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06 novembre, 2010

"Primavera in Borgogna" di Luca Terenzoni

I paesaggi primaverili delle campagne francesi fanno da sfondo alle atmosfere noir di “Primavera in Borgogna”, romanzo di esordio di Luca Terenzoni.


“Era il primo sabato di primavera.
Quella mattina Francesco aveva deciso di uscire di casa di buonora per recarsi a San Gimignano.

Aveva avuto fin da piccolo una predilezione particolare per questo piccolo comune della provincia di Siena, quasi interamente racchiuso nelle mura duecentesche.

Inoltre la campagna toscana aveva sempre avuto il potere di infondere in lui un senso di pace e tranquillità.

Pace e tranquillità erano proprio quello di cui aveva bisogno in quei giorni: stava infatti passando uno dei periodi peggiori della sua vita.
Sentiva di non avere più punti di riferimento, un obiettivo da perseguire.”



In “Primavera in Borgogna”, Francesco, direttore amministrativo di un’azienda della provincia di Lucca, pur avendo raggiunto importanti traguardi sia in campo privato che professionale, si ritrova alla soglia dei 40 anni a mettere nuovamente tutto quanto in discussione, a seguito della rottura del suo fidanzamento a solo pochi mesi dal giorno del matrimonio.
In modo del tutto inaspettato, l’occasione per poter ripartire da zero gli si presenta una

30 agosto, 2010

Turisti NON a caso, II puntata. "La mia città" di Marcella Longo

Turisti NON a caso ospita un'amica di D'Impatto, Marcella Longo con degli scatti fotografici della sua città, Tusa.
Buon viaggio a tutti noi!


apro lo scrigno della mia città: tusa.

visioni ancora intatte di un tempo che è. spiritualità, luci e ombre.

contraddizioni.

il mare la montagna.

resti di storia e di progresso.

ti accoglie e ti cura con colori e profumi.

ti imprigiona.

Vedi il mondo attraverso una lente spessa che smorza ogni riflesso.

ti incatena, ma puoi sempre fuggire.

vai via longo!
Marcella Longo

07 agosto, 2010

Appunti di due turisti NON a caso di Andrea De Luca

Il cielo dipinto, in questa calda domenica d’estate, è talmente ben fatto…!
Perfino i valorosi condottieri in vetrina, certi di una imminente adozione, sembrano perdersi piacevolmente in questa metamorfosi di colori.
Palermo si sveglia lentamente, senza corse isteriche e parcheggi da inventare. Rimane ferma, un po’ come le statue che vegliano sul riposo della Cattedrale. Anche loro sembrano più rilassate del solito, con un colorito decisamente più estivo. E mentre ti chiedi insistentemente perché, ancora oggi, i negozi di souvenir riescano a vendere le macchine fotografiche usa e getta a prezzi irragionevoli (…), ci troviamo a scendere nel cuore pulsante della città. Turista a casa tua… turista, non a caso, tra i turisti.
Mentre camminiamo i cocchieri “grandi firme” lanciano sguardi fulminanti per un giro del centro, pavoneggiando slogan degni di grandi campagne pubblicitarie. Ed io sorrido, tanto per oggi sono un turista, che mi frega. Mica bisogna specificare… “curò, a paliemmu nascivu!”
Solitamente durante l’anno passi un’infinità di volte per quelle strade, e nessuno ti scambia per turista, ma l’estate ha questo grande potere.
Dall’avvolgente Villa Bonanno, i miei occhi vengono attratti da dettagli solitamente inesplorati: gli angoli diversissimi di corso Vittorio Emanuele, con i suoi negozi storici e gli inossidabili internet point. La statua di Carlo V sembra salutare i passanti accalorati. Fa capolino anche il Re rù puparu, che prende servizio come ogni giorno. Di sfondo palazzi e ringhiere che sembrano usciti da una sceneggiatura del buon Tim Burton… infradito improponibili e cappelli alla Alain Delon, e a meusa dell’angolo, pronta per essere maritata con stile unico…
Insomma ormai siamo dei turisti. La strada non pesa per nulla e non ti fanno male i piedi.
Ci basta una granita, un caffé e… via. Senza neanche pensare se il conto è una specie di rapina.
Continuando il cammino, arriviamo ad uno dei mercati d’antiquariato più interessanti della città, quello di piazza Marina, posto meraviglioso, dove ci perdiamo volentieri tra mille chincaglierie luccicanti, stracolme di passato. In quelle bancarelle si mescola di tutto: dai quadri “rivisitati” alle foto d’epoca, dove si rischia d’incontrare, tra gli sguardi in bianco e nero, qualche parente lontano, da giocattoli malconci e malinconici, ai mobili senza più dimora, dalle locandine dei vecchi film, alle ceste “tutto a 50 cent”.
I venditori non sono per nulla chiassosi, anzi, è proprio uno dei pochi mercati in cui poter osservare senza premura, dimenticandosi del tempo, l’elemento che rende magici quegli oggetti. È quasi ora di pranzo. La nostra piccola spedizione volge al termine. Ancora il tempo di scattare un paio di foto.
Domani riaprono i negozi e gli uffici, creando la solita routine da metropoli di “campagna”.
Mentre la strada s’accorcia, viene da pensare che questa città si ricorda di essere bella ed affascinante soltanto quando non viene popolata dai palermitani, che, come dei mariti distratti, si lamentano solo quando la cena non è in tavola…
Allora alziamoci, senza troppe lamentele, ed andiamo a fare i piatti!
Andrea De Luca


Adesso tocca a voi: turisti NON a caso delle vostre città! Che sia Palermo o qualsiasi altra città, inviateci il vostro reportage e i vostri appunti di viaggio. Pubblicheremo il vostro "viaggio" su D'Impatto affinchè tutti i nostri lettori e sostenitori possano viaggiare insieme a VOI in questa estate 2010!
Inviate foto e scritti ai seguenti indirizzi:
elicostantino@gmail.com oppure helcapitan@gmail.com

10 luglio, 2010

Estate. Notizie strane dal mondo di Piero Salerno

Tra un coccubellu u' coccu e un tatuaggio all'hennè, notizie strane, figlie di un vento caldo d'estate...

• Paul, il polpo indovino
Il polpo indovino che vive nell’acquario di Oberhausen in Germania ci ha beccato ancora! Aveva detto Spagna e Spagna è stata!

Che notizie!!! Sono proprio cambiati i tempi!!! Dopo anni di egemonia della piovra il potere sembra essere passato nei tentacoli del polpo!


• Bielorussia, il rito pagano per salutare l’estate
Il 7 luglio di ogni anno i bielorussi danno il benvenuto all'estate, celebrando la festa di Ivan Kupala, che affonda le proprie radici nella più antica e affascinante tradizione pagana slava. "Kupala" significa "fare il bagno". Infatti, l'appuntamento è lungo un corso d'acqua, dove ci si immerge per purificarsi. Come da consuetudine, si indossano costumi tipici, si preparano corone di fiori, si eseguono danze rituali e si accendono falò. Poi ci si addentra nel bosco, alla ricerca del fiore di felce, che, secondo un'antica leggenda, conferisce ricchezza e saggezza a chi lo trova.

COLPO ALLA CAMORRA, ARRESTATO IL BOSS PAGANO! Era tra i 30 latitanti più pericolosi!
L’avranno trovato mentre faceva il bagno!


• Negli Usa il caldo scioglie i marciapiedi: allarme rosso a New York, Boston e Philadelphia.

Gli esperti hanno comunque affermato che a Palermo non esiste un simile rischio. I marciapiedi risultano adeguatamente protetti dalle auto in sosta!

Fonte immagine: www.quarara.com

31 marzo, 2010

D'Impatto ha superato quota 10000 visite!!!!

Mi ero ripromessa di stare attenta, di osservare giornalmente le statistiche di Shinystat... Fino al momento in cui fosse apparso il magico numero...10.000...
Ma si sa... Il tempo, le tante cose da fare giocano contro e così oggi, al primo spiraglio di libertà collegandomi al blog vado subito a verificare le nostre personali statistiche e....
WOW...Incredibile sorpresa quando leggo 10.031!!!
Il nostro contatore è stato attivato quasi un anno fa, anche se il blog era stato creato qualche mese prima.
Un anno, verrebbe da dire, soltanto un anno ed eccoci...qui. 10.000 visite e quasi 20.000 pagine viste...
Magari a tanti altri potrà sembrare molto esiguo come traguardo, ridicolo l'entusiasmo e morboso l'attaccamento a questa cifra. Ma per me, e so di parlare per certo a nome di tutti i collaboratori di D'Impatto, questo obiettivo raggiunto significa aver gettato un piccolissimo sasso nel panorama vastissimo dei blog, portali di informazione o di citizen journalism...
Un sasso che è portatore sano di opinioni libere dettate dall'entusiasmo e dalla passione di tutti noi e voi.
Tutti possono inviare a D'Impatto i loro pensieri ed innescare creativamente l'attenzione su questo o quel tema d'interesse.
Come ha scritto Vito Benicio Zingales, all'apertura del blog più di un anno fa: "E cosa "D'impatto" vuole essere? E cosa soprattutto pretende da se stesso? Semplice, "D'impatto" siete VOI. Sarà detonatore ed innesco, sorgente e delta, di un unico ed incolmabile tesoro: il libero pensiero. VOI." D'Impatto ha le pretesa d'essere e questo mi sembra già un bel punto di inizio!!!!

GRAZIE GRAZIE GRAZIE a tutti per il sostegno, per l'assidua vicinanza, per la distratta visita, per il fuggente sguardo, per l'incurante lettura, per l'attenta analisi.. GRAZIEEEEEE

Clicca sull'immagine per avere il desktop dedicato a D'Impatto!!!

Vi invito a mandare immagini, video o post che vi piacerebbe vedere su D'Impatto ai seguenti indirizzi mail:
vito.zingales@gmail.com
elicostantino@gmail.com
andreamorgan80@gmail.com

27 gennaio, 2010

27-01 di Marcella Longo

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l'eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»

(Elie Wiesel, La notte)


Shoah, in ebraico significa letteralmente, distruzione.
Nel giorno del ricordo, della memoria, nella ricorrenza della fine di un incubo, “…non dobbiamo consentire che il nostro passato diventi il futuro dei nostri figli…” come oggi ha pronunciato il premio Nobel per la Pace Eliezer Wiesel nel suo discorso alla Camera dei Deputati.
Il ricordo della Shoah, deve essere un impegno quotidiano, un esercizio educativo al rispetto dell’altro, del diverso, del più debole, per scongiurare il ripetersi della barbarie consumata in quei luoghi di dolore rabbia morte, follia.
Un impegno affinchè non venga più distrutta la dignità dell’uomo.

Per Anna e per tutti quelli che nel perdere la vita hanno sperato che noi non perdessimo la memoria del loro destino.
Disegno di Anna Frank di Andrea De Luca.

29 novembre, 2009

Commenti sull'infanzia di Laura Lo Piparo

Song of Childhood scritta da Peter Handke per il film Il Cielo Sopra Berlino

Quando il bambino era bambino,

se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza, il mare.


Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un'anima
e tutte le anime erano un tutt'uno.


Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva una vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo
 
Per tutti i bambini a cui non è concesso di essere bambini e per tutti gli adulti che hanno dimenticato di esserlo stati a loro volta

15 novembre, 2009

Lettera sulla’Amicizia

Da una mail arrivatami…che voglio pubblicare.
“Ci sono persone che credono ad un sentimento che valica lo spazio e il tempo: AMICIZIA.
Agire senza secondi fini, scambiare, condividere sinceramente liberamente, emozioni, esperienza, vita.
Purtroppo chi crede a tutto ciò, molto spesso, viene deluso, poiché non sempre le dimostrazioni di amicizia sono sincere. Tali avvenimenti inducono alla costruzione di barriere protettive, che fanno vedere il mondo, senza essere visti, attraverso una lente opaca e cinica.
Bisogna avere la fortuna di trovare qualcuno che infranga quella spessa lente e faccia riemergere la positività del confronto dello scambio e della fiducia.
Io l’ho trovato”. (anonimo)
davidlachapelle06fu0
Esiste ancora spazio per ragioni di questo tipo nel mondo, nel nostro fottutissimo mondo fatto di picchiatori da galera, di presidenti troppo presenti, di paure da influenza e influenza da paura?
Sarei portata a rispondere sì per non soccombere….

25 ottobre, 2009

"Quei bastardi senza gloria" di Marcella Longo

Inglourious Basterds si presenta subito come una cinica favola divisa in capitoli: “C’era una volta nella Francia occupata dai Nazisti…”, per cambiare subito registro e trasformarsi in placido western, attraversando tutti i generi cinematografici fino a diventare fumetto.
Fastidioso e irritante come un dito infilato dentro il foro di un proiettile, attraversato da ironia che sottolinea la gravità dei fatti.
Quentin Tarantino cambia il corso della Storia con “Operazione Kino”, dove confluiscono i progetti di vendetta di uno scalcagnato gruppo di feroci ebrei americani, che fanno la scalpo agli odiati nazisti, e di una solitaria ancella ebrea (aiutata da un negro), che si prepara al sacrificio, accompagnata dalla voce vellutata di David Bowie – Cat People (Putting out fire), sul sacro altare della settima arte.
Cinema nel cinema, film nel film, il solo luogo dove la fantasia trasformata in immagini può darè vita a ciò che non sarà!

08 ottobre, 2009

“Baaria” tra sogno, memoria e poesia di Laura Lo Piparo e Piero Salerno


In Baaria ho rivisto la vita dei miei nonni, dei miei genitori, dei siciliani. Quei valori con cui nel bene e nel male siamo cresciuti e che oggi molto spesso perdiamo di vista. Questo film mi ha lasciato l’amarezza per quello che eravamo e per quello che siamo adesso, ma non un’amarezza fine a sé stessa, un’amarezza che fa riflettere, un’amarezza che deve spingerci a far sì che quel mondo dei nostri nonni, possa continuare a vivere nonostante il tempo, perché quello che conta non è certo l’aspetto attuale di Baaria e della Sicilia in generale, ma ciò che anima il cuore di ognuno di noi. Ecco che allora quest’amarezza si trasforma in speranza, nella speranza che quell’immenso tesoro di tradizioni, passioni, sofferenze, voglia di vivere che questo film ha cercato di farci esplorare possa ancora costituire per noi siciliani un bagaglio indispensabile nel viaggio della vita. La capacità di ridere mangiando un misero pasto come pane e cipolle, il sapersi divertire con poco, grazie ad una scorribanda in campagna alla ricerca di un pò di frutta, il valore della famiglia intesa non solo in senso stretto, ma come famiglia allargata (il paese era come una grande famiglia) cose in apparenza semplicissime che purtroppo non riusciamo più a fare! Basti pensare che sempre più spesso gli aspetti che ormai pervadono la vita di molti giovani sono la depressione e la noia. Crediamo di avere tutto e invece non abbiamo niente, i nostri nonni non avevano niente, ma avevano tutto!

Aldilà del fatto di essere baariota, vedere Baaria non ha suscitato in me solo sentimenti di nostalgia per i posti che conosco e che fanno parte della mia infanzia… Baaria va davvero oltre quei posti e parla di luoghi e di relazioni, in una parola della vita, ed offre molti spunti di riflessione su ciò che siamo stati, su ciò che siamo e su cosa possiamo essere… il filo conduttore di tutto è la passione… il coinvolgimento e l’intensità con cui ogni personaggio vive ogni momento. Attraverso un approccio poetico, Baaria è un voler scuotere una realtà siciliana che oggi si scorda del suo passato: ignora gli errori già commessi e ne continua a commettere di uguali… e dimentica la ricchezza del vivere con determinazione la scelta di un ideale e del condividere con gli altri un sogno. Una realtà, non solo siciliana, che rischia di perdere quei valori che ci fanno “umani”.
Penso che il film non abbia alcuna pretesa di rivelare chissà quali verità a noi sconosciute… è semplicemente poesia che entra dentro perché parla proprio di NOI e della nostra memoria… forse abbiamo animi pigri,"…abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi…la macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà…pensiamo troppo e sentiamo poco…."(Charlie Chaplin in ‘Il Dittatore  ’, 1940) e di conseguenza non facciamo nulla… forse abbiamo bisogno di svegliarci ogni giorno, anche attraverso un film, di conoscere e di capire la realtà…per poter scegliere il nostro sogno e inseguirlo!


video charlie chaplin "il grande dittatore"

29 settembre, 2009

Periferia. Paesaggio di possibilità o realtà senza speranza? di Laura Lo Piparo e Elisabetta Costantino

Per molti anni la periferia è stata percepita e rappresentata come patologia della città, il luogo della marginalità soprattutto sociale, dell’esclusione, del declino fisico e morfologico di alcuni valori della città costituita; la periferia è stata vista come qualcosa di estraneo, spazio (e non luogo) dove allocare funzioni e strutture incompatibili per certi versi, con la vita urbana. <KENOX S630  / Samsung S630> Questi toni, lungi dall’essere stati risolutivi della questione, hanno contribuito ad accrescere il sentimento di stigma o di indifferenza del resto della cittadinanza verso queste aree periferiche.
La periferia è invece prodotto della città moderna, risultato dei processi industriali e dell’urbanesimo novecentesco, incarna alla perfezione le contraddizioni della città, le sue fragilità. Non si può pensare ad essa se non si pensa alle contraddizioni della nostra quotidianità.
Ma quali sono le criticità che avvertiamo parlando e ragionando sulla periferia?
L’assenza di un disegno urbano complessivo: molto spesso la logica degli insediamenti-satellite, della città autosufficiente ha prevalso rispetto a quella del sistema-città, come organismo da guidare nel suo complessivo sviluppo.<KENOX S630  / Samsung S630>
Errori di pianificazione e di progettazione: «le città dell’intera produzione pubblica costituiscono il tentativo di risolvere il problema dello sviluppo edilizio urbano a partire dalla riduzione della città a grandi blocchi architettonici monofunzionali, teoricamente al progetto di un unico edificio»[1].
Presenza di “elementi estranianti”: la ricorrenza di segni e oggetti che parlano di altri luoghi. Nel caleidoscopio delle forme della IMG_0048periferia, accade spesso di trovarsi in una sorta di labirinto in cui si perde l’orientamento: ciò è dovuto alla presenza di elementi appartenenti a paesaggi diversi che la nostra mente è solita codificare in maniera settoriale, distinta, mentre si trova ad osservarli contemporaneamente nello stesso spazio.
Ma se le ripensiamo come retro di una stessa moneta, le criticità che spesso sono state accostate alla periferia, possono essere contemporaneamente il presupposto essenziale per iniziare un processo di rigenerazione sistematico: l’assenza di alcuni valori sia fisici, che sociali, che economici, è al tempo stesso presenza di una reale potenzialità di trasformazione.
Ricordiamo di queste parole di ammonimento: «[…] La periferia è la città del nostro tempo, della quale siamo in un modo o nell’altro responsabili. Perciò sarebbe bene cominciare a studiarla con impegno e, possibilmente, con tolleranza»[2].
Questo è il primo di tanti apputamenti per parlare con voi di CITTA', PERIFERIE, CENTRO...Attraverso i vocaboli della scienza, del cinema, dell'arte, della letteratura...Un percorso in cui crediamo e che vogliamo condividere con i vostri pareri!!!


[1] Bellicini Lorenzo, Ingersoll Richard, Periferia italiana, Meltemi ed., Roma, 2001
[2] De Carlo Giancarlo

Foto di e. costantino e l. lo piparo

23 settembre, 2009

"La pioggia ci ha sorpreso coi sandali" di Marcella Longo

La pioggia ci ha sorpresi coi sandali ai piedi scrosciando sull’asfalto torrido che sprigiona un calore infernale.
Mentre, sotto una luce fredda al neon, chiedevo più energia al sole, la città affogava,
poche ore di pioggia hanno trasformato la città in un grande acquaio: automobilisti intrappolati nel traffico (nella migliore delle ipotesi) o completamente sommersi, vigili urbani nel panico e pedoni disorientati.
pioggia
Ignara di ciò che stava capitando a chi fino a pochi momenti prima aveva condiviso con me quella luce fredda, attraversavo la città su un autobus, troppo piccolo per contenere il mondo. Felice di arrivare in quella zona di confine tra un centro storico al collasso e una periferia che vuole essere centro.
Temo l’inverno.
Spero che la pioggia non sia l’unico modo per scrostarci di dosso il lercio che ci avvolge.

Foto di e.costantino

05 luglio, 2009

"Riprendiamoci Napoletani", la forza di un sogno.


Di fianco a quella Napoli che conosciamo dalle cronache nere e nerissime, fra strisce e TG spettacolari, ce n'è un'altra meno visibile, meno turbolenta, ma certamente più viva, libera e giusta. E' la Napoli dei Napoletani onesti, della gente che lavora e fatica, dei ragazzi che sognano orizzonti migliori e politiche più giuste. E' anche la città di Daniela Villani. Napoletana. Coriacea. Fiera d'essere donna e madre... ed è il caso di dirlo a chiare lettere: fiera d'essere "Napoletana di Napoli". La storia di Daniela è una fra le tante storie di Napoli, priva d'orpelli o di una di quelle didascalie che tanto tengono banco fra gossip volgari e trovate politichesi prezzolate e infami. Una storia fra le tante, ma proprio per questo unica e singolare e degna d'essere raccontata. Daniela racconta che "sembrava una mattina come tante: il cielo era azzurro, il sole e il Vesuvio non mancavano e, sullo sfondo, il mare. Potevo godermi la vista del Golfo dalla finestra,potevo continuare a pensare a Napoli come la città più bella del mondo e che tutti i suoi problemi, i nostri problemi, potessero risolversi in una maniera semplicissima: chiudendo gli occhi e convincendoci che non esistono. E invece vedo la mia città con uno sguardo nuovo e ho sentito le "voci di dentro" urlare: Napoli è ferita! Napoli sta morendo! Mio figlio ha rappresentato la motivazione più profonda: volevo regalargli una Napoli migliore. E nata così la voglia e il desiderio di fare qualcosa di concreto per la mia città martoriata: era l'8 settembre 2008 e mi venne l'idea di fondare Riprendiamoci Napoletani. Ho subito capito di non essere sola, ho visto tanti cittadini attivi condividere all'improvviso con me questa voglia di credere nella possibilità di ripartire. Siamo diventati di più e poi sempre di più, perchè abbiamo compreso che se ci lamentiamo solamente, diveniamo parte del problema, non la soluzione. L'8 aprile ultimo scorso ho poi costituito: Riprendiamoci napoletani ONLUS, una comunità di cittadini partenopei aperti all'incontro, al dialogo, al confronto e alla condivisione perchè convinti che le differenze di opinioni siano delle opportunità di crescita, perchè per riflettere sul serio c'è bisogno di pluralità, altrimenti, più che riflettere, non facciamo altro che riordinare i nostri pregiudizi". In poche righe... la storia di Daniela. E la sua avventura continua. Il 3 luglio scorso un grande incontro pubblico: "Napoli pattumiera d'Italia? Diritti negati, opinioni a confronto e alternative possibili." Il convegno organizzato da "Riprendiamoci Napoletani ONLUS" e tenutosi presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ha avuto il suo meritato successo ed ha visto una straordinaria partecipazione di pubblico e di cittadini interessati al futuro sociale e civile di una grande metropoli mediterranea. Penso che la storia di Daniela sia molto simile alla storia di quel chicco di grano apparentemente morto. Di là verrà un buon frutto. Uno di quelli capaci. Uno di quelli che lo vedi da lontano. La sua storia è una di quelle in silenzio. Senza chiasso. Lontano da stronzate tutte polistirolo e luci.fumo negli occhi. Lontano da ribalte e cazzate politico-circensi. E' una di quelle che fermentano perfette e che arrivano. Senza compromessi morali. Come una di quelle balconate nella Spaccanapoli che conosco: fra gerani e robe stese al sole mediterraneo. Si, mi piace pensarla così la storia della nostra Daniela. La storia di Napoli. E la forza di un sogno.

locandina daniela villani e foto irma vecchio

29 gennaio, 2009

IMMAGINI D'IMPATTO

















Giuseppe Iannozzi


il primo comandamento del Joker


Sono un uomo di poche pretese
Polvere da sparo, dinamite, coltelli
Non ho bisogno d'altro
Sono un uomo di poche speranze
Voltarti le spalle mentre tiri le cuoia,
lasciarti ai piedipiatti, ai giuda, a tua moglie
Non ho bisogno di guardarti in faccia
Ho visto tanti cazzo di borghesi
Occhi sempre fissi uguali, pupille a spillo
E Cristo inchiodato all'Eternità
E la casa e la scuola e la chiesa, 'sta porca democrazia

Che diavolo pensi?
Chi diavolo ti credi d'essere?
Tu, con carte di credito e verdoni da cento
ne hai baciati di cessi
senza tirare mai lo sciacquone;
e ora che ti senti arrivato
vorresti far fare la stessa fine a me
Amico, vecchio stronzo, io ho smesso da un pò
di cagarmi sotto; di guardarmi le punte delle scarpe;
di giocare con la lingua sul dente che duole
Di battermi il petto in favore d'un "mea culpa"

Sono uno di poche pretese
Non te l'ho ancora raccontato
come m'è spuntato questo sorriso
da orecchio a orecchio!
Allora ascolta bene, non sono uno che ripete
le storie due volte: il mio vecchio diceva sempre
ch'ero un frocio sottomesso, un cacasotto
Non sorridevo mai e gli facevo fare brutta figura
con quelli che per lui contavano qualcosa
più d'un calcio in culo, d'un pugno in un occhio
Lui sempre dannatamente allegro
e io più triste d'una bara vuota
Un giorno c'ha avuto l'illuminazione
Mi ha aperto la bocca con le sue proprie mani
e ha continuato a far forza in su e in giù, sempre di più
Ma non era abbastanza, non riuscivo ancora
a sorridere secondo il suo comandamento;
così ha cacciato fuori di tasca il coltello
e "zac!" da una parte e dall'altra
Da quel giorno non ho più smesso di sorridere
Ora che sai, che cazzo ti guardi ancora?

Sono un uomo di poche pretese
Polvere da sparo, dinamite, coltelli
Non mi servono soldi
Bruciarli è però divertente
Capisci che cosa intendo?

Te la sei fatta sotto un'altra volta
E' per questo che devo farti fuori
Sono uno che non ci pensa su
quindi non ce l'avere su con me
E' che sei un vigliacco, uno dei tanti
Non ci hai mai pensato, vero?
E' colpa tua se ti trovi in questa situazione
E' tutta tua la colpa, tutta la merda
che ti scivola fuori dalle budella

Io sono un uomo di poche pretese,
per questo vado avanti

Giuseppe Iannozzi, poeta, editor, giornalista
bio-iannozzi è la sua pagina personale
biogiannozzi.splinder.com
Giuseppe Iannozzi aka Kinglear
Morte all'alba, lulu com, racconti
Nere. Gli anni delle innocenze. Poesie











Luca Lucchesi


sangue nero petrolio

Sangue nero petrolio e vagonate di merda per
l'ultimo treno che ancora aspettiamo verso il paradiso nostro budello:
salami appesi alla locanda del rigattiere del cielo.
Sangue Nero
Petrolio e penne cobalto mare per l'ansia di ritornare...


Luca Lucchesi. Director, Film-maker





























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Foto di martina zingales
Copertina di elisabetta costantino

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