31 agosto, 2009

ROSSODENSONERO, di vitobenicio zingales


ROSSODENSONERO
rossodensonero nasce dal ritmo che alfa, protagonista della storia, dà al suo invariabile tempo. alfa è uno fra i tanti, agito dalle tante periferie della città. ha la strada nell'anima e l'asfalto fra le vene. la sua vita è periferia. non ha più sogni da sognare, nè desideri che non siano quelli che lo legano alle leggi del rione. alle regole di un quartiere: brancaccio. e nella strada alfa fonda e rifonda il suo dominio, accettando quelle regole che se da una parte lo vedono dominatore assoluto ed implacabile, dall'altra lo sovrastano, annientandone i ricordi lontani e le coerenze ultime dell'esistere. al fianco di alfa sono beta ed omega. i suoi compagni di viaggio... il suo tempo speculare. con i suoi compari di strada, alfa "si fa le banche". il loro è il colpo numero 11. l'ultimo. quello che gli permetterà di fuggire via da quella che loro considerano la più grande e fottuta fra le savane: palermo. in "rossodensonero" è la storia di un uomo che non crede più a nulla se non al discreto fascino del nero denso della notte fra le piazze-confine e le terre di mezzo in città. la sua vita appare mordace e famelica. ma è dalla solitudine che emerge una coscienza senza "incisivi". affamata di sogni e di una città più vera. alfa è uno dei tanti a brancaccio. uno di quelli che molto tempo addietro usò una pallottola per frenare la gioia di un prete.
il "reading-studio", diretto dal regista palermitano luca lucchesi, è innesco di parole e significati, silenzi leggeri e ricordi appassionati.
tratto dagli inediti "palla di grasso" e "totale in nero", di vitobenicio zingales, "rdn" andrà in scena il 13 settembre al kursaal tonnara di vergine maria a palermo. narreranno le parti i bravissimi attori corrado fortuna, vincenzo crivello e vincenzo ferrera. tre televisori-legii trasmetteranno un loop a tempi sfalsati. combineranno immagini e parole, come in un'ensemble di jazz puro e sincero, gli akkura.
nel corso della serata, organizzata e prodotta da "associazione siciliana per le lettere e le arti", la premiazione del concorso "scrusci di luce", con irma vecchio, direttore della fotografia, madrina dell'evento e titolare della personale di fografia "curò" allestita nei locali della bellissima tonnara kursaal di vergine maria.
elisabetta costantino

grafica di andrea de luca

ROSSODENSONERO, di vitobenicio zingales



ROSSODENSONERO

locandina di andrea de luca

26 agosto, 2009

Curò, personale fotografica di Irma Vecchio






CURò, personale fotografica di Irma Vecchio
dal 31 Agosto al 13 Settembre Tonnara Kursaal Vergine Maria - Palermo


"Non mi piace scattare foto che cerchino di essere rappresentazione oggettiva . Ad esempio non fotografo un senzatetto, solo in quanto soggetto a sé stante, solo perché è d´impatto. Le mie foto sono il risultato del rapporto tra me e il soggetto fotografato. Prima fotografavo solo amici, con cui avevo già una forte intesa, adesso mi spingo oltre e cerco questa linea invisibile tra me e gli altri anche fuori dal guscio. In quasi tutti i miei ritratti i soggetti guardano in macchina proprio perché cerco l´attimo in cui gli sguardi si incontrano. Inoltre mi piace la posa... a volte svela di più di un atteggiamento vero, ma rubato dall´obiettivo. A volte raggruppo le foto o uso dei diptici perché spesso una foto completa in qualche modo un´altra, o più spesso perché gioco a spostare l´attenzione dal soggetto ritratto all´incontro di due immagini e all´associazione di idee che ne scaturisce. Ma questo bisogno di aggiungere viene forse dal cinema..."

CURò parla di storie, di sogni, di amori e di pensieri.




Creiamo un' occasione, un spazio dove lasciare che lo sguardo sia protagonista...




Vi aspettiamo in tantissimi, Lunedì 31 Agosto alle 20.30 alla presenza dell'autrice, per premere START...



foto di irma vecchio
grafica di andrea de luca

23 agosto, 2009

Ho vinto il superenalotto, faccio il botto...mi tocca

Da una frase di Caparezza alla realtà...ebbene sì, è stato sbancato questo straordinario jackpot in provincia di Massa Carrara e povero quel vincitore mi viene da pensare...
E mentre penso, attanagliata dai gradi percepiti a causa della crescente umidità sicula (così come suggeriscono i tanti colonnelli dell'aeronautica), scorro tra blog e portali gli occhi intorpiditi e secchi. Il cristallino mette a fuoco più lentamente e lo fa anche per difendersi dalle tante notizie che non vorrebbe vedere, che non vorrebbe dover guardare...Ma invece si inbatte in titoli di questo tipo: "Gay aggrediti, accoltellatore solodenunciato: scontro sindaco-Procura". Noto che è una notizia di oggi, fresca, di giornata...noto che mi trovo sul portale del Messagero...
Leggo, divoro le parole del giovanne accoltellato che si aggirava vicino la Gay village all'Eur, Roma. Adesso è in ospedale in condizioni gravi, ma per fortuna non gravissime. Un testimone oculare racconta della sua paura, della paura che l'aggressore sia ancora libero e del fatto che quell'inidviduo l'ha veduto bene in volto...Leggo del compagno della vittima che vorrebbe andar via dall'Italia e restituire il suo passaporto polemicamente. Leggo delle dichiariazioni del Sindaco Alemanno, indignato che l'aggressore sia libero per un cavillo giuridico...Infatti non c'è stata flagranza di reato e quindi il tipo s'è beccato solo una denuncia...contro ignoti...

Nessuno li ha aiutati. Nessuno è intervenuto, tranne quell'unico testimone così sollecito che ha faticato per farsi aiutare, per chiamare aiuti.

è caldo. Non vorrei dover scrivere nulla. Ma devo.
Il caldo degli incendi ad Atene, il caldo delle bombe in Iraq, il caldo torrido dell'Afghanistan, il caldo di una Sicilia che non brucia più di passioni. è troppo caldo. troppo da sopportare. troppo che perfino non riesce più a sudare e a respingere queste tossine...

voglio fare fresco. barca ad olbia-tempio, jet con air conditioning, ghiaccio nel mio mojto, idromassaggio e acquaterapia...AUGURI MIO CARO PLURI MILIONARIO....tutto questo fresco da oggi è tuo!

elisabetta costantino

Foto "Sun, moon, stars" di Patrick Demachelier

12 agosto, 2009

da PROTOCOLLO NARCRON, di vitobenicio zingales. VILLA RUINA, Roma, quarta puntata.

10 ottobre 2011, Villa Ruina, Roma.

L'anticamera non fu lunga. dalla pendola vibrarono solo pochi istanti che in quell'oscillare parvero frantumarsi più dell'inseguirsi del filo nel senso di quel moto.
l'autista, uno tra i suoi più amati fratelli, avrebbe atteso forse più a lungo di quanto invece era stato previsto nel frattempo dai due, ma certamente molto meno di quanto una mente poco avvezza al ragionamento avesse potuto supporre dal senso di quel moto. d'altronde era da tempo abituato a quelle lunghe attese fuori dalle mure di un tempio o dalle colonne di un'officina o dal tramare di un concistorio. come sempre avrebbe trasformato il significato dell'attesa nel consueto, diligente cammino verso l'opus... la grande opera. lasciato il gran maestro tra le austere colonne dell'ingresso, adagiò la mercedes all'ombra di due giganteschi ficus. e attese divorando le ultime pagine di "Cristo e la Confraternita del Graal." questo era il suo trentesimo anno nell'istituzione e della sua rispettabile loggia, a più riprese, fu maestro venerabile. riconosceva al gran maestro il merito d'aver operato la delicatissima opera di sublime transizione. "a lui si deve il grande passaggio!", amava ripetere ai fratelli di loggia, "per lui è da intendersi il compiersi dell'opera". avrebbe aspettato certamente più di quanto il suo fisico avrebbe potuto umanamente concedere, ma dell'attesa ne avrebbe fatto il suo vincolo assoluto.
l'antistudio della villa era più di una sala d'aspetto. le tele del '500 alle pareti irradiavano antiche eco, prodigando fra gli spazi quella illuminata sollenità tipica delle ville romane del rinascimento. i palchi della piccola biblioteca contenevano preziosissimi volumi, alcuni dei quali, perfettamente restaurati ed efficientemente conservati, inneggiavano, in lingua latina, a vincitori di battaglie per il potere papale del tempo. ma su tutte era un'ansola in oro massiccio a cui restava appiccicato il poderoso battaglio di un' enorme campana lustrata con le tessere del più munificente dei lapislazzuli. dalla torciera sul sofà irradiava una tenue luce che, rimbalzando faticosamente tra gli angoli della sala, spingeva a disegnare penombre più che vivido chiarore.
quando il gigantesco segretario del cardinale spalancò la porta, i suoi pensieri tentavano ancora congiungersi con i flutti di quegli spiriti elementari sospesi sulla fiamma del doppiere.

"prego... si accomodi!"

nella voce del pretoriano intuì una specie di turbine violento che, balzando dalle corde vocali fece come spazzare gli intendimenti del moto sul disentegrarsi di quegli istanti fra la pendola e le invisibili diagonali dell'universo. dall'invito di quello gli parve levare una di quelle perennità tanto care a nerone e se da una parte ai suoi occhi gli venne concesso di guardare una soglia, dall'altra i suoi occhi gli consentirono di registrare al di sopra del cranio del gigante i colori di "quelle tumescenti perennità".
il gran maestro lasciò, nell'essenza del fuoco che propagava fin là dalle epoche della fiamma, il proprio sorriso ed evitato il ritorsivo ghigno del segretario, penetrò nell'enorme studio del più potente tra i prelati di roma. alle sue spalle il battere della porta fu grandiosamente imponente, ma quella sinistra possanza non riuscì a sfiorare neppure uno dei pensieri che in quell'istante sospendevano vivi più che mai nella propria mente.

"caro maestro, benvenuto nella mia casa... "
"che Dio voglia accoglierci nella sua luce!"
"ma prego, si metta comodo."

il gran maestro prese una delle due savonarola ai piedi del maestoso tavolo del prete. la specchiera a piombo sul cassettone alle spalle del cardinale preparava forse a cogliere dell'evento le connessioni più improbabili e le manifestazioni di un sentire e di un volere così strettamente legate ad un vivo e più che spregiudicato pensare.

"certamente vi sarete posto dell domande... come anch'io avrei fatto se l'invito fosse giunto da voi..."
"non vi pongo domande al riguardo, se è per il bene di tutti sarebbe oltremodo irriguardoso il solo pensare di porle."
"la vostra schiettezza come il vostro buon senso sono proverbiali anche qui da noi, ma la natura dell'incontro, spero ne conveniate, affonda le sue radici, nella natura di più grandi attese. come voi anch'io rappresento una grande istituzione e come la vostra anche la mia organizzazione vive di questi tempi nella speranza che ai propri aneliti si risponda con quella dovuta attenzione per la quale fin qui si è edificato. risulterebbe dalla storia che la scienza muratoria e la scienza dello spirito, o antroposofia come taluni preferiscono definirla, abbiano ordito connettere il proprio tessere e che da quella trama sia nata, così si legge dalla storia, una conoscenza occulta che, omettendo le più estreme, ma seppur ragionate delle critiche, aspirerebbe donare all'uomo le verità sull'Io, sul cosmo e addirittura su Dio.non vi nascondo che l'osare pensarlo ha posto la mia mente su una di quelle vertigini che lastoria prima di un disastro ha già osato ascendere.Ma aldilà delle mie personali sensazioni sul senso di certe altezze, qui è d'altro che la storia intenderebbe affrontare..."

gli occhi del prete si colmarono di quel torvo che nelle pupille dei serpi talvolta incontra anche il più prudente dei pastori. più in basso, dalle sponde degli zigomi, il pallore illividì fin l'ansa del collo, dove le imperiose vene gonfiarono di quei flutti che l'avido nell'esperienza della vita conosce ancor meglio di quell'egoista che per il vivere di certe brame rinuncerebbe al senso solingo di quell'esperienza. il gran maestro parve riconoscere quel livore ed imperturbabile fece fare al silenzio più di quanto avrebbero potuto fare le parole in quella circostanza. chiuse e riaprì le paalpebre lentamente accennando ad un sorriso che per la luce radiante colmò quel fumigare sprezzante.

"e ciò che la storia oggi intende affronare altro non è che la storia posta davanti un'infamante menzogna. in noi è un grande dovere: ristabilire quell'originario ordine. per il bene del mondo... per allontanare dall'umanità le strisciante trame della bestia. talune verità, credetemi, originano dalle complessità più oscure e talvolta, per le illusioni salvifiche che esse malvagiamnte recano, giungono a disorientare anche il più illuminato fra i sapienti. Dio c'impone di spezzare tale proditorio ordire."
"se le vostre necessità rispondono a superiori urgenze, perchè convocare me che di quelle cosmiche gerarchie ne intuisco soltanto un breve fluttuo di luce?"
"badate caro maestro... della vostra semplicità ne ammiro la forza e la sintesi, ma il doverla impiegare per sfuggire alle responsabilità che oggi la storia impone, irriterebbe perfino il più saggio fra i vecchi..."
"perdonerete la mia insolenza, ma se la storia possedesse i vostri occhi e la menzogna le vostre orecchie, verso quali pericolosi orizzonti impatterebbe l'uomo? più di una volta la storia ha tramandato sulla natura di una menzogna. vogliate prendere ad esempio la menzogna di Gesù al tempo di Cristo: la parola di "essi" fu esplorata, tra le mura di un tempio, con orecchie ed occhi ben più spalancati di quanto non fossero poi stati dall'Evento del Golgota ai giorni nostri. ma oggi qui si è dichiarata la natura di certi avidi ciechi e di taluni ipocriti sordi. è vero, come la mia, la vostra è una grande istituzione, ma verso quale umanità la "compagnia" aspira ascendere?"
"l'umanità dei Vangeli è il nostro orizzonte..."
"se è verso quella che il vostro anelito tende, perchè e cosa temere?"
"il Figlio dell'Uomo non ha nulla da temere: sopra di Lui è il Padre Iddio, sotto di Lui è la schiera degli umili servitori della chiesa di paolo e di pietro..."
"ditemi allora: quale gravità attribuireste ad una così ostentata, ma risibile minaccia, considerato il divino rilievo del regno?"
"le insidie giungono direttamente dalla... dalla bestia."
"ecco il nostro comune scopo: afferrare per le corna la bestia..."
"la natura di essa si confonde con la più placida delle creature: sotto la pelle luminosa quella cela la malvagità più oscura e sanguinari."
"sebbene si occulti, a certi occhi la sua natura non sfugge... "
"avete ragione caro maestro...nonostante le aggraziate forme il lezzo della sua postulosa anima giunge alle nari più di quanto un cieco al buio possa col tatto. indagate tra i vostri. confido nella vostra sagacia. credetemi: è tra i vostri a celarsi il germe!" la chiesa è tornata ad aprirsi alle ragioni di un credo: natura e scopi della massoneria ci risultano meno imbarazzanti. la vostra storia, i vostri riti, il vostro mondo iniziatico non sconcertano più di quanto ebbero modo di fare la tirannia o l'ignoranza di taluni potenti al servizio del male. non è stato il santo padre a volervi in vaticano? la menzogna cresce al vostro fianco. le idee degenere di certi corrotti visionari hanno cagionato più di quel certo fastidio che provoca l'insetto al nostro meritato sonno. liberatevi di questi goffi giullari... il nostro papa da voi attende un secondo incontro... "
"più di noi è la Verità ad "offendere" il vostro riposo. malgrado l'impulso del mio cuore o il vostro intendimento, nulla si potrà contro quella intelligenza ordinatrice che opera per il destino e l'armonia del mondo. un tessere laborioso più elevato di quanto voi possiate immaginare, colma le mete del mondo affinchè germi d'anima rilucendo prendano radici nelle profondità dell'universo e la parola di Dio nell'oscurità dei sensi trasfigurando compenetri tutto l'essere. quel documento che avete già inteso rapinare alla storia, ordendo segretamente e quella fratria così tanto bisognevole di cure ecclesiastiche, mai infonderanno nella vostra mente quella luce che il Cristo con il proprio Sangue ha già effuso per la salvezza dell'evento uomo. l'unico peccato che non può essere rimesso, badate bene, è il peccare contro lo Spirito santo."

Negli occhi del prete, come tra il collo e la gote, s'accese un furore bestiale che in quegli istanti parve devastare anche gli argini più potentemente elevati per proteggere, celare e preservare. il suo sangue pompò con così virulenta forza da traboccare dalle pupille e da far temere al suo respiro d'affogarsi tra quelle impietose onde. nel suo interlocutore invece era la calma, quasi il porgersi e il prodigare del Sole sulle porzioni più remote dell'oscurità. come un pitecantropo ancestrale brandendo tra le mani un letale, enorme osso immaginario il prete rizzò dalla propria pesante poltrona e fece come lanciare nello spazio incomprensibili parole.

"in voi è la menzogna. la storia ne terrà conto... e Dio vorrà avere misericordia della vostra anima... ciò che custodite segretamente è il frutto più marcio che le tenebre nei secoli abbiano mai potuto concepire... voi e le vostre schiere d'illusi e cialtroni verrete fermati... nutrivo un'ultima speranza, ma mi ero tremendamente illuso: è la vostra antura ad esserci chiara ormai. abbiamo voluto concedervi un'opportunità, ma le vostre strampalate illusioni non attraverseranno i nostri confini: il vostro ordito potrà tessere solole vesti di una grossolana e falsa verità. e ora lasciate ilmio studio... ne avete fin troppo ammorbato l'aria."
"bene. ritengo che il vostro tentativo con me si sia concluso."

il gigante, insieme ad un elegante e sconosciuto arabo in fez e gessato, nel frattempo penetrato nella villa, giunse dalla propria tenebrosa e fece come correre in soccorso alle quelle urla. spalancò violentemente la porta dello studio, ma le sue poderose membra vibrarono inutilmente nell'aria. più del suo padrone, i suoi occhi mostrarono quel pompare sinistro e potente, pronto più che mai a predare financo l'aria dai propri intestini. l'arabo invcece sospese sulla soglia in un imbarazzato silenzio. prima che gli artigli afferrassero quei brandelli d'aria, il gran maestro fu verso le sante attese dell'umanità.

11 agosto, 2009

da PORNO PARADISO BOULEVARD, di vitobenicio zingales


Mi metto comodo. lo apro. come qualcosa che spalanca. e inghiotte. dal nero al ridondare dei tubi in 3d. a due passi dalle tiepide vertigini di casa. lo poggio sulle cosce. è caldo. più di un battito che trema. alle tre del mattino. nel silenzio opaco della notte. quando è altro a vivere. un altro mondo. la mia savanadentro. le prime rifrangenze le sento fra gli incisivi del cervello. poi fra le vene del cuore. dove è l'inguine pulsante. fino alle periferie più lontane. ho il mondo davanti al sudore degli occhi. è buio. "lei" è di là. ma faccio silenzio. e in silenzio "lascerò che facciano". possiedo la "tecnica". e una scusa sempre accesa. come sempre. sempre. aspetto la connessione. istanti. search. logout. login. l'url. la piattaforma. dio. e il paradiso. alla fine è la mia mano. che governa l'anima e la punta della mia vogliosa vocazione. sono disciplinato. programmo con largo anticipo la visione. scorro il mio sudore fra scarti e immagini troppo deboli per il palato della mente. so "chi" cercare. soprattutto dove. "enter". ed entro. mi sento a casa. uomo. potente. diverso. dieci minuti. forse venti. è ghiaccio bollente. e i miei amici sanno di quale acqua ho sete. in silenzio. col silenzio. ronzii e ferro. e lo schermo apre. e inghiotte caldo. caldo lattice d'immagine. nel cavedio l'ultima eco di un ricordo. ma scompaio prima che la debole luce della lampada faccia quel solito rumore. ed eccomi. sul catrame molle del Porno Paradiso Boulevard.

foto di irma vecchio

10 agosto, 2009

CEFALU': IL TEMPO DELLA SABBIA E' ORMAI FINITO, di vitobenicio zingales


Il tempo della sabbia è ormai finito. avremmo voluto quel giorno distenderci e raccontarci il sole e il mare, su quel tappeto d'oro che "era" la spiaggia di cefalù. io e annarita, mia moglie. e raccontarci ancora quei giorni lontani. di cose che solo la "cittadina dei normanni" sapeva come dire al cuore di noi ragazzi, legati, sino al tempo delle scuole, al catrame e al furioso impennare del cemento in città. forse con quel "centinaio di metri", fra il vecchio porto e l'antico stabilimento balneare, era l'ultimo pezzo di "spiaggia libera" sopravvissuto alle moltiplicanti concessioni comunali... altri direbbero maliziosamente, alle "ruberie selvagge del mare". ebbene, anche quell'ultimo dinosauro di soffice e dorata sabbia è sparito. nel nulla, o meglio: fra ombrelloni e lettini in serie, con tanto di marchio e logo "a fuoco" , fra servizi a pagamento ed autorevoli divieti conficcati in quella che è la presunta terra di tutti. quella libera spiaggia si è trasformata, da pochissimi giorni, in spiaggia privata. per i privilegi dei clienti dell'ultima cattedrale turistica. liscia e bianca, in vetro e cemento. a due metri dal rifrangersi delle onde. adesso rimangono il mare e il ricordo di quello che era un pezzo di paradiso popolare. ho contato i lidi. sono nove in tutto. per un paio di chilometri solo cinquecento metri ancora resistono a queste terribili ondate d'urto. ma solo per poco. stanno per essere ultimate altre due cattedrali. sempre a due metri dalla eco di quella perennità liquida e salmastra. animali in vanadio e ferro, fra tralicci, solarium e arance israeliane. a quattro e cinquecento stelle. poi sarà il nulla. alla fine toccherà al mare. statene certi: lo svuoteranno sino all'ultima goccia, come hanno fatto con i nostri antichi sogni. che erano baciati da palette, abissi e secchielli. con poco. perchè dell'immensità piaceva che ce la dicesse, in quei giorni lontani, quel raro falco pellegrino planante dal promontorio calcero fin dentro i gorghi della spiaggia più libera del mondo.

foto di elisabetta costantino

09 agosto, 2009

Regolamento concorso fotografico "SCRUSCI DI LUCE"


Ci scusiamo per l'incoveniente...


Pubblichiamo la nuova ed aggiornata versione del regolamento del concorso che non è sostanzialmente cambiato nel suo contenuto, ma soltanto aggiornato dei dettagli e nella forma.

Grazie dell'attenzione! PARTECIPATE NUMEROSISSIMI!!!
Art.1 La banda degli IZZERò, in collaborazione con “D’impatto” (www.zeta184.blogspot.com) di Vito Benicio Zingales, è fiera di presentare il primo concorso fotografico dal titolo SCRUSCI DI LUCE che cerca di mettere a fuoco, grazie ai tanti obiettivi di fotografi professionisti e non, l’anima del siciliano.
Scrivete con la luce, liberate le vostre idee rispondendo alla domanda: chi o cosa oggi può incarnare l’essenza del siciliano? VOGLIAMO SCRUSCIO. NON ESITATE. FISSATE NELLE IMMAGINI IL VOSTRO PENSIERO.


Art. 2 Le foto verranno visionate da una giuria di esperti nel campo della fotografia e della comunicazione. La foto vincitrice sarà premiata con una REFLEX DIGITALE offerta da Sicily Photo, in una speciale serata conclusiva alla presenza dei componenti della giuria e di tutti i partecipanti. La premiazione avrà sede presso la Tonnara Kursaal di Vergine Maria, via Bordonaro, 9 – Palermo, giorno 13 Settembre 2009.
Informazioni aggiuntive saranno pubblicate sul blog “D’impatto” all’indirizzo
www.zeta184.blogspot.com

Art. 3 Le foto potranno essere sia a colori che B/N, saranno permessi i fotoritocchi. Non saranno ammessi fotomontaggi. Le foto dovranno essere inviate in formato digitale alla casella di posta vito.zingales@gmail.com. La partecipazione al concorso, totalmente gratuita, avviene mediante invio di un singolo scatto alla casella di posta indicata, accompagnato da una cartella A4 indicante i dati del partecipante con l'autorizzazione al trattamento dei dati personali redatta in forma di autocertificazione (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico), il titolo della foto e una sua breve descrizione.

Art. 4 Il termine ultimo per l’invio degli scatti fotografici è il 05/09/2009. Gli scatti pervenuti oltre il termine indicato, non saranno ammessi al concorso.


Art. 5 Tutte le foto presentate devono essere inedite e non essere mai state pubblicate prima. L’invio di immagini da parte dei partecipanti al concorso fotografico sottintende che essi siano in possesso del copyright relativo alle stesse e dell’autorizzazione all’utilizzo delle immagini da parte dei soggetti eventualmente raffigurati, utilizzo di cui si assumono essi stessi per intero la responsabilità. Ogni autore è responsabile del contenuto delle immagini inviate e solleva pertanto gli organizzatori da ogni eventuale conseguenza, inclusa la richiesta di danni morali e materiali.

Art. 6 La banda degli IZZERò, in collaborazione con D’impatto” (www.zeta184.blogspot.com), si riserva di utilizzare a titolo gratuito le foto del concorso senza termini di tempo. Saremo esclusivi titolari a titolo definitivo, senza dover corrispondere alcun compenso, di tutti i diritti di proprietà intellettuale e di tutti i diritti di sfruttamento economico degli scatti inviati.


Art. 7 Gli organizzatori del concorso fotografico si riservano il diritto insindacabile di non far partecipare gli scatti ritenuti non pertinenti al tema del concorso o inappropriati rispetto al fine dell’evento. Gli scatti eliminati non potranno partecipare alla premiazione conclusiva.

Art. 8 I dati personali inviati nella fase di partecipazione saranno trattati nel rispetto del d.lgs. n. 196/03.

grafica di andrea de luca

04 agosto, 2009

da PROTOCOLLO NARCRON, di vitobenicio zingales. PANTA REI, terza puntata

Osservò attentatamente le sue ossute dita e come se dalla sua livida pelle alitassero sconosciute rifrangenze fece come per specchiarvici. la sua lunga chioma bianca, il suo tagliente tiro d'occhi neri e il suo perenne pallore riempirono tutti gli spazi ricompresi dal balzare del treno fra vanità e cuccette bagagli. sorrise. ma non badò al motivo di quella improvvisa ilarità. al tentativo di darsi le solite sbrigative risposte, preferì la tensione delle dita fra i bracci della sua pesante croce. chiuse gli occhi osando liberare la coscienza da quell'insopportabile e proditorio peso che da tempo ormai lo obbligava a percepire interamente tutta la propria umanità: dai più liberatori e salvifici aneliti ai suoi incubi più devastanti. realizzò che quell'ordine occulto avrebbe fatto al caso suo e immaginò con più forza i potenti filari di quei solenni scanni tra le colonne. la superbia e l'avidità lo accompagnarono per decine di chilometri fino a quando il verde della pianura padana detonò annientandosi tra i propri alvi sul crescere delle colline e delle vette aldilà di quei vetri schizzanti. le ore si trasformarono in istanti. nei suoi occhi riapparvero i vecchi compagni di viaggio e tra le sue dita ricordò di stringere una croce.
gianvittorio de marchi, cardinale e gesuita, fu prelevato dalla banchisa numero 8 della stazione di milano da quattro elegantissimi uomini in nero. la sua attesa andava finalmente dissolvendosi come l'eco del vociare di quei vecchi fra le mille idiote cantilene gocciolanti dalle volte della centrale.

"eminenza?"
"si... "
"ci segua per favore."

sorrise, immaginando il destino del mondo farsi carne tra le sue potenti mani. da milano verso le acque del lago, la sua avidità crebbe come l'odore del sangue tra le fauci dei più famelici sciacalli.
tra le gigantesche colonne dell'enorme sala azzurra, dei 9, il solo a rispondere alle urgenze del cardinale fu l'elegante uomo coi baffi. gli altri otto, lividi nel loro impenetrabile silenzio, sospesero ad ascoltare... come il divagare delle onde del lago incontro alla battigia gettante sull'imponente scalinata.
l'emissario della sua potente organizzazione riuscì, dopo mesi di frenetico tessere, ad organizzargli l'incontro. il cuore pulsante della Panta Rei, attorno a quell'immenso rettangolo di quercia brunita, era là per lui, e adilà del potere che tra quelli miseramente rappresentava, quel consesso di potenti che dell'organizzazione occulta ne controllavano il battito, avrebbe dovuto decidere là e all'istante se fare proprio il destino del prete e con esso tutti gli interessi e le questioni da questi così ansiosamente poste. nonostante fosse così esperto nell'ordire intrighi e trame da palazzo, il gesuita pose la questione, si in modo ragionatamente ordinato, ma con quelle pericolose umane intensità che avrebbero potuto allontanare oltremodo le attenzioni della Panta Rei dagli scopi generali del suo disputare e dalle visibili finalità della potente confraternita religiosa. da solo, sul lato vertiginosamente lungo del tavolo, avrebbe dovuto fronteggiare i 9 con quella disinvoltura che insieme al suo spietato cinismo ne avevano fatto nel tempo il barone dell'avanguardia vaticana. ma dopo i primi ragionamenti, le sue argomentate questioni, parvero mostrare ai potenti convenuti più di una falla ontologica e più di un arbitrio dialettico. il potente senatore italiano e il plenipotenziario americano, gli unici volti pubblici fra i 9, seduti sugli scanni alla sua destra e alla sua sinistra, ai lontanissimi vertici del tavolo, mostrarono dapprima un annoiato interesse per la vicenda in generale. non appena la questione sfiorò argomenti come il Cristo e la Rosa Eletta, i due fecero come per spazientirsi ed irrigidirsi. il cardinale notò la cosa e cercò nel russo, nel giapponese e nel cinese seduti di fronte, un seppur minimo, ma qualificante e significativo assenzo. la sua esperienza però gli suggerì di placare i toni emotivi e di intensificare tra le parole la potenza del metodo. la declaratoria così riadattata riaccese nei 9 l'interesse iniziale e il tedesco, come l'inglese ad una sua battuta parvero persino... respirare.

"vorrei innanzitutto esprimere il profondo compiacimento di poter qui delineare una serie di questioni sopra argomenti di fede in un ampio ambito. per quanto sia importante e necessario che nel nostro tempo le verità dello spirito offrano certi spunti in isolati consessi, non meno necessario è il poter esporre pensieri e fatti in connessioni più vaste. certe cose possono allora venire espresse in modo più preciso, e in una cornice che consenta di metterle nella giusta luce, mentre altrimenti è facile che sorga qualche fraintendimento. ai nostri giorni infatti anche le anime più preparate possono incontrare qualche difficoltà nell'accogliere delle comunicazioni sui misteri della fede. non è nostro intendimento il cercare con irragionevole tenacia quel primato o quell'altro vantaggio su orientamenti cultuali e religiosi diversi dal nostro comune credo, ma osare sovvertire la storia attraverso più che biasimevoli teoremi, recherebbe, a nostro umile avviso, irreparabili danni a quell'equilibrio che santi, eroi, scienziati e pensatori, spesso a sprezzo della propria vita, ebbero nei secoli ad edificare per il bene del mondo. si tenta di polverizzare due milenni di storia e con quella perniciosa tenacia che aldilà del nocumento morale, provocherebbe , soprattutto fra quelle anime impreparate a fronteggiare l'infamia e la menzogna, il caos più distruttivo e degenerante. si vuole supporre l'esistenza di un documento, di un antico testo postcristiano che denigrando il genesi e il nuovo testamento, con il medesimo accanimento avvalorerebbe la tesi secondo la quale non uno ma addirittura due gesù vissero nella stessa epoca e che, blasfema teoria, uno di essi sopravvissuto all'altro nel frattempo defunto, subì l'incorporazione dell'entità Crsito. ma il teorema più fallace e distorto, e che per taluni uomini liberi e di buoni costumi, sarebbe il più scientificamente esatto, è che certune divinità vivano nel nostro Io in stretta comunione con un fantomatico Io dell'universo. l'infamante questione se facesse presa tra quelle suggestionabili fragilità umane innescherebbe reazioni a catena di una tale malefica e proditoria potenza da minare le fondamenta peraltro precarie della civile convivenza nel mondo. se ci pensassimo divinità eleveremmo il nostro inappagato e beneficamente frustrato Io al di sopra degli apparati istituzionali, delle economie e degli stati sovrani... e ad una così spregiudicata altezza da sentirci un giorno in dovere di promulgare personalissime leggi e di prodigare, per biechi consumi, un nuovo senso di giustizia. non è difficile immaginare uno scenario apocalittico e una regressione animale fra i popoli e le razze in sanguinosa contesa. soprattutto si vuol fare leva sul sentire delle anime più deboli, certamente per incoraggiare quelle periferie sociali ad un fantomatico riscatto e verso un illusorio, e quanto mai deprecabile e pericolosissimo, senso di libertà. per prevenire l'irreparabile è stato deciso d'infiltrare alcuni dei nostri fra le loro schiere, ma la pelle di questi ostacolatori della pace è risultata viscida, letifera e proditoriamente camaleontica. per tali ragioni, qui velocemente accennate, ho chiesto con forza e umiltà che mi venisse concessa la grazia di riunire la Panta Rei... per questo imploro i sapienti saggi che la governano, di acconsentire l'esplorazione della questione che, perdonerete la presunzione, a noi sembra di vitale importanza... per continuare ad assicurare la pace e la giustizia nel mondo."

Il francese, l'uomo coi baffi, là seduto a fianco dell'unica donna del gruppo, si strinse sulle spalle. dopo aver sfiorato gli sguardi di tutti i convenuti pronunciò, con quel tono autorevole che distingue il reale potente dal potente uomo comune, qui e là incontrato fra le nostre società, quelle poche parole che avrebbero dovuto essere le finali conclusioni dell'intendere comune della Panta Rei. l'eco disperse fra le colonne più di quanto potessero fare quel gocciolare d'acqua fra le ridondanze marmoree del palazzo.

"l'economia mondiale, come il senso del pensarsi liberi fra i popoli del globo, poggiano su quanto mai solide basi. la forza sta nel dirigere quelle debolezze necessarie. è vero, la complessità del sistema si regge sulla determinazione di quei taluni atti che se da una parte tenderebbero ad inibire i tentativi di quegli insiemi fragili là posti a scomporre la complessiva visione del mondo, dall'altra mirerebbero ad incrementare esponenzialmente il consolidamento del potere. tutto ciò tenderebbe a potenziare quei domini e quei secolari fondamentali che assicurano alla nostra società il primato sulla complessa evoluzione della specie. le fragilità che gravitano dentro i leggittimi sistemi di potere tramando di continuo e caoticamente contro l'evolutivo avvicendarsi degli uomini al comando del governo globale, nel loro affanno alla sopravvivenza, esauriranno fatalmente, e in ristretti tempi, le loro già precarie riserve di energia. di questi grossolani e perniciosi tentativi ne conosciamo esattamente la natura e per tale esperienza già da tempo di quei tumulti incresciosi per il genere umano, ne trasformiamo le connessioni e gli impulsi, le pretese e le speranze. nonostante pianificate strategie predative, corrosive talvolta, inquinanti spesso, i sistemi deboli aspirerebbero ad una visibilità maggiore più di quanto possa esser loro concessa, ma soprattutto fonderebbero i propri aliti di vita sul n i e n t e. essi non possiedono gli strumenti. nè le tecniche appropriate. non sono il meccanismo, ma scarti d'ingranaggio. non hanno capacità di penetrazione. non sono avvezzi al comando. li abbiamo lasciati fare. alcune possibilità, alcuni codici d'accesso, vengono concessi solo in rare circostanze e solo in debite occasioni, ma per affievolire le tensioni e non per generare condivisioni. la logica globale si serve dell'oblio operante e la Panta Rei ne distilla le gocce quando le necessità del mondo le impongono.
noi non nutriamo alcun timore!
il vostro potere è al sicuro nel ventre di quanto mai solidi forzieri."
"mi perdonerete... ma quando le verità della fede sono messe in dubbio, quando la cristianità d'occidente, come i credi d'oriente vengono così sprezzantemente messi alla gogna... "
"la reazione sarà così violenta da dovervi preoccupare di servire altri totem e altri dei!!"

l'interruzione provocò nel francese una controllata ira che se cagionò all'aria un rimbombare di cupe e tuonanti sonorità, alla pelle del cardinale provocò uno spaventoso pallore.

"Dio e la fede sono fatti estremamente strategici... utili strumenti di controllo, necessari per tutelare la sacralità di quegli indiscutibili ed insuperabili confini, indispensabili per alimentare strumentali tensioni. controllare e gestire la politica globale, osservare con prudenza il cammino della scienza, pianificare le ragioni di un conflitto, creare il destino di una nazione o minarne il contenuto storico e morale, monitorare le attività pubbliche e private di ogni singolo uomo di potere reggitore di un segmento del sistema, controllare mercati e banche mondiali per gestire la politica, la vita e gli aneliti dei suoi controllori, controllare l'informazione planetaria... soprattutto controllare i saperi e il pensiero dominante... ecco, se tutto ciò sfuggisse al nostro controllo, questo si che preciterebbe il mondo verso una fine senza soluzione. da tempo controlliamo e monitoriamo gli intendimenti del vaticano, ma anche i folli aneliti di quelle periferie rivoluzionarie. vi abbiamo dato un papa: servitevene! di quegli "ostacolatori"? liberatecene la vista. ne avete il potere e noi vi concediamo di esercitarlo. le nostre pertinenze ci obbligano ad impegni che sovrastano il vostro più che plausibile contendere. e ora... andate in pace."

negli occhi del cardinale brillò quella particolare luce.
fu invitato a lasciare le mura del sontuoso palazzo come s'indica la porta al più indegno dei servi, ma la sua natura lo indusse a credere che la Panta Rei avesse natura divina e che lì, per la storia del genere umano, si fosse manifestato Dio per rigenerare la parola.

02 agosto, 2009

Non sono un santo


"La sapete l'ultima sulla D'Addario? Dice che Berlusconi non è un santo, ma in effetti sco.... come un dio."..

Questa è la barzelletta di commiato che, riportata dalle pagine dell'inglese "Observer" a firma di John Hooper, è stata trascritta in un articolo di repubblica. Il giornalista basa il cuore del suo articolo sull'inquietante domanda: se niente è ancora accaduto, cosadavvero a capace di scalfire l'uomo (o il semidio, o il dio stesso...) Berlusconi?

Siamo oltre la soglia del credibile, anni luce dall'auspicabile e viviamo sotto scacco dalla dimensione del TEMIBILE...Possiamo aspettarci tutto senza che niente accada.

Anzi...i pochi che ahnno dimostrato sdegno e rabbia per questo status quo della morale sono proprio quei tanto vituperati bacchettoni del Vaticano...Certo non gli altri prelati che giocano sulla scacchiera del "conviene dirlo o conviene tacere", ma i preti di campagna, di perfieria, i semplici che di quella missione, di quella parola vangelica fanno quotidianità.

Scrivono ai loro vescovi, vivono le ore con sdegno leggendo i giornali...e noi?

Noi andiamo a cercare fresco nelle lunghe giornate assolate, una birra fredda...Accendo il condizionatore, il ventilatore e spazzo via i chiacchericci...i soliti gossip sotto l'ombrellone che fanno tanto plebe...tanto vulgus....

Faccio un fritto misto di veline, di nuotatori, di attori hollywoodiani e di presideni che non sono santi...Il livello è uguale e non sento l'esigenza di restare basito...è l'ennesima starlette mi spiego...l'ennesima soubrette con il solito politico..il mondo è mondo...


e BLEAAAAAAAAAH....vomito, rifletto, magari accendo il condizionatore e mi metto a cercare la tanta sospirata santità.
elisabetta costantino

foto di david la chapelle

da "PROTOCOLLO NARCRON", di vitobenicio zingales, seconda puntata

PROTOCOLLO NARCRON, seconda puntata.

E quello avrebbe potuto schiaffeggiarlo, umiliarlo e perfino annientarlo, ma al punto in cui era la sua dignità come la propria libertà restavano in assoluto subordine del potente prelato. In fin dei conti a gianvittorio de marchi doveva tutto e alla propria libertà, come al rispetto che si deve a se stessi, non avrebbe dato alcun peso se ad essere minacciati fossero stati invece il potere e la libertà del suo amato padrone. caduto lui, la propria esistenza avrebbe avuto il medesimo valore che attribuiva alle puttane del lungotevere, nonostante la verosimiglianza, già in atto, di quella con alcune di esse. sbattersi per il cardinale non facevano di lui il servo e la puttana insieme, ma preferiva crederlo, lo elevavano al rango dell'umile soldato al servizio dei grandi generali della storia. e poi, come non essergli grati? non fu lui a tirarlo fuori da quel più che penoso e maleodorante archivio vaticano? e non fu sempre l'amato capo a barattare con un odioso confratello uno di quei suoi passeggeri peccatucci venali che un qualunque prete di quell'età sperimanta da uomo, con uno dei propri privilegi? aldilà del passargli un cospicuo fuoribusta mensile, il cardinale gli concedeva la speranza e laddove questa non bastava a sfamare la propria complessa natura, sempre e soltanto da lui giungevano quei piccoli, salvifici poteri da esercitare fra le insidiose schiere dei confratelli gesuiti. se la devozione per il capo superava la venerazione della vita in genere, tutto era da intendersi come afflato materno... e come spesso sentenziava "è come l'amorevole istinto del Cristo per gli ultimi del mondo". talvolta si rendevano necessari alcuni atti di forza, spesso biasimevoli, ma per il padrone, se questi lo avesse ritenuto indispensabile, nell'interesse del supremo bene della chiesa, avrebbe ucciso. non è che alcune attività assolutamente immorali fossero da meno al delitto, ma il doverle compiere, per taluni scopi superiori, lo liberava da ogni tipo di legame con qualsivoglia senso di colpa. per il ricatto, ad esempio, sentiva una profonda attrazione... usarne la vile trama contro i nemici della chiesa lo eccitava a tal punto da considerare lo "strumento" come una delle benefiche armi di Dio messe a disposizione degli uomini di buona volontà per fronteggiare gli avversari del capo... non altro che gli alleati di satana. la sua sottomissione era pari al genuflettersi implorante tra i piedi del misericordioso Dio e tanto, aldilà della sua natura umana, in ogni circostanza, abbondantemente bastava. "servo di Dio? si, servendo sua eminenza il cardinale." dentro le rifrangenze dello specchio da bagno la risposta, anche se l'ovvietà non avrebbe ammesso alcuna altra plastica opzione, era la stessa da anni e anni ormai.
dal centro della piazza vibrò una colomba. per un breve attimo agitò vorticosamente le ali, alla fine dispiegando la sua essenza, volò. prima lievi cerchi, dopo enormità d'aria. non appena fu un punto fra le dissolvenze, le immagini proiettate dai giganteschi schermi ripresero a catalizzare l'attenzione della piazza. l'NS 25, il primo robot ad impulsi stratisequenziali, celebrava il suo primo anno di nascita. la pubblicità ne evocava la potenza, e la perfezione raggiunta da saperi così formidabili. le frequenze vocali sgorganti dal metallo robotico della lou. & fer. enterprice simulando funzioni cognitive di apprendimento e operazioni inferenziali, rimbombavano fra le distanze, incuneandosi perfino alle spalle delle maestose colonne. il futuro era nato. l'uomo ne era l'intendimento meno rilevante. a quel punto dell'evoluzione.

29 settembre 2008, waiblingen

"amati frati, amato cavaliere, sull'ara oggi splende radiante la parola e più che mai trepidante essa attende d'essere comunicata ormai al mondo. Michele, pienamente fiducioso, ha manifestato, per mezzo di quelle superiori vie, la volontà cosmica. quello che venne per secoli occultato, da oggi non avrà più veli, al contrario, come germoglio di luce, quel sublime vero, verrà offerto ad ogni essere pensante sulla terra, perchè la parola possa nel futuro rigenerarsi nel cuore di ogni individualità e propagarsi tra le sfere e nell'amore sgorgante dell'universo. è stato comunicato che è tempo di recare all'Uomo ciò che era dell'Uomo. le insidie si moltiplicheranno con forza poichè l'intelletualità senza amore indurrà l'oscurità ad agire l'ultima tra le disperate e orribili dispute, ma il loro conflitto non si alimenterà dal nostro sangue. come portatori di umanità,dobbiamo propagarci nel buio e dentro la pelle di quell'oscurità, per rendere ancora più luce al vivente impulso, per la nuova e solare concezione del mondo".

quel giorno, nel mondo, dai "rami" sparsi fra metropoli e piccole comunità, si levò simultaneamente un'unica e potente voce. ancora avvolti nel segreto, quei fratelli riuniti nel nome di un principio solare, comunicarono le superiori intenzioni perchè tra le popolazioni della terra, con l'innesco del proprio pensiero, emergesse quella verità connessa all'evento del Golgota, ma soprattutto perchè venissero isolate e schiantate le trame ordite da lucifero e ahrimane. uomini di buona volontà uniti nel pensiero libero dai sensi, comunicarono le verità velate giunte da quei misteriosi superiori incogniti, a tutte le luci di ogni grado,che a quell'ora di quel giorno riempivano gli spazi dei temli diffusi fra tutte le longitudini del globo.
già dall'inizio dell'anno, nei giorni precedenti la pasqua cristiana, il primo passo venne compiuto. due grandi organizzazioni universali agirono una nuova fondazione per consentire l'edificazione di un ponte per il futuro passaggio della più velata fra le confraternite. tra gli scanni, nel giorno dell'arcangelo Michele, sedevano le venerate guide rappresentanti le logge di una e dell'altra organizzazione. in ogni tempio era anche un rappresentante della rosa eletta. su di uno degli scanni, tra le colonne di settentrione del tempio phoenix di waiblingen, era padre annibale, gesuita della curia romana.

"ecco il documento santo. resterà sull'ara di questo umile e antico tempio per il vivere dei pensieri della desiderata fratria. ne custodiremo la scara essenza fin quando verranno elevate le ulteriori comunicazioni. è un enorme peso, ne riconosco la vitale importanza. venne cercata a gerusalemme, venne trovata tra i verdi ulivi della galilea, venne custodita e velata in europa da antiche anime. è tempodi osservare dentro lo sguardo dell'opinione pubblica."

quando il rappresentante della rosa eletta aprì il documento alla pagina del "fanciullo dodicenne" il tempio tedesco parve sussultare sulle proprie fondamenta. la parola che venne comunicata ai presenti, fece il giro del mondo. all'istante. quelle divinità e quella buona volontà, forse facilitarono i potenti processi del pensiero.
padre annibale mascherò, per tutto il tempo della tornata, il suo involontario livore affondando il capo e lo sguardo tra le pieghe del proprio cappuccio.
alla sera quando il documento fu restituito al forziere, lì tra le colonne guardato a vista dai tre fratelli copritori del tempio, il gesuita comunicò le ultime sconvolgenti notizie al "centurione" di roma.

"... si eminenza... si, avevate ragione. il vostro era più di un semplice timore. il documento esiste... "cronache al tempo dei due gesù", di aurelio savio. sarà difficile analizzarlo, ma ad ogni fratello è dato leggerlo a turno per una giornata intera."
"riferirò immediatamente al santo padre. le disposizioni giungeranno personalmente da benedetto."
"hic sunt leones! ordinatemi, saprò esservi fedele!"
"concupite vipera hominis!"

padre annibale nella notte non riuscì a prender sonno: lo sguardo dell'eletto della rosa sospendeva ancora sulla sua pelle.

L'INTUIZIONE

4 ottobre 2011, lago di como

sul treno lasciò che i propri pensieri originassero da quell'ondulare ferroso, sperando almeno nel disperdersi dei paesaggi oltre il vertiginoso palettare elettrificato. più dei vapori e del ridondare metallico sul suo originario intendimento, erano però la bruma e le contraddittorie dissolvenze che, sfuggendo all'erodere degli istanti, parvero moltiplicare soltanto impatti emotivi sulle rifrangenze dei vetri del treno. nonostante molteplici, volenterosi tentativi,i suoi pensieri lo obbligarono a ristabilire con se stesso l'ormai consueto devastante contatto, inferendo al presente più di un danno considerati i tumulti che rimbombavano dal passato. così lasciò perdere che gli occhi s'illudessero di spalancare sui fogli del quotidiano e tra gli orizzonti che dal treno in corsa invece avrebbe desiderato afferrare. il suo potere là era sconosciuto. ne avvertiva l'insignificante tratto negli occhi dei suoi occasionali compagni di viaggio. una coppia di anziani, aldilà del dovuto rispetto per la veste indossata, dimenticò perfino di condividere con lui quel tanto di spregevole, ipocrità umanità eclissandosi in un ristoratore riposo tra il vellutato verticalizzare del treno e l'ormai imprendibile senso di quel moto. giustificò se stesso per non cedere al ricatto della circostanza e indusse i suoi pensieri a superare quelle improbabili periferie umane sfiorando la lingua con i suoi taglienti canini. si procurò così il suo terrificante ghigno e alle sue debolezze momentanee manifestò quella bruta forza che dagli altezzosi prelati all'ultimo imbecille fra i preti al vaticano era fin troppo conosciuta. umiliandoli con un ultimo sguardo decise che fra gli occupanti occasionali e la morte più solitaria il passo avrebbe dovuto essere così breve che sarebbe stata una maledetta fortuna se li avesse sentiti ancora respirare nel corso di quella restante tratta ferrata. provocò da sè lo sdegno e su quei vecchi fece calare il più acuminato degli oblii. alla fine riprese da dove quel giorno cominciò con pervicacia ad insidiare le proprie vertigini segrete e da dove la storia cominciò ad essere la storia del mondo a causa di un uomo inchiodato sul nudo legno di una croce. tra poche ore però avrebbe incontrato quegli uomini che per quella storia, per il bene del genere umano, andavano innescando eventi, pretesti, ragioni. potenti molto più di quanto sarebbe stato umanamente possibile immaginare.
le sue gracilissime membra furono attraversate da un involontario sussulto non appena si osò pensare tra gli scanni della potente PANTA REI.

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