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12 maggio, 2009

NDZ_sbirri

Per voi alcuni estratti da NERODENTROZERO Reading Happening. Qui i lettori sono Marta Lunetta, Vito Benicio Zingales, Vincenzo Crivello e Casimiro Alaimo. Filmato realizzato da Hella Wenders e Luca Lucchesi

NDZ_mestiere di merda

Per voi...Alcuni estratti del Reading Happening NERODENTROZERO Trilogia. Qui il lettore è Vincenzo Crivello. Il girato è stato realizzatoda Hella Wenders e Luca Lucchesi

04 maggio, 2009

Mosche, afa, 4 chiacchere intorno allo ZERO

Chicco Allotta per i CHARAMIRA BAND
1. Quanto è importante narrare con i suoni e le note quando si affrontano tematiche dure e aspre come quelle dei racconti di V.B. Zingales?
... Credo che il sound dei Charamira abbia nelle sue radici componenti dure e aspre che in qualche modo sono riuscite a sonorizzare quello che succede sul palco. Credo che la gente sia stanca di assistere a spettacoli teatrali vecchi di concezione e magari con le cover sotto,anche se suonate !!!! è stato per me shock a prima vista con gli scritti di V. B. Zingales , e quindi non ho fatto altro che mettere il nostro modo di suonare al servizio - creando qualcosa insieme ad esso - dello spettacolo!!! Questo è stato importante ed emozionante grazie anche alla bravura degli attori del gruppo in questione. Bravissimi!!!

2. L'ingrediente della sicilianità, della isolanità è, come noto, molto importante nella vostra band. Quanto questo fattore vi ha aiutato nel vostro percorso artistico o quanto vi ha messo in difficoltà?Bhè…La difficoltà è quella di vivere da artista in un territorio dove non esistono figure professionali che si occupano di spettacoli VERI, non politici (la politica, uno dei pochi posti dove ci sono i soldi): quindi parliamo di talent scout per agenzie, di agenzie, di teatri aperti al pubblico, di veri festival organizzati in modo super professionale. La marcia in più, se così si può dire, consiste nel fatto di aver individuato un modo di mischiare la nostra cultura di base, mischiare tutto suonando e tenendo sempre a mente le nostre origine che già sono cosmopolite fin da prima di Cristo!!!! (anno zero)

3. Quale è stato il percorso/iter compositivo che avete affrontato per dare corpo sonoro alle parole di NERODENTROZERO Trilogia?
Ho sonorizzato dei momenti dello spettacolo a modo nostro, pescando da quello che mi trasmetteva la scena in questione; a quel punto abbiamo aggiunto allo spettacolo dei brani del repertorio bandistico
popolare e dei brani del nostro repertorio originale!!! Grande impatto

4. Quali sono i vostri progetti artistici futuri?
Stiamo dando forza ad altri progetti originali a cui lavoriamo da tempo e stiamo preparando il lavoro per registrare il secondo disco dei Charamira, credo 12 o 13 tracce nuove di zecca!!!! Sentirete presto!!!!


di elisabetta costantino

Mosche, afa, 4 chiacchere intorno allo ZERO

IL CORO
PASQUALE MAGGIORE
1. Guardando il coro ho pensato alle Baccanti di Euripide, uno dei drammi classici in cui il coro rivela tutta la sua importanza…Riflette, esprime ideali, agisce da attore….Quanto di quella impostazione è stato realmente trasportato in NERODENTROZERO?
È rimasto tutto, cioè quello che era il coro classico nel teatro greco è stato letteralmente preso e trasportato in questo reading. Nel dramma classico greco il coro è la città, ciò che pensa la gente…Appunto: idee, ideali, emozioni, sentimenti, tutto quello che la gente prova rispetto ad un evento. È esattamente così che è andata. Ed è esattamente così che si voleva che andasse da parte di tutti, sia da parte del regista, che da parte dell’autore, che da parte degli attori. Ovviamente, l’apice di questo sentire comune è stato nella parte finale del pezzo, quella parte polifonica in cui ciascun membro del coro aveva una frase o comunque un’espressione e in cui c’era il sentire incalzante della violenza subita dalla donna…Provare quindi a sentire ciò che la donna ha vissuto in quella circostanza.
Dalla parte dell’attore ovviamente questo significa sentire fino in fondo, perché il recitare non è un imitare, fare finta di…Ma è un vivere letteralmente fino in fondo; per cui tutto il coro, con valenze diverse, ciascuno con la propria storia alle spalle, ha letteralmente “provato” ciò che aveva vissuto la donna di tragico, di violentissimo, di bestiale come lo stupro. Tutti noi abbiamo “sentito” a vario titolo ciò che aveva vissuto la donna…In tutte le fasi di preparazione dello spettacolo e nello spettacolo stesso.
D’altra parte la funzione del coro è di rendere generale ciò che è specifico…Se la specificità in questo caso era il vissuto della donna stuprata, l’elevare al grado di genere questa esperienza specifica è a carico del coro, come del resto accedeva con il coro classico.

2. Il coro si è mosso, all’interno della scena, nel modo più teatrale possibile. Cioè, i lettori erano vincolati dalla posizione, mentre voi avete restituito il movimento teatrale..Quanto questo vi ha aiutato o vi ha creato difficoltà?
Io personalmente ritengo che questo non ci abbia aiutato...Non ci ha nemmeno disturbato peraltro…Era un reading teatralizzato, quindi, in quanto tale, doveva giocare tutto sulla voce, sulla sensazione vocale del testo. Il fatto che il coro abbia avuto la possibilità di muoversi in qualche modo poteva essere un elemento di distrazione rispetto all’interpretazione vocale del testo. D’altro canto, per ritornare al coro classico, in genere questo stava fermo sulla scena in un angolo e invece si lasciava agli attori la possibilità di muoversi sullo spazio scenico. In questo caso la possibilità di muoversi del coro ha in qualche modo supplito all’impossibilità da parte degli attori di muoversi, cercando di dare un cifra attoriale allo spettacolo.
Ci sono dei passaggi importanti in questo senso, per esempio all’inizio, quando gli elementi del coro giocano a fare – le donne le pupe e i ragazzi i bulli – e poi si trasformano in coro vero e proprio, cioè elemento unitario e struttura recitativa. C’è, in quella fase dello spettacolo, un cambiamento di espressione e di postura degli attori che segna un passaggio e dunque la cifra recitativa: dagli atteggiamenti e dai modi sguaiati dei bulli e delle pupe – elementi slegati ed individuali – si passa a canoni di movimento teatrale che implicitamente comunicano al pubblico l’entrare in scena di una nuova unità recitativa…il coro, per l’appunto.

3. Che difficoltà ci sono ad emergere nell’ambito teatrale e/o cinematografico partendo dalla nostra terra?
Le difficoltà sono enormi, nel senso che la Sicilia è un “piazza”, per questo mestiere, estremamente povera. Le scuole sono molto povere e molto spesso non adeguatamente gestite, non ci sono produzioni…Non c’è nulla. Basta pensare che l’unica produzione che abbiamo, Agrodolce (attualmente in onda su Rai 3), rischia di essere bloccata perché la Regione Siciliana non ha rinnovato la convenzione con la Rai. Siamo a questi livelli estremamente poveri e stupidi…Stupidi perché la Sicilia dal punto di vista delle location, dei potenziali set cinematografici è un territorio straordinariamente ricco e ciò è riconosciuto da tutti, ossia da gente che ha responsabilità alte a livello di realizzazione, di sceneggiatura…Cioè la filiera del cinema tutta, ad alti livelli, riconosce che la Sicilia è un territorio per il quale si potrebbe creare un volano artistico, culturale ed economico (quest’ultimo aspetto è di fondamentale importanza) fantastico. Mentre quello che succede in Sicilia è quello che del resto accade anche in molti altri settori della vita culturale, sociale d economica siciliana, cioè nessuno fa nulla…Per restare in tema, tutti parlano di grandissimi progetti; vedi esperienza dei Cantieri Culturali della Zisa, del Khal’s Art…Nei quali si inizia, ma poi tutto perde forza ed incisività velocemente.

4.Progetti?
Per quello che ci riguarda…Lo dico come privato…Nella vita altra…Faccio l’imprenditore, mi occupo di consulenza, di marketing territoriale, cioè partendo dallo studio dei territori cerchiamo di capire come si possono sviluppare…Sulla base di questo creiamo delle idee progettuali di sviluppo; sulla scorta di queste idee andiamo a verificare se ci sono dei fondi da utilizzare sia privati che pubblici e non appena eseguiamo questo match, ci proponiamo al territorio. Se abbiamo risposte positive, sviluppiamo il progetto nel dettaglio, cerchiamo di ottenere i fondi da investire e una volta ottenuti i finanziamenti, lo implementiamo.
Una cosa che voglio fare, proprio partendo da qui, dalle persone che hanno portato avanti questo piccolo spettacolo…è creare uno spazio all’interno del quale si possa fare multiculturalità, dove poter attivare una seria di sezioni artistiche…Quindi cinema, teatro, scenografia, lirica, danza, laboratorio di scrittura, filosofia….Con l’intento di utilizzare eventuali fondi per investimenti…Concretamente significa: non soltanto attivare queste sezioni e farlo con gente realmente motivata, qualificata, ma soprattutto fare in modo che quei settori poi producano economie in grado di auto sostenersi. Insomma, creare una struttura stabile e sostenibile di produzioni artistico-culturali gestita in chiave imprenditoriale e di natura privatistica dove trovi spazio la capacità di fare e produrre sul serio…fare si che Palermo – ma tutta la Sicilia – diventi l’equivalente europeo di Hollywood … non vi pare una nobile idea? … non vi pare qualcosa per la quale spenderci anche la propria vita?




LAURA LODATO
1. Guardando il coro ho pensato alle Baccanti di Euripide, uno dei drammi classici in cui il coro rivela tutta la sua importanza…Riflette, esprime ideali, agisce da attore….Quanto di quella impostazione è stato realmente trasportato in NERODENTROZERO?
Il coro ha avuto il ruolo di supporto, non solo un supporto secondario, ma anche primario. A mio avviso, se non ci fosse stata la presenza del coro, lo spettacolo non avrebbe avuto lo stesso risultato… In alcuni punti il coro è stato quasi uno dei personaggi principali perché nel momento in cui si dovevano sviluppare determinati temi, grazie alla sua presenza, è stata possibile una loro espressione più diretta.
Secondo me, il pubblico ha avuto un maggiore chiarimento del tutto proprio attraverso l’aiuto del coro il quale ha sviluppato ogni tema nella sua completezza.

2. Il coro si è mosso, all’interno della scena, nel modo più teatrale possibile. Cioè, i lettori erano vincolati dalla posizione, mentre voi avete restituito il movimento teatrale..Quanto questo vi ha aiutato o vi ha creato difficoltà?Le modalità con cui è stato registicamente mosso il coro…Sono state teatrali. All’inizio, questa modalità di movimento, l’impatto…Chiaramente il luogo non era un palcoscenico e lo spazio era molto ristretto…All’inizio, ripeto, questo ha creato imbarazzo dato dal muoversi in un ambiente che forse non era adatto per noi che ci muovevamo con modalità teatrali, però poi ha reso.
È come se tutti i tasselli fossero andati al loro posto naturalmente…Nonostante l’impatto, la vicinanza con la gente, la difficoltà di muoverci… Quindi un po’ di difficoltà all’inizio, ma poi piena autonomia e consapevolezza dei nostri movimenti rispetto alle voci narranti che stavano comunque sedute.
Alla fine, quindi, si può affermare che il movimento ci ha aiutato anche perché le voci narranti avevano dei personaggi da interpretare leggendo…Mentre il coro doveva, senza le parole, interpretare ciò che le voci narranti leggevano…
Affinché quindi, il coro avesse piena identificazione, era inevitabile che ci fossero questi movimenti: cioè noi abbiamo dato corpo alle parole attraverso i movimenti, attraverso le nostre espressioni che sono state sviluppate attraverso diverse modalità.
Una sorta di incastro…
Esatto..Hai detto bene…è stato un incastro naturale che si è avviato senza forzature che il pubblico potesse percepire. Quindi la parte registica ha avuto ragione della scrittura proposta…I cui movimenti sono stati diretti da Casimiro Alaimo.

3. Che difficoltà ci sono ad emergere nell’ambito teatrale e/o cinematografico partendo dalla nostra terra?
Io parto come danzatrice e ho lavorato a Roma per sei anni…
Questa in parte è una risposta alla domanda.Sì, ho lavorato nell’ambiente e poi sono dovuta tornare per motivi personali a Palermo e devo dire che ho riscontrato una situazione identica a dieci anni fa…Le cose non sono affatto cambiate. Però devo dirti che le difficoltà che ha un giovane talento che parte da qua, sono quasi identiche a quelle di un giovane talento che parte da una situazione più favorevole…Anzi forse, in un ambiente dove hai la possibilità di incontrare tante persone che vogliono emergere, magari ti trovi in una situazione troppo ampia e difficile da gestire…Ti parlo come danzatrice soprattutto…Tecnicamente per la danza classica esiste un bel contesto qui da noi, però facciamo troppa teoria e quando arriviamo in contesti più ampi, a selezioni dove vedi 300 ballerini…Magari siamo preparati, ma non abbiamo esperienza del luogo, delle giuste conoscenze..Perché purtroppo devi stare sempre attento alle nuove occasioni, capire che ambienti frequentare. Mi dispiace dirlo, ma a volta tutto si riduce solo a questo.
Qua si studia tantissimo, la formazione è ottima, ma non abbiamo la pratica, l’esperienza diretta. Partiamo con una buona base, ma non siamo affatto pratici, ci mancano gli strumenti.
Il più delle volte sei costretto ad andare in altri posti….Con le difficoltà che questo comporta. Non è una situazione di certo positiva, ci devi credere…Ma alle volte ci sono ostacoli che non puoi superare e che vanno oltre la tua volontà.

4.Progetti?
Io sto cercando di sviluppare diversi progetti legati al mondo della danza, con grandissime difficoltà…Perché purtroppo la competizione, in un ambiente più ristretto, è ancora più forte. Le rivalità si sentono sulla propria pelle…Ma non per questo demordo. La situazione è molto lenta qui, come siamo noi Siciliani del resto… Ho lavorato a Caltanissetta con la Giliberto che organizza il concorso “Michela Abbate”, un buon concorso.
Anche se la situazione è difficile, io ci proverò finché avrò energia per poterlo fare.


intervista di elisabetta costantino
Coro composto da: Tatiana La Spesa, Dorotea Giordano, Giusy Nasca, Laura Lodato, Marisa Glorioso, Pasquale Maggiore, Roberto Galleca.

Mosche, afa, 4 chiacchere attorno allo ZERO

PINELLO
1. Interpretare un personaggio non parlando è una prova difficile, sopratutto per un attore emergente…Quali i “trucchi” o meglio quali pensieri?
Trucchi in realtà, non ce ne sono...ehm…Semplicemente no. Che ho fatto? Sono entrato dentro. Sono entrato dentro al personaggio, in quel momento ero totalmente Thomas Sparacio…Ho cercato di cogliere e capire quante più emozioni potevo prendere rispetto a quello che si leggeva. Nel momento in cui si leggeva di Thomas Sparacio, del mio personaggio, io ero ovviamente «Fiero, seta sfrusciante, borsalino e cubano»; nel momento in cui si parlava di Alfa, dei ragazzi, io li guardavo dall’alto in basso, del tipo….Ragazzo di strada, delinquenza…queste cose…Come se dicessi: «Tu sei toco (per chi non è siciliano..vuol dire figo…giusto), ma io lo sono ancora di più». Nel momento finale in cui si parlava della vicenda della ragazza…bhe...là è stato più difficile perché ho totalmente preso tutto, tutte le emozioni, tutte le parole, ho assorbito totalmente tutto… E infatti, dopo l’ultimo monologo, proprio quello della donna stuprata…Sono morto…Ero troppo carico.

2. Quanto del tuo io ti è servito per arrivare al personaggio di Thomas Sparacio?
100%. Tutto il mio io.

3. Quanto è difficile, se lo è, non restare incastrati nel personaggio, ma anzi riuscire a diversificare i propri registri d’attore?
E…Questa è una bella domanda. Perché sto incominciando ad avere i primi problemi…Entrare, uscire dal personaggio; identificarsi nel personaggio…Ehm…Dentro di me c’è Thomas Sparacio, la carogna, c’è, è presente quando mi accadono determinate cose e ho determinati stati d’animo. Però c’è anche altro: certe volte entro in quel personaggio, poi mi sposto..Però non sempre molti se ne accorgono…è un po’ complicato, è un po’ difficile. Alla fine Io sono Io. Come dire…Sono il simpatico, ma dentro c’è Thomas Sparacio, c’è il giovane Torles…Questi tre personaggi principali: Pinello il comico, Sparacio la carogna e il ragazzo con i suoi dubbi. Io incontro qualche problema nel confronto con diversi personaggi, ma alla fine ci riesco. Il problema forse è più vissuto dall’esterno: cioè pochi si accorgono dei cambiamenti. Ad esempio quando voglio lavorare su un registro più drammatico, spesso vengo visto sempre come la macchietta comica….O come il delinquente. Ci devo lavorare. È dura…è dura…

4. Quali sono i tuoi progetti futuri?Sì..ne ho un milione. Mi limito a dire quelli che riguardano il mio percorso attoriale…Anche se faccio questo, altro e molto di più…Con questa scuola sto preparando un monologo con un personaggio all’interno, da portare per lo spettacolo finale che sarà a Giugno a Palazzo Fatta. Poi, attualmente sto lavorando in una commedia dal titolo “Il povero Piero” di Maurizio Spicuzza, che sarà al Teatro Tre (Palermo) sempre verso la fine di Giugno: sto lavorando al personaggio di Osvaldo, un buon ruolo per me in quanto si tratta di un personaggio neutro, un signore borghese…Quindi posso confrontarmi con un registro estraneo rispetto a me: un signore colto, borghese, cerimonioso. Una buona occasione sempre restando all’interno della commedia, ma una commedia dai toni e dai sapori molto british, ironia sottile.
Questo…e poi si vedrà. Si prospettano future collaborazioni…Ci sono sempre Luca Lucchesi ed Emilio Orofino.
Inoltre mi onoro di conoscere Franco Maresco che è un genio e si vedrà…Per ora sono solo l’elettricista, però abbiamo parlato…E mi fermo. Anche per scaramanzia.


intervista di elisabetta costantino

Mosche, afa, 4 chiacchere intorno allo ZERO

MARTA LUNETTA
1. Tu ti sei trovata a leggere, drammatizzandola, la scrittura di Sangue Nero Petrolio che affronta la dolorosa (e doloroso è un eufemismo) vicenda di uno stupro: come si riesce a resistere e superare il dolore della vicenda?
La sensazione che ho avuto quando ho letto per la prima volta il ruolo della donna, è stata forte; raramente mi faccio coinvolgere emotivamente dai testi che leggo per la prima volta: quando ho letto una parte di “Sangue Nero Petrolio” davanti a Vito che ancora non conoscevo, ho avuto per un secondo una sensazione di calore dentro: “sconvolgente” direi. Ho continuato a leggere, e mentre leggevo ho pensato che quest’uomo aveva saputo rendere perfettamente l’immagine di uno stupro. Mi è sembrato quasi strano che fosse riuscito a rendere un’idea come solo una donna avrebbe potuto fare, credo. Lo sforzo che ho dovuto fare con questo testo è stato quello di dover allontanare da me una paura che ho come tante donne, e sapere rendere quello che era scritto in modo glaciale, perché così sarebbero state le parole a parlare.
Ovviamente l’emozione e il dolore non si superano affatto…Ma questo mi è servito per interpretare il mio ruolo: il dolore e l’emozione sono state rielaborate per renderle nella lettura.

2. Cosa significa essere oggi, come ieri del resto, attore siciliano…cioè nascere qui e tentare di emergere?
In questo momento vivo una parentesi molto felice nel mio lavoro..cioè se penso ai ragazzi, miei amici che tentano di emergere e che sono costretti ad andare fuori dalla Sicilia. Effettivamente è ancora molto difficile riuscire ad emergere…Si stenta ad andare avanti. Io davvero mi sento molto molto fortunata, grazie soprattutto alla serie Agrodolce che mi ha permesso di iniziare e di iniziare nel migliore dei modi.

3. A proposito, come è nata questa passione per la recitazione? Quando hai capito che avresti solo voluto essere un attrice?
Tutto è nato dal Laboratorio Teatrale fatto al Liceo Garibaldi di Palermo. Un’esperienza formativa, straordinaria che consiglio. Per me è stata fondamentale l’attività diretta e svolta con Gigi Borruso. Ripeto, una esperienza che mi ha segnato in positivo.

4. Progetti futuri?
Uno spettacolo teatrale che sarà rappresentato in anteprima al Nuovo Montevergini e poi girerà per vari teatri della Sicilia. Il titolo è “Fuori luogo” e si basa su tre racconti diversi: “Il viaggio segreto di Niels Bohr” di Santo Piazzese, “La pupa di zucchero” di Lilia Zaouali e “Il dialogo di Nordia” di Maria Attanasio. Io interpreto la protagonista del racconto della Zaouali, una ragazza tunisina. La regia dello spettacolo è curata da Sandro Tranchina, Alfio Scuderi e Roberto Salemi.


intervista di e.costantino

Mosche, afa, 4 chiacchere intorno allo ZERO

CASIMIRO ALAIMO
1. In una parte dello scritto letta da te durante NERODENTROZERO…si legge: «Dalle nostre parti è per quel TANTINO che si crepa». Quanto aiuta essere siciliano per “entrare nel corpo” di Thomas Sparacio?
Bhe…penso tantissimo…Thomas Sparacio come anche il personaggio di Alfa sono, come dire, un crogiuolo di simbolismi e di codici che sono assolutamente regionali. Soprattutto in certi mondi, soprattutto quelli borderline , comunque quelli estremi sono fondamentali: anche con uno sguardo si può accendere una miccia…E non importa se si fa parte della logica “sbirri” o della logica “malviventi”, tutti fanno parte della stessa logica “codici”. Quindi il rispetto e tutte le altre cose che fanno parte della nostra cultura vengono comunque esasperate, in questa terra soprattutto, e quindi non si può “sgarrare” sostanzialmente.

2. Che tipo di reazione provoca in un attore una scrittura così complessa e paradossalmente così semplice, come lo slang usato da Vito Benicio Zingales?
Ci sono due cose che agiscono come difficoltà: la prima è proprio legata alla scrittura estremamente forte…è un po’ come una poesia, le poesie non vanno interpretate sostanzialmente, vanno lette; il problema è che c’è uno slang, lo slang ti porta invece ad avere una forma interpretativa forte. Diciamo che, la difficoltà più grande è riuscire ad equilibrare una interpretazione slangata molto forte che ti trascina mantenendo sempre il tutto in una forma neutra, come se fosse una poesia. È l’equilibrio la difficoltà. Bisogna, secondo me, essere il più possibile equilibrati perché, comunque, c’è una poesia che va rispettata, se no, non restituisci il testo o comunque non lo restituisci tutto per quello che dovrebbe essere perché la forma interpretativa dell’attore vince sulla logica del testo.

3. NERODENTROZERO è un viaggio attorno alle solitudini umane: quale ti sembra sia quella che contraddistingue Thomas Sparacio e quale la tua, se c’è e se le entrambe coincidono?
Uhm…bella domanda…Sicuramente c’è una solitudine universale in ogni persona, in ogni essere umano e la solitudine universale in qualche modo è il luogo da cui attingiamo tutti. Si pesca, nel caso di Thomas Sparacio in una logica estrema perché estrema la vita che vive nel suo contesto, ma la logica della solitudine è uguale per tutti. Diciamo che, c’è questa solitudine universale che in qualche modo, non credo che riguardi solo me…che sia soltanto quella mia di attore o di fruitore del reading o della figura di Thomas Sparacio, ma credo che sia proprio una solitudine che abbiamo tutti e che esprimiamo in forme diverse in relazione ai contesti che viviamo perché magari quelli lavorativi, di ogni giorno, della società, della famiglia. Le nostre solitudini comunque sono un po’ tutte racchiuse…Solo che la sua (di Thomas Sparacio) è una solitudine eccezionale perché vive l’estremo.

4. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Faremo con la scuola (“Civitas Tango” ndr.)… Anzi stiamo facendo un percorso già da un anno con gli allievi del corso che hanno avuto la grande possibilità di fare uno spettacolo e questo, comunque, ha concesso loro l’occasione di vivere un’esperienza-spettacolo…Ci sono stati diversi, come li chiamiamo in gergo teatrale, “battesimi” i quali sono sempre delle cose abbastanza complesse.
C’è uno spettacolo che faremo come progetto…Che io odio definire saggio, uno spettacolo itinerante che pensiamo si terrà a Palazzo Fatta; lo spettacolo sarà strutturato in micro monologhi che ogni attore ha portato anche come autore e regista del monologo stesso. Saranno piccolo monologhi che possono andare dai due minuti ai dieci minuti. I ragazzi rivisitano in qualche modo tutto quello che si è fatto in quest’anno nella scuola…Poi ci sarà, spero, uno spettacolo…Questo è anche il progetto di Vito Benicio…Che è quello di fare uno spettacolo sulla scia del Reading Happening NERODENTROZERO e realizzare proprio uno spettacolo teatrale.
La scrittura di Vito è difficile da imbrigliare dentro la bidimensionalità del foglio ….
Sì sfora dappertutto, spara dappertutto, non riesce a contenersi lì, a stare lì
E al tempo stesso, mi è parso, che recitandola subisca una sorta di catarsi…Venga in qualche modo, anche placata con un effetto che non è così forte come quando leggiSì, questo è vero…Ma è vero anche che molto…Molto dipende dalla regia. Perché, se tu esasperi la condizione interpretativa teatrale…Noi abbiamo lavorato molto con Luca, a sedare in qualche modo soprattutto la figura della donna stuprata…Abbiamo deciso di lavorare non sul battere, ma su levare e quindi su una logica di leggerezza…E comunque mi piace molto che si cerchi di portare il pubblico ad una visione non edulcorata della realtà, ma che ci sia una riflessione profonda su quello che succede e che..Magari facciamo finta che non ci sia. Ma c’è questo mondo. Ed è presentissimo…Una presa di coscienza, una consapevolezza è sempre importante. Sforare le logiche di ceto….
Una presa di coscienza è l’unica via d’uscita, o l’unica forma di libertà o possibilità di essere liberi.
Come attore, in prima persona, quali sogni?
Tempo fa ho fatto uno spettacolo, è stato molto difficile ottenere i diritti d’autore, che si chiamava “Quotidiani oblii” ed era ripreso dalla “Nausea” di Sartre…Si parla del 2005…Che vorrei rimettere in piedi…E che forse ora posso riprendere grazie anche agli attori di questa scuola.


intervista di e.costantino

Mosche, afa, 4 chiacchere intorno allo ZERO

VINCENZO CRIVELLO
1. Che cosa significa incontrare nel proprio percorso di vita e artistico Vito Benicio Zingales? Mi riferisco soprattutto al suo mondo così complesso e così a tinte forti…Una tavolozza dal rosso al nero.
La mia “esperienza” di Vito è tutt’altro che intrisa del suo nero, anzi nel mio pensiero Vito è una persona estremamente solare legata ai paesaggi rurali, alla dolce campagna di Gibilmanna e a piacevoli ricordi di una amicizia più che decennale.


2. Cosa ti rimane dentro di un personaggio così “fuori” (dagli schemi, dalla società, dal conformismo) come Alfa, protagonista del racconto “Da mezzanotte a zero”?
Nella mia carriera personale mi è sempre capitato di confrontarmi con personaggi, con ruoli molto simili ad Alfa. Forse per la fisionomia, per qualche particolare tratto del mio viso mi sono trovato spesso nel ruolo del bullo, del ragazzo di strada…diciamo. Per cui adesso lo percepisco come un “vestito comodo”, come un abito che indosso senza particolare fatica. Prendo anche in parte, come un po’ tutti gli attori, dal mio vissuto, ma mi ha aiutato molto, ripeto, questo mio particolare percorso artistico.


3. Cosa significa essere oggi, come ieri del resto, attore siciliano…cioè nascere qui e tentare di emergere?
Io non sono del tutto pessimista, tanto è cambiato negli anni e adesso assistiamo alla affermazione di una giovane scuola di attori siciliani, mi riferisco tra i tanti, a Luigi Lo Cascio, a Claudio Gioè, a Paolo Briguglia, a Corrado Fortuna, per fare dei nomi…Certo non ci si può illudere che oggi trionfi la meritocrazia, perché purtroppo, per certi versi, è ancora un sogno….Ma qualcosa è cambiato. Anche se all’interno di ruoli che ruotano attorno alla “sicilianità” stereotipata….il mafioso, il poliziotto, il ragazzo di strada, ecc…Però si fa avanti quella classe di giovani professionisti di cui parlavo.


4. Quali sono i tuoi progetti futuri?
A breve, l’8 Maggio, uscirà nei cinema il film “Il sangue dei vinti” per la regia di Michele Soavi, tratto dal libro di Giampaolo Pansa: un cast d’eccezione guidato da Michele Placido; poi ho girato “Notte blu cobalto” per la regia di Daniele Gangemi e infine “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio” (in produzione), tratto dal libro di Lakhous e diretto da Isotta Toso. Per la televisione invece, uscirà il progetto di “Intelligence - servizi segreti”, con Raul Bova e per la regia di Alexis Sweet, già noto per la fiction RIS Delitti Imperfetti e molte altre.


intervista di e. costantino

Mosche, afa, 4 chiacchere intorno allo ZERO

In occasione del Reading Happening di NERODENTROZERO... Ho avuto il piacere e l'onore di dialogare con i protagonisti dell'evento. Ne sono nati brevi, ma interessanti pensieri su sogni e lucidi incubi, su aspettative e fottute delusioni, sulla scomoda ma confortevole scrittura di Vito Benicio...In altre parole, viaggio di parole intorno allo Zero Zingales, ma non solo...
LUCA LUCCHESI
1. Questo non è il tuo primo lavoro di riscrittura e adattamento per la messa in scena. Quali difficoltà e quali agevolazioni ha incontrato stavolta?In realtà è la prima volta che mi succede di avere l’Autore in carne ed ossa davanti. Qualcuno a cui chiedere perché. Il passaggio fondamentale della messa in scena di NerodentroZero è stato proprio questo. Poter entrare nel testo direttamente dal cuore e dalle mani del suo autore. Vito si è sempre dimostrato disponibile al dialogo. Insieme, abbiamo avuto la possibilità di crescere le nostre storie. Ti assicuro che non capita tutti i giorni una fortuna così.

2. La scrittura di Vito Benicio Zingales è come “un fiume in piena”…Spiega in poche parole perché puntare su NERODENTROZERO, perché crederci?
Non credo l’immagine del fiume in piena sia quella giusta. È troppo romantica e lontana dalla terra che Vito ama più di ogni altra cosa. Credo piuttosto che la sua scrittura sia come le mosche o come il volo di una mosca. C’è un romanzo bellissimo che ha scritto che parla anche di questo. Le mosche hanno più a che fare con lui di tutti i fottuti fiumi in piena di questo mondo. Ai fiumi Vito preferisce la merda. E le mosche che gli volano sopra, nei pomeriggi afosi d’agosto, quando i bambini sognano all’inpiedi.
Credo sia una risposta esaustiva.

3. La stesura delle parti lette è stata arricchita dalla musica live dei Charamira e dalla presenza del coro: quale il senso, il significato che gli hai attribuito?Non so qual era il senso, nemmeno il significato. Ho solo pensato ci stesse da dio, sulle storie che raccontavamo, della buona musica e qualcuno che amplificasse al pubblico l’atto dell’ascolto. I romanzi di Vito del resto sono pieni di musica. Dove c’è musica c’è sempre qualcuno che la esegue e qualcuno che ascoltandola trasmuta e agisce. Da qui la musica dal vivo e il vivo agire e trasmutarsi del coro.
Comunque per me rimane solo un fatto estetico e di ritmo. Tutte le spiegazioni possibili sono solo stronzate.

4. Quali sono i tuoi progetti futuri?A breve tornerò a Berlino dove mi aspetta una grande sfida con me stesso. Mettiamola così. Nel frattempo lavoro ad un documentario sulla storia perduta di una famiglia. Con Vito, comunque, non abbiamo smesso di lavorare neppure per un attimo. Capirete presto perché.


intervista di e. costantino

28 aprile, 2009

Quelli del buco



Estratto:“Da Mezzanotte a zero”
«Io al buco di questioni ne ho prese due. Credetemi: tutta la faccenda è da sballo. Alla fine, se la fai bene, ti guardano diverso. Sei un toco. Un barbaro. Se perdi o vinci la cosa non riguarda nessuno. Farla e farla pulita, questo si. Poi col tipo con cui ti “pigli” magari ci diventi pure amico. E ci smazzi faccende. Il serio della cosa non sta tanto nel perché, ma soprattutto nel come si fa. Nel modo e nella durata di come ti coinvolgi. Violenta e breve. Cazzuta ed istantanea: seria. Se ti sbatti così fai la tua forte e porca figura. In una delle mie questioni ho usato il vetro, il mio tipo in mano invece aveva una “lama da otto”. C’ho ancora il ricamo. Fa storia, non è mica una stronzata. Quella volta è durata un paio di minuti. La questione l’ho aperta da me. Al mio tipo ho tirato due diretti in bocca. Bellissimo. Praticamente un film. C’ho aperto il labbro inferiore. Se vuoi stendere devi cominciare da te la storia. Senza esitare. E così ho fatto io. L’ho steso di brutto… e una volta a terra, al mio tipo, c’ho messo in pancia la punta dello stivale. Ma la reazione di quello non è stata normale. Che era sclerato l’ho capito dopo: lo stronzo ha usato la lama e m’ha tagliato da qui a qui. Però la “cica” fa selvaggio. Al momento brucia, ma dopo fa punteggio tosto. Il primo ad avventarsi è il biondo. La questione si apre con violenza. Fortissimo. E’ un istante, come un colpo di “38".»


La logica del branco pare funzioni sempre di più...La scuola magistra vitae ne è l'esempio...Siamo sicuri che Alfa, Beta e Omega siano soltanto estremi dell'evoluzione darwiniana? O piuttosto modelli scala 1:1 dei nostri simpatici e paffuti teenagers?
Che ne dite?

26 aprile, 2009

D'impatto le foto....

Parole in libertà, di quelle che dentro urlano e che invece fuori fanno silenzio...Tra poco ci saranno alcuni brandelli di NERODENTREZERO su questa nera pagina virtuale...Ma per adesso osserviamo le immagini di quell'evento, di quella sera, quella calda sera del 16. E che ci foste oppure no...Graffiate la pagina e laceratela con i vostri graffiti. Quello che pensate, quello che è il vostro NERODENTROZERO, capovolgiamo il cannocchiale...IO e V.B. puntiamo alle vostre solitudini, alle nostre solitudini.
Questo è l'intervento giusto per inziare a commentare.

16 aprile, 2009

Countdown


E finalmente ci siamo....Vorrete perdervi questo COLPO AL CUORE? Io non lo farei.
Suderemo madide gocce di anima tra il nero su bianco tracciato per noi dall'istrione Vito...Our host...Il nostro ammaestratore di mosche e cuori.
Colpo dopo colpo sprofonderemo nel NERO, nel ROSSO....nel NERODENTROZERO.
D'impatto saremo vittime e carnefici, demoni e dei entrambi in cerca di salvazione.
Allora buttiamoci con coraggio nelle solitudini dell'animo umano, nelle aberrazioni dell'io per cercare di non provare ancora quelle solitudini e quelle aberrazioni.
Che la catarsi abbia inizio....

06 aprile, 2009

AL CENTRO DELLA SCENA

Vi presento i volti e le storie dei protagonisti che animeranno NERODENTROZERO...

Luca Lucchesi: nato a palermo nel 1982, si laurea in Legge con una tesi sulle "narrative della giustizia". Nel 2007 gira il suo cortometraggio d'esordio "Ultimo modello" ((35 mm).Vive e lavora tra l'Arenella e Kreuzburg.







Vincenzo Crivello è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia (1992-94); come interprete cinematografico ha preso parte a diversi lavori, di cui ricordiamo: i “Pavoni” (1994) di Luciano Manuzzi, “Nerolio” (1996) di Aurelio Grimaldi, il film “Una notte blu cobalto” (2009) di Daniele GangemI, “Marianna Ucria” (1997) di Roberto Faenza. Ha all’attivo anche una solida esperienza teatrale che vanta numerose pieces. Ha preso parte, inoltre, ad alcune fiction televisive di grande successo come Distretto di Polizia, per citarne una e infine alla soap opera Cento Vetrine.





Casimiro Alaimo si è diplomato attore di Teatro di Prosa Classica nel 1996. Deve la sua formazione al Teatro Andrea Biondo Stabile di Palermo.
Ha partecipato a diversi spettacoli, tra cui: “Anna Cappelli” (1996), regia A. Raffaele Addamo; “La Terra è rotonda” (1996) regia di A. Raffaele Addamo; “I due nobili cugini” (1997), regia di Roberto Guicciardini;Il Maestro e Margherita (1998), regia di G. Bevilacqua; “La Tempesta” (1998), regia di Cherif; “Shweyk incontro con B.B.” (1998) regia di Bob Marchese, Fiorenza Brogi; “Consigli per le Signore, ovvero i mostri di Villa Palagonia” (1999), regia di G. Montemagno; “Addio al mattatore” (2000) regia e con Vittorio Gasmann; “Povero Piero” (2000) regia di Alvaro Piccardi; “Erotopaegnia” (2001), regia di Casimiro Alaimo; “L’ho tradito” (2002), con Ugo Pagliai, regia di F. Teriaca; “Li Fimmini di Troia” (2003), regia di Ciccio Randazzo; “La tragedia della passione” (2004), regia di Casimiro Alaimo; “Quotidiani oblii” (2005), regia di Casimiro Alaimo; “Stupro…del corpo…dell’anima” (2006),
regia di Casimiro Alaimo; “Giornata della memoria con Trio Siciliano” (2008), regia di Casimiro Alaimo.



Marta Lunetta è nata a Palermo nel 1988; dopo il laboratorio teatrale del liceo “G.Garibaldi” diretto da Gigi Borruso, ha studiato recitazione alla Scuola del Teatro Biondo di Palermo.
Ha lavorato come attrice con Antonio Giordano (recital su Beckett- 2006), con Ernesto Maria Ponte (“Romeo e Giulietta “ di Pippo Spicuzza -2007), con Maria Pecoraro ”Penelope”-2008) e come attrice radiofonica per la Rai ne “I Florio- un sogno siciliano” nel ruolo di Annina.
Lavora nel cast principale della serie televisiva Rai Agrodolce.








Pinello è nato a Palermo nel 1981; attore emergente, attualmente frequenta e studia recitazione nella sua città. Anche se è da poco nel mondo dello spettacolo, vanta alcune significative partecipazioni a: Nido di Marmo (del regista Emilio Orofino), Nihil is the quest (piccolo cameo al’interno del videocip dei Micecars), Justitia (cortometraggio di Nicolò Cappello). Attualmente sta lavorando alla realizzazione del lungometraggio The Outsider, per la regia del collega e grande amico, Luca Lucchesi.




I Charamira sono un gruppo siciliano di Trapani, città estremamente a sud, confine naturale fra l'Europa e l'Africa, mix di razze e culture. Usano il loro idioma perchè crediono nella sicilianità. Sono arrivati a questo progetto da percorsi separati. L'energia di quell'incontro, fatto di anni di viaggi, di nostalgia, di amore, di sogni infranti e speranze rinnovate di disastri e ricostruzioni, è trasformata in musica, dando vita ai loro pezzi che spaziano dalla musica colta a quella etno-popolare (fonte:http://www.charamira.it/)

02 aprile, 2009

NERODENTROZERO reading happening


...E con trentasette fendenti di sangue... col fango negli occhi... era morta da puttana....In altre parole NERODENTROZERO Trilogia.Il 16.zero4.zero9 alle 20.zero vi trascinerò dentro il mio NERO su BIANCO per presentare la mia ultima fottuta fatica.
Il KURSAAL KALHESA sarà la scena del crimine...

NERODENTROZERO è il progetto che racchiude i miei tre ultimi scritti ovvero, "Da mezzanotte a zero", "Sangue Nero Petrolio","Thomas Sparacio". Durante la serata le vibrazioni sonore di 4 voci narranti mi accompagneranno nello sviscerare ombre e luci dei personaggi. Note d'ebano riscalderanno l'aria metallica.



A dirigere l'ardua impresa la lucida follia creatrice del regista Luca Lucchesi...
Sul palco si alterneranno: Vincenzo Crivello , Casimiro Alaimo, Marta Lunetta, Pinello.
Ci accompagneranno le note vibranti della band trapanese dei Charamira, rigorosamente live

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