
E per quanto ingiusta potesse apparire l'intera vicenda, ma su quella strada, il potere dei Galanti, aveva esercitato una tale forza da non poter non supporre che fosse stata la medesima famiglia a scriverne le sorti e la più intima storia. La quantità di azioni e di gesta, compiute dai Galanti e che pervasero quel lembo di città, riuscì a modificare tutto ciò che altri uomini, in più di cent'anni di storia, non riuscirono a cambiare. La forza di quella famiglia impose alla strada colori, odori e respiri e per quanto possa sembrare improbabile quel potere illimitato ne condizionò perfino il tempo... e Giacomo Galanti ne controllava, ancora oggi, i segreti e le frequenze. Ma chi si misurava col tempo e la legge della strada, era la gente del Borgo che giorno dopo giorno viveva l'influenza del potere della fratellanza: da Ciccio La Corte "due soldi", del bar all'angolo con la piazza Castrovinci, a Michelangelo Cattaneo, "Bellicapelli", biscazziere e puttaniere di professione. Ed era nella gente di strada che pulsava il cuore del don, e giusto o meno che fosse, quella gente gli attribuiva il titolo e la dignità che si riservano ad un buon capo. Per me era difficile comprenderne i motivi, ma il rispetto che gli veniva riconosciuto era talmente grande, che veniva naturale considerare quell'uomo come qualcosa che va aldilà del concetto stesso di uomo o più semplicemente ancora, Galanti era... la strada ed era noi. Ma in quegli occhi c'era ancora silenzio. Non lo interruppi... era chiaro che desiderava, in quel momento, appartenere soltanto ai suoi ricordi . (da "Cosa di Noi. I ragazzi di Sala Paradiso", ed. Clandestine, 2003)
Immaginai la scrittura di "Cosa di noi" anni fa. A cinque anni dalla pubblicazione del romanzo tornerei a far parlare i miei "eroi". E proprio fra queste parole che delineano uno tra i passi fondamentali del libro, inserirei più di una vivida battuta.
Così forse....
"E nonostante i tuoi sforzi nell'immaginare tutta la cosa, niente sarà al confronto di quello che proverà la tua coscienza quando verrai a sapere della politica.
Certi uomini a capo di certe "famiglie", che nel continente chiamano cordate, si dividono la Sicilia e l'Italia. Nelle loro mani, sporche di sangue e abili all'intrallazzo, è il potere. Lo gestiscono come meglio credono e come più aggrada ai loro criminali scopi. Decidono della sorte del paese attribuendosi primati e diritti che se non vengono da Dio derivano direttamente da Gesù Cristo. Hanno saccheggiato tutto nel nome di una Legge e in nome di una Bandiera. Hanno seviziato ogni piccola particella costituente l'intera idea di Democrazia. Sfrenati, avidi, affamati ladri e viscidi delinquenti hanno messo all'ingrasso i loro fratelli e i loro figli, i loro degni compari e la moltitudine dei loro pari... nel nome di un interesse comune e per conto di un ipocrita ideale associativo. Ciò che era stato edificato nel passato per il medesimo bene condiviso, per mano loro oggi è solo polvere e fango. Hanno violentato e seviziato, saccheggiato ed umiliato per quei taluni scopi che in nome delle sovrane leggi li rendono vergognosamente ricchi ed eternamente intoccabili. Dal più piccolo parlamento al servizio della Cosa Nostra al più grande tempio consacrato alle gesta della nuova tirannide. In nome della politica, per conto di un'interesse esclusivo hanno lapidato l'intera dignità di un paese. I più potenti sono a Roma. E' per mano nostra che siedono fra gli scranni del potere. Sono peggio di quello che altri si ostinano a credere come fra i più famelici e avidi animali. Peggio di quello che si attribuisce alla sporca mannaia della mafia.
Quando tu verrai a sapere della politica voglia Iddio che tu abbia la capacità di turarti il naso... e nello stesso tempo di reagire e di credere nel sogno sovrano della rinascita... "
Ecco... probabilmente questo sarebbe l'incipit del nuovo "Cosa di Noi", romanzo che penso scrivere a breve.
E' troppo? E' poco? Pesante? O molto lieve?
E se vi dicessi politica? Cosa vorreste dirmi?
Foto di Luca Lucchesi
Immaginai la scrittura di "Cosa di noi" anni fa. A cinque anni dalla pubblicazione del romanzo tornerei a far parlare i miei "eroi". E proprio fra queste parole che delineano uno tra i passi fondamentali del libro, inserirei più di una vivida battuta.
Così forse....
"E nonostante i tuoi sforzi nell'immaginare tutta la cosa, niente sarà al confronto di quello che proverà la tua coscienza quando verrai a sapere della politica.
Certi uomini a capo di certe "famiglie", che nel continente chiamano cordate, si dividono la Sicilia e l'Italia. Nelle loro mani, sporche di sangue e abili all'intrallazzo, è il potere. Lo gestiscono come meglio credono e come più aggrada ai loro criminali scopi. Decidono della sorte del paese attribuendosi primati e diritti che se non vengono da Dio derivano direttamente da Gesù Cristo. Hanno saccheggiato tutto nel nome di una Legge e in nome di una Bandiera. Hanno seviziato ogni piccola particella costituente l'intera idea di Democrazia. Sfrenati, avidi, affamati ladri e viscidi delinquenti hanno messo all'ingrasso i loro fratelli e i loro figli, i loro degni compari e la moltitudine dei loro pari... nel nome di un interesse comune e per conto di un ipocrita ideale associativo. Ciò che era stato edificato nel passato per il medesimo bene condiviso, per mano loro oggi è solo polvere e fango. Hanno violentato e seviziato, saccheggiato ed umiliato per quei taluni scopi che in nome delle sovrane leggi li rendono vergognosamente ricchi ed eternamente intoccabili. Dal più piccolo parlamento al servizio della Cosa Nostra al più grande tempio consacrato alle gesta della nuova tirannide. In nome della politica, per conto di un'interesse esclusivo hanno lapidato l'intera dignità di un paese. I più potenti sono a Roma. E' per mano nostra che siedono fra gli scranni del potere. Sono peggio di quello che altri si ostinano a credere come fra i più famelici e avidi animali. Peggio di quello che si attribuisce alla sporca mannaia della mafia.
Quando tu verrai a sapere della politica voglia Iddio che tu abbia la capacità di turarti il naso... e nello stesso tempo di reagire e di credere nel sogno sovrano della rinascita... "
Ecco... probabilmente questo sarebbe l'incipit del nuovo "Cosa di Noi", romanzo che penso scrivere a breve.
E' troppo? E' poco? Pesante? O molto lieve?
E se vi dicessi politica? Cosa vorreste dirmi?
Foto di Luca Lucchesi
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