in tanti per non perdervi questo unico ed irripetibile viaggio a “sensi” aperti in cui ci faranno compagnia loro…. chi?
ve li presento…

stefania blandeburgo: diplomata alla scuola comunale di teatro Teatés di Palermo, diretta da Michelle Perriera, vanta anche una laurea in Lettere Moderne. Ha preso parte a numerosi spettacoli teatrali nei più importanti templi artistici della città, Il Massimo e Il Biondo, tra cui ricordiamo rispettivamente: Opera da tre soldi, Assassione nella Cattedrale, Palermo senza Scena, Don Giovanni e inotre, Al cavallino bianco, Il piccolo Mozart e Il bambino e la guerra. Inoltre ha portato sulla scena con compagnie teatrali private (Compagnia Ditirammu, Compagnia Teatro Nuovo, Teatro Orione, Teatro Teatés): Il malato immaginario, Filumena Marturana, Chewingum, Costanza D’Altavilla… solo per dirne alcuni. E' stata diretta tra gli altri grandi nomi del teatro siciliano, da Gigi Burruano, Giuseppe Cutino, Paride Benassai, Michele Perriera, Pippo Spicuzza. Al cinema la ricordiamo per i film: My name is Tanino di Michele Virzì, La Goccia di Marco Lanzaframe, L’ultima Mamma Draga di Sonia Patania e Senti Amor Mio di Roberta Torre. Per la televisione ha preso parte alla Piovra 10 (regia di Luigi Pirelli), Falcone e ultimamente al cast di Agrodolce su Raitre, fiction ideata da Minoli che ha riscosso un grandissimo successo.
Stefania inoltre ci tiene compagnia sulle frequenze di Radio Time, con la sua trasmissione Ora d’aria.
Segni particolari: profondissimi occhi marroni che vi guideranno nel tortuoso incastro di “Da mezzanotte a zero”

vincenzo crivello: diplomato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia nel biennio 92/94, nel suo lungo percorso artistico diverse partecipazioni a spettacoli teatrali, tra cui: Waiting for Godot (Marinella Anaclerio), Camere da letto (Lombardo Radici), Animali a sengue freddo (Francesco Apolloni), Marat-Sade (Marina Garroni), Ordalia della croce (Renato Giordano), Catilina (Carlo Fineschi), Turandot (Nicoletta Bassano), La lupa (Aurelio Grimaldi), Romeo e Giulietta (Antonello Capodici), I Vestiti Nuovo dell’Imperatore (Ezio Donato)… solo per elencarne alcuni. Al cinema lo ricordiamo per i tanti ruoli interpretati: Notte blu cobalto (2008, regia di Daniele Gangemi), Scontro di civiltà… (2008, regia Isotta Toso), Il Sangue Dei Vinti (2007, regia di Michele Soavi), Moro 3 (2003, regia di Aurelio Grimaldi), Sottovento ( 2001, regia di Stefano Vicario), Marianna Ucria (1997, regia di Roberto Faenza), Bruno Aspetta In Macchina (1996, regia di Duccio Camerini), Le Buttane (1993, regia di Aurelio Grimaldi).
Per la televisione ha preso parte ad alcune delle fiction e film per la tv più importanti del palinsesto italiano, tra cui: Intelligence (2009 regia di A. Sweet), I Ris (2009 regia di Fabio Tagliavia), La Squadra (2007 regia di Bruno Nappi), Il Capo Dei Capi (2007 regia di E. Monteleone e A. Sweet), Codice Rosso (2006 regia di Monica Vullo e Riccardo Mosca), La Stagione Dei Delitti (2002 regia di Claudio Bonivento), La Sindone (2001 regia di Ludovico Gasparini), Il Testimone (2001 regia di Michele Soavi), Distretto Di Polizia 2 (2001 regia di Antonello Grimaldi), L'avvocato Porta (1997 regia di Franco Giraldi).
Segni particolari: sorriso sarcastico nel nero e nel rosso della periferia cittadina, ci possiamo fidare?

ernesto maria ponte: ha conseguito gli studi artistici presso il laboratorio di esercitazione sceniche di roma diretto Luigi Proietti. Con lo stesso proietti ha lavorato in diversi spettacoli teatrali, tra cui: Leggero leggero (anno 1992) Roma, Teatro Olimpico, A me gli occhi bis (anno 1993) Roma, Teatro Olimpico, Prove per un recital (anno 1999) Milano Teatro, Smeraldo. Con il teatro Biondo di Palermo ha portato sulla scena: Coriolano per la regia di Roberto Guicciardini (anno 1994), Annata ricca per la regia di Roberto Guicciardini (anno 2000), Palermo senza scena regia di Pippo Spicuzza (anno 2006). Avendo buone doti canore e un’attitudine innata per l’ironia, ha anche alternato momenti di teatro leggero e musical, di cui ricordiamo: Il poeta in piazza di Ignazio Buttitta, Pluto di Aristofane, Ammuccia’ st’astuccio di A. Petito, Malgrado tutto dialogo teatrale di F. Darpa. Per il Teatro Al Massimo di Palermo ha inoltre rappresentato: L’aria del continente regia di Miko Magisteo (2001/2002), Un italiano ad Hollywood di Gianluca Terranova (2003/2004), Bijoux regia di Antonello Capodici (2006/2007), Per fortuna che c’è la mamma regia di Antonello Capodici. Da non dimenticare i numerosi spettacoli di cabaret e i monologhi scritti e interpretati da lui: Parole Parlate (1995) Teatro Cristal di Palermo, Il Ponte mi sta stretto! (2005) Teatro Agricantus di Palermo, …ridicolo da 40’anni…(2008) Teatro Agricantus di Palermo, Al Buio (2010) Teatro Agricantus di Palermo, per citarne alcuni.
Al cinema lo ricordiamo per il suo ruolo nel 7 e l’8 di Ficarra e Picone.
In tv lo abbiamo visto in fiction e programmi di intrattenimento: Non parlo più (anno 1994, L’infiltrato (anno 1995), Agrodolce (2007) in uno dei ruoli protagonisti della fortunata fiction di Raitre, ossia Ermanno Granata.
segni particolari: viso rassicurante. in "Da mezzanotte a zero". in quel lasso di tempo, forse una luce.

gero guagliardo: la sua formazione artistica è stata seguita, tra gli altri, da Giuditta Perriera per la scuola di teatro Teatés e ha frequentato i corsi di Ernesto Maria Ponte, Rinaldo Clementi e Cocò Gullotta. A maggio 2008, con il monologo Call Center (Crisalidi) si aggiudica la “Menzione Speciale” al PalermoTeatroFestival, per il premio Teatro dedicato a Vincent Schiavelli. Ha frequentato i laboratori teatrali di Emma Dante e Claudio Collovà, Filippo Luna. Marzo 2010 inizia un nuovo percorso formativo all'interno della Bottega D'Arte Palermitana, diretta da Lollo Franco. Seppur giovanissimo vanta un percorso artistico ricco e diversificato, che nel teatro lo ha visto partecipare, tra gli altri, a: 2001 “La chiamata di Ognuno” di anonimo del XV secolo, Confusioni di Alan Ayckbourn (2003), Che notte ragazzi (2006), Questa sera si recita.....sei vi pare (Gennaio 2008) di Luigi Pirandello: rielaborazione a cura di Giuditta Perriera, Call Center Crisalidi (Maggio 2008), “Fine pena mai” (Marzo 2010) per la Giornata Mondiale della Lentezza, reading a cura di Vito Benicio Zingales, “I Giganti della Montagna” (Settembre 2010) di Luigi Pirandello per la regia di Giuditta Perriera, “Chi (Ri)Esce” (Settembre 2010) monologo scritto ed interpetato da Gero Guagliardo per la regia Vito Benicio Zingales.
Per il cinema ha interpretato interessanti ruoli per corti e lungometraggi indipendenti: lungometraggio Fatal Noises (2009) diretto da Gianluca Testa, cortometraggio Protocollo Chimera (2009) regia di Luca Lucchesi per Associazione Montinaro, cortometraggio Le Faremo Sapere (2010) diretto da Pietro Vaglica, cortometraggio La Lumaca (2010) diretto da Dario Guarnieri per il Centro Sperimentale di Cinematografia (sede Sicilia), booktrailer Da mezzanotte a zero (2010) scritto da Vito Benicio Zingales per la regia Davide Gambino. In tv lo vedremo presto nella fiction di grande successo di Canale 5, Distretto di Polizia 10.
segni particolari: voce profonda, ci affabulerà con il suo parlato tra il nero catrame di "Da mezzanotte a zero".

Salvatore “Othello Man” Petrotta Reyes: ha iniziato a 12 anni la carriera di DJ/speaker radiofonico per poi concentrarsi sulle produzioni musicali a 360°. Fondatore e produttore dei Combomastas' (gruppo di punta dell'HipHop Italiano - rigorosamente made in Palermo), OthelloMAN è un rapper, cantautore e compositore, e parallelamente titolare dell'etichetta di produzioni discografiche ed organizzazione di eventi "R.C.M.Entertainment." Ha scritto e composto musiche e brani per documentari come Malavita - per Roberta Torre -, Non sono figo e Tutti Pazzi sono suoi manifesti con i Combomastas, così come 'U Tagghiamu Stu Palluni...?!.OthelloMan ha già pubblicato 3 album solisti (Cerco Pace, l'ultimo del 2006), ha prodotto numerosi artisti della scena palermitana ed attualmente è impegnato nella produzione del Non Sono Figo Tour - tour per le scuole superiori per la stagione 2010-2011.
Alcuni momenti salienti della sua vita artistica: pubblica l’album Combomastas – Musica Classica (maggio 2009), vince il PVI (Premio Videoclip Italiano, novembre 2008) - Premio speciale per l’impegno civile alla IULM di Milano per il Video del suo progetto Combomastas’ - ’U Tagghiamu ‘Stu Palluni…?!, vince il premio speciale HipHop – M.E.I. (novembre 2008) per l’impegno come miglior comunicazione sociale e civile per il brano ’U Tagghiamu ‘Stu Palluni…?!, vince il premio Rosa Balistreri e Alberto Favara per i 20 anni di carriera come comunicatore e come cantastorie moderno nella prosecuzione ed evoluzione della tradizione popolare Siciliana (agosto 2010).
Impegnato socialmente, definito christian rapper, si tiene alla larga dalla facili etichette portando avanti il suo impegno con determinazione e senza mandarle a dire!
Adesso è al lavoro su vari fronti, tra gli altri: 2 Ep per il web - dedicati ai fan più stretti Prima Dell’Odio e il suo nuovo album Attraverso L'Odio - ma sulle strisce di imminente pubblicazione.
Segni particolari: ritmo. a volte battito, a volte metallo, a volte risuono di asfalto…sarà sonora colonna di "Da mezzanotte a zero".

E ora?...soltanto 24 ore al tempo che va da mezzanotte allo zero.
Elisabetta Costantino

04 ottobre, 2010

Da mezzanotte a zero_reading happening

Venerdì 8 ottobre 2010
alle ore 21,00
al Kursaal Kalhesa
il reading happening del nuovo libro di Vito Benicio Zingales


Venerdì 8 ottobre alle 21,00 negli spazi del Kursaal Kalhesa nuovamente sulla scena un reading happening sui testi di Vito Benicio Zingales. Per l’uscita di Da Mezzanotte a Zero il nuovo romanzo del noto scrittore palermitano edito da Zero91, si uniranno in una narrazione secca e pulp che corre lungo le pagine del libro le voci di Stefania Blandeburgo, Vincenzo Crivello ed Ernesto Maria Ponte e in voice over Gero Guagliardo. Una Palermo immersa in un’atmosfera di petrolio e sangue, un commissario della omicidi al suo ultimo giorno di lavoro, il cadavere di una donna e la strada tortuosa di una Giustizia che a volte si ritrova ad avere connotati oscuri. Le atmosfere noir del libro si uniscono alle note del rapper Othello che ha inciso in un inedito il tema musicale di Da Mezzanotte a Zero. Ad introdurre il reading le immagini del book trailer realizzato da Davide Gambino.


Vito Benicio Zingales (Palermo, 1963) lavora in prefettura dal '92. Si è occupato di vittime delle criminalità organizzata e di tossicodipendenze. È stato coordinatore della scuola per criminologi del centro internazionale di criminologia. Ha pubblicato per Ibiskos Là oltre i campi di sfaax (con cui ha vinto tre primi premi: Ibiskos Empoli, Trieste Altamarea e Padus Amoenus Parma); per edizioni Clandestine Cosa di noi e per Armando Siciliano Editore Il truccatore dei morti. Jesse è l'Harley con cui ha solcato le strade più importanti d'Europa. 
Fonte comunicato stampa
Ufficio Stampa:
Gioia Gange
3496117650



E adesso? E adesso mi aspetto centinaia di "mi piace", almeno tanti quanti le persone che si uniranno a noi per questo incredibile e irripetibile evento.
Di rosso, di nero catrame, di grigio città che parla, anzi che grida a tutti noi, questo è il libro del nostro Vito. Questo l'happening reading di Venerdì sera!

02 ottobre, 2010

pz.n.106 meglio e preciso e quella minchia di mafia, di vitobenicio zingales

pz.n.106 ("meglio e preciso" e quella minchia di mafia).

e mi metto seduto, bello fermo e, come si dice, sopra di me, che così la piazza scende tutta in fondo agli occhi. al mattino viene bene, ma è al pomeriggio, quando la canazza stempera, che la cosa pare uno di quei film alla ti vi.

meglio e preciso.

la piazza è rotonda, sul piano e nel mezzo del paese. da una parte è la matrice e dall’altra restano il municipio e il circolo. da una paiata d’anni l’assessore ai giardini c’ha piantumato palme e gerani. un tocco di colore e di verde che non fa proprio male, anzi, diciamo noi altri, così pittata assomiglia alle femmine tutte in tiro per la festa di sant’eustachio. proprio al centro è il monumento ai caduti della seconda grande guerra, coi nomi dei nostri patrioti compaesani, scritti nel marmo della stele. piazza umberto 1°, che è così a chiamarsi, nonostante il progresso, è rimasta tale e quale a quando ero picciotto, più o meno. certo, qualche modernità rispetto ai vecchi tempi ora c’è, ma l’intimo è sempre quello: rotonda, nel piano, con i cristiani da una parte e i minchioni dall’altra. io, che sono uno di quelli dei vecchi tempi, questo lo posso dire come un fatto e in parola. la piazza è cosa che non può cambiare anche se ti metti là a scavarci fossi o a inventarti le minchiate più inutili. c’hanno provato, credetemi … e minchia se non c’hanno provato. soprattutto cristiani disonesti e forestieri leggeri. si, quelli che s’annacano. quelli che promettono e chiacchierano, soprattutto quelli che minchioneggiano col culo degli altri. c’hanno provato, per soldi e buttanerie, per stravaganterie o per favorire un qualche brigante, uno di quelli loro: tutto annacamento e appartenenze. ma se l’idea era quella di fottere soldi e usanze, a quelli, alla fine, solo occhi per piangere sono rimasti e mosche, si … tanta merda e tante mosche. qui, al paese, è così. magari ci scanniamo per quanto sale dobbiamo alla terra o per quale passo dovrebbero infilare le vacche, ma quando è cosa che ci tocca nell’intimo … “minchia!”: non c’è santo in paradiso a cui rivolgere un’ave maria. balatoni diventiamo, uno appresso all’altro … che a sconsarli neppure il più cornuto dei diavoli ce la farebbe. e mica c’annachiamo noi!

questo è il mio paese e questa è la mia piazza. tutto il resto non mi appartiene e se così non fosse, minchiate resterebbero e da malaminchiata vivrei.

e mi metto seduto.

meglio e preciso.

da qui, che alle spalle c’ho vicè, sensale del ghiaccio e varviere di fino, mi governo tutto il tempo che voglio e tutto il tempo che voglio me lo infilo tra lisca e pupille. come quando i formichi escono per il mondo e per quella santa ragione che hanno di riempire tana, spirito e pancia. e in fondo, noi, siciliani del paese, se ci pensate bene, a questi armaluzzi proprio c’assomigliamo, vuoi per la pazienza, vuoi per quella forza che in molti desidererebbero vedere morta, fottuta e sepolta. ma noi, che della terra e del mare sappiamo le voglie, siamo come quegli ulivi piantumati nell’acqua, tra riflessi di gebbia e “parole di squama”. e pari ai protomartiri, unti dall’onnipotente Dio, la schiena l’abbassiamo, ma per dare alla terra il motivo più intimo del sangue. a noi, i vecchi, hanno insegnato che la meglio parola è quella che non si dice … e noi muti siamo rimasti, per comando e per virtù. ora, però, ai picciotti ci brucia … e se il pane manca, il diritto di alzare la lisca ce l’hanno tutto, eccome se non ce l’hanno! e come diceva mio padre: aranci aranci, e all’anno, cu avi i guai si chianci.

“salutiamo … e oggi? e oggi com’è?”

“uguale a ieri compare, ma minchia ... più caldo c’è!”

“e ci sono cose che proprio non le possiamo cambiare … “

“meglio e preciso, compare. ti puoi mettere con la santa ragione, ma questo caldo … “

“e ragione avete vicè … ma quello che viene dal cristo onnipotente, alla terra non fa specie … avete sentito, invece, il bordello che fanno a roma?”

“e quelli minchioni sono! s’annacarono e ora solo l’annacata ci resta”

“si sono fottuti la legittima e negli ultimi anni pure la buona decenza …”

“ma che razza di cristiani sono?”

“compare: animali sono … e della peggio razza!”

“ci sono buttane che esercitano il mestiere con onore e rispetto, ma questi, vicè mio, pupi sono, e senza dignità!”

“e poi dicono la mafia … e si riempiono la bocca con le solite minchie di parole … come se fossimo ciechi e ‘gnoranti peggio delle peggio bestie.“

“la mafia? e che minchia è? io so soltanto che un cristiano, per peso e capienza, in due categorie si divide: quello a verso, con l’onore nel sangue e il rispetto che la strada gli porta, e quello infame, col disonore nel cuore e la falsità al posto del pane che mangia. briganti sono! e non lo sanno che dal fango figlia fango? e non lo sanno che la verità è come un colpo di pallettone?”

“compare: e a furia di fottere il prossimo, “quelli” il senno lo hanno smarrito … prendete l’acqua della gebbia di compare totuccio, ad esempio. tira oggi e tira domani e il torbido, dal fondo della vasca, alla fine, è venuto su, e con tutto il suo marcio. l’infamia è figlia della coscienza sporca …“

“e i cristiani senza onore leggeri sono … come la merda che galleggia sul pelo dell’acqua … “

“per l’appunto. c’hanno nascosto la verità, come se il colera fosse giunto da chissà quale carogna … oggi, però, sappiamo da dove è arrivato il tanfo … e soprattutto per quale minchia di perché è figliato il morbo. l’avidità … compare … l’avidità. ma di quale minchia di mafia parlano … se c’hanno pure l’attentatone nella coscienza … “

“e già … poveri cristiani … per gli onorevoli di roma, “quelli” scassa minchia erano … ma il potere, e quei certi affari, le zaffate le lasciano nell’aria e, credetemi in parola, come cani di caccia, alla verità, i due, ci stavano arrivando … e ora ne vedremo … e si, ne vedremo proprio delle belle … “

“pensate a quello che penso io, caro compare?”

“ormai alla testa del grano ci sono arrivati e quello che c’era da spolpare l’hanno spolpato. ora, ‘sti infami, per non farsi la galera e finire col culo nel fango, come alle bestie si scanneranno, ma … “

“ma?”

“o s’infameranno tra loro oppure useranno quella minchia di parola: la mafia!”

“e come?”

“come alle buttane! o col tritolo o con la pagina di un giornale … “

“è finito il tempo d’annacarsi!”.

“meglio e preciso!”

“meglio come al vento nel cielo e preciso come un falco a piombo.”

“vertenze … tra surci e serpi. come tra buttane e magnaccia!”

“già … buttane!”

è caldo. e silenzio. che da punta a punta manco una mosca. così pare, ma credetemi in parola, là buttati, mille occhi nell’aria ci sono. che ascoltano, firrìano e sanno. e se passerete da queste parti, a dio piacendo, mi troverete al solito posto. di lato, vicino l’inferriata delle scuole, a godermi il sole a piombo e una qualche signorina che di là passa per gli occhi dei soliti minchioni.

meglio e preciso. in piazza. che il mondo è là fuori, ma a me? ma che minchia me ne fotte a me …

 Foto di Martina Zingales

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