29 novembre, 2009

Commenti sull'infanzia di Laura Lo Piparo

Song of Childhood scritta da Peter Handke per il film Il Cielo Sopra Berlino

Quando il bambino era bambino,

se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente,
e questa pozza, il mare.


Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un'anima
e tutte le anime erano un tutt'uno.


Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva una vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo
 
Per tutti i bambini a cui non è concesso di essere bambini e per tutti gli adulti che hanno dimenticato di esserlo stati a loro volta

26 novembre, 2009

Sangue Nero Petrolio di Vito Benicio Zingales

Questi sono alcuni estratti della trilogia inedita di Vito Benicio Zingales "NerodentroZero" (2008). In particolare si riferiscono al capitolo dal titolo "Cumino's Gang-Sangue Nero Petrolio".
Ieri è stata la giornata mondiale della lotta contro ogni violenza sulle donne. Non aggiungo altro. Leggerete. E spero che siano tante donne e ragazze a farlo. Ma prego e spero che siano molti più uomini ad avere la nausea per queste parole.

Avrebbe voluto morire in un altro modo. O magari su un tocco di strada più degno del piscio di un cane. Eppure era là. In fondo al marcio del più pesto fra i vicoli del Borgo Vecchio: il Souk della mala. Ammaccata, ma intera. Cazzo… era proprio lei là! Aperta come una di quelle, con il collo di una deks da 66 in culo e un manganello nero infilato “là dentro” per più dei suoi stronzi tre quarti. Aperta e tagliata. Un lavoro pulito. “Quel lavoro di fino che meritano le peggio bagasce”, avrebbe ghignato l’Ispettore Tony Grisanti della “Territoriale” appiedata. (…)

Non avrebbe retto ancora per molto. Era al collasso. E i suoi rilasci avrebbero rotto le palle al cemento del silenzio solo con le prime luci, spinte laggiù dai muscolosi ferry boat, pronti a sbattersi per il continente alle “sei punto zero”. Si sarebbe messa in pari col mondo. Calcolava quanto stronzo tempo ancora… perché le rotative fermassero il rullo per le ultime di nera (…)

Avrebbe dovuto sopportare le battute degli sbirri della omicidi senza poter replicare che aldilà della schifosa occorsa circostanza erano lì a parlare con il cadavere si, ma di una vera signora. Sotto i quaranta, straziata e stuprata, ma signora giurata e sparata.

Faceva fatica. La stronza blatta era già in bocca. Faceva fatica. Avrebbe voluto gridare, ma il sangue o una delle vertebre andate, impedivano ai suoi arti, ai tendini, ai nervi, la più banale delle reazioni. Inchiodata dentro. Fottuta fuori. Era cosciente, però. Ricordava ogni cosa. Della sera trascorsa. Del mattino andato. Della violenza subita. Del suo essere stata bambina. Della coca tirata. Di sua madre. Soprattutto “ricordava al futuro”.

Cosa sarà di me? Arriveranno in tempo… fra due ore sarò in rianimazione e poi in terapia intensiva. Mi ficcheranno il tubo in gola, mi aiuteranno a respirare, ma schioderò dal vicolo. Agonizzante, ma viva. Un paio di mesi e poi a casa. Il mio bilocale, cucina abitabile, doppi servizi, tutto compreso condominio escluso.(…)

Cercava di ricordare dove avesse letto la storia di uno stupro. Cosa fare, chi essere, a cosa pensare, come reagire, la doccia… immaginava una doccia calda. Avrebbe levato via lo sporco. Una doccia calda. Incominciava a ricordare. Avrebbe dovuto sforzarsi. Sarebbe durato chissà quanto. L’avrebbero rigettata in strada. Avrebbe fatto la doccia. Avrebbe dimenticato. L’avrebbero annientata. Spezzata. Avrebbe fatto la doccia. Calda. Che leva via tutto. Anche lo sporco più schifosamente nero. Era serena, l’avrebbero lasciata in vita, alla sua stronza doccia del cazzo.(…)

…. Moriva. Se ne andava.

Nuda. Priva di quei tacchi che ti fanno più alta di un tanto. Giusto quel tanto da riuscire a guardare quel tanto che basta. E punto. Perché è già tanto che riesci a guardare.

Se ne andava. Dentro a quel sangue nero petrolio, ormai freddo perfino alle sue blatte in calore.

Tum, tum, tum, tum.

Tum…. Tum…. Tum… um…um… m…


“Crepavo”.



Moriva.

foto di andrea de luca




















24 novembre, 2009

“A Finestra”: scorcio violentamente siculo

Da un pò medito sul fatto di postare o meno questa nuova canzone. Non per altro… Anzi merita e come. Musicalmente e per la splendida alchimia delle parole che Carmen Consoli è riuscita a comporre.
Medito piuttosto sull’effetto. L’effetto delle parole. Scritte qui…Bianco su nero. O a colore.
Leggendo e ascoltando infatti, si potrebbe essere tentati di sorridere, di ridere, di ridere fragorosamente.
E invece NO. Allontanate il suono farsesco del siculo catanisi. Squarciate la parodia e andate al sodo. C’è durezza, c’è amarezza.
C’è una delle più dure pitture su questo nostro piccolo mondo antico. Su questa mia e vostra TRINACRIA.
Ci sono tutti gli ingredienti per una sana autocritica. C’è la nostra limitatezza. I soprusi. Le ignoranze.
Ma soprattutto. C’è la speranza. L’AGRODOLCE. Un sapore tanto caro.
Buon appetito!
elisabetta costantino

“A FINESTRA” di Carmen Consoli

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strada
Genti bedda, laria, allegra, mutriusa e siddiata

Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta

“Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda”

Iddu ci arrispunni: “Giusi, quannu ti chiamavi Giuseppina,

eri licca pà broscia cà granita”

“Turi tu n’ha fattu strada e ora che sei grosso imprenditori

t’ha ‘nsignari a classi ‘ntò parrari”

Sugnu sempre alla finestra e viru genti spacinnata,

sduvacata ‘nte panchini di la piazza, stuta e adduma a sigaretta,

gente ca s’ancontra e dici “ciao” cu na taliata,

genti ca s’allasca, genti ca s’abbrazza e poi si vasa,

genti ca sa fa stringennu a cinghia, si strapazza e non si pinna,

annunca st’autru ‘nvernu non si canta missa,

genti ca sa fa ‘lliccannu a sadda,
ma ci fa truvari a tavula cunsata a cu cumanna



Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari

almeno un pocu di chiffari

“Itavinni a travagghiari” vannia ‘n vecchiu indispettitu,

“avemu u picciu arreri o vitru”.

Jù ci dicu “m’ha scusari, chista è la me casa e staju unni mi pare.


La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
a vuci ‘i Patri Coppola n’antrona i casi, trasi dintra l’ossa

“piccaturi rinunciati a ddi piccati di la carni

quannu u riavulu s’affaccia rafforzatevi a mutanna”.

Quannu attagghiu di la chiesa si posteggia un machinone

scinni Saro Branchia detto Re Leone

Patri Coppola balbetta e ammogghia l’omelia cu tri paroli

picchì sua Maestà s’ha fari a comunioni

Chi ci aviti di taliari, ‘un aviti autru a cui pinsari

almeno un pocu di chiffari

“Itavinni un pocu a mari”, vannia un vecchiu tintu

“accussì janca mi pariti ‘n spiddu”

Jù ci dicu “m’ha scusari,

ma picchì hati a stari ccà sutta a me casa pà ‘nsultari”.


Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà
ca ha statu, unni Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu,

tannu si pinsava ca “La diversità è ricchezza”

tempi di biddizza e di puisia, d’amuri e di saggezza

Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari

si truvamu semi boni di chiantari

‘Nta sta terra ‘i focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori

e dici ca li cosi stannu pì canciari


Chi ci aviti di taliari ‘un aviti autru a cui pinsari,
almeno un poco di chiffari

Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari

Jù ci dicu “Cù piaciri, c’è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari!?”                                                                                   

20 novembre, 2009

un uomo, di vitobenicio zingales


Ebbi solo la forza di guardare il mio dolore frantumare ....
Il primo mi giunse da chissà quale parte del mondo. improvviso, avido, ma d'uomo. una specie di lama a rubarti le carni. il "morso" addentò lo zigomo. quello destro, poco sotto l'occhio, ma vicino abbastanza il terrore. durò come l'ignoranza. ebbi solo la forza di guardare il mio dolore frantumare sul bordo di una lacrima. avvenne poi una lenta processione.
erano in tre. pretoriani in nero con le mostrine, rosse come la passione, e le promesse in memoria dello Stato. avrebbero dovuto leggermi i miei diritti, ebbi soltanto il dovere d'andarmene in silenzio. avrei preferito un solo fendente al cuore e chiudere la partita, come si fa con l'ultimo degli uomini, all'istante e muori, lì sul nudo legno dei propri peccati. invece maneggiarono ciò che restò della vita inchiodando le mie carni al sangue.
erano affamati d'ogni mio lamento e di chissà cos'altro ancora.
indossavano i vessilli della più nobile giustezza, quella dello Stato. ero un esempio d'uomo poco apprezzabile e per questo sotto quel "doveroso" processo.
il secondo colpo fu il più duro, fra quei cento che riuscirono a mettere dentro. pensavo di non meritarlo, eppure giunse ... come la più feroce tra le pugnalate alle spalle: dissero prostituta a mia madre. e il colpo bruciò come l'aceto sulle ferite già aperte dal dolore alla vita. ma dentro.
cercarono un pretesto, ma trovarono la morte.
di punta e di taglio. l'ingaggio e il massacro.
le mie carni non sarebbero bastate e le presero, ingiuriate e spezzate, risalendo il sangue dal mio ultimo inverno. avrebbero potuto dissetarsi col mio pianto e invece da me pretesero qualcosa che non è possibile concedere: volevano il mio spirito.
mi presero soltanto la vita, fra intestini, polsi, costato e cranio.
ho imparato molto dalla loro furia. ho imparato molto dalla loro sete. ora so che ad un uomo puoi togliere, negare o spezzare la vita, ma nonostante lo strazio e il dolore, tu a quell'Uomo null'altro puoi togliere se, fino all'ultimo respiro, quell'Uomo si percorre nelle ali di un volo. e io, nonostante lo strazio, mi son fatto volo tra i loro sorrisi. fino all'ultimo, libero nel volo.

il terzo "morso" fu il più brutale.


al tentativo dei loro denti, le mie ali resistettero, presero la vita, ma non l'Uomo ...

vbz

Notte di mamma: eleganza pitoresque

Non avevo mai sentito i Don Settimo. Escono oggi con il loro secondo album: “Notte di mamma”.
Poche etichette possibili. Il padiglione auricolare ancora si interroga. Si ha come la sensazione di aver aperto il VASO DI PANDORA, scatenando un immaginario articolato di suoni disarticolati che per magia si ricompongono.
Sono timorosa, tra la prima traccia e la seconda traccia (Totò che visse due volte), vivo la suggestione di un viaggio alla Italo Calvino. Le parole si legano, ma in modo incomprensibile. Non puoi capire a volo. Non devi. Sei in volo. Alla nona traccia capsci che il viaggio c’è stato. La narrazione è avvenuta.
Ci si lascia accarezzare ruvidamente dagli accenti e dalle storpiature della voce principale, solista, narrante. Canzone-teatro. Gusti i suoni e combatti tra stimoli onirici: c’è dentro il migliore Dario Fo, Modugno (pigghialo, pigghialo, piagghialo…), il Sergio Leone dei tempi d’oro, ma soprattutto il miracolo. Che i fratelli Serradifalco…nelle molteplici formazioni si siano trasformati nei fratelli Cohen???
Secondo me sì.
E allora a bordo della slitta con un manipolo di comunisti. Su un ghiacciaio. Nel Gran Canion. Nelle langhe. A casa del padrino Salvo Compagno.
L’eleganza scomposta di questo album non può che agitare. Inquietare di sana inquietudine.
E io non so resistere…Sono “Viziosa”…
elisabetta costantino
Donsettimo - notte di mamma
E ora alcune info tecniche…Impottantissime…
Track list con breve spiegazione dei contenuti:
1) “Viziosa”: E’ uno dei brani chiave del disco. E’ il racconto di due fratelli, il caparbio e il puro, davanti alla quale si rivelerà poi la madre, viziosa. Il brano conclude con "sono io, mamma", la rivelazione, che riprende il titolo del disco "Notte di mamma".
2) “(Il vangelo di) Totò”: Un siciliano ed un musulmano si sfidano per conquistare Grace Kelly (nella canzone viene pronunciata con accento arabo "Grace Kali"). La spunterà il siciliano. Allegoria dei nostri tempi.
3) “O sceriffo”: Racconto della provincia italiana, con le tipiche figure, un padre (sceriffo) che difende la figlia dalle insidie del forestiero.
4) “La sera prima”: Luoghi lontani, uno per ogni strofa della canzone, racconta dell'uomo in fuga, dal confronto, dalle radici.
5) “Padrino Compagno”: L'omaggio a Salvo Compagno, percussionista del disco, amico fraterno, nonchè "Padrino di Cresima di Donsettimo"
6) “Comunisti sulla slitta”: La storia "apocalittica" di una compagine di comunisti in fuga dagli arabi, la cui unica salvezza rimasta è un prete che, a sua volta, per salvarli chiede loro di abbracciare la fede. Sullo sfondo gli americani, sempre in agguato, ma "canzonati" come avviene nel coro con finte parole americane nel ritornello.
7) “Langhe”: E’ un brano di solitudine. Le langhe. Teatro di tante vicende, storiche e romanzate, sono viste come un luogo visionario. Perciò, può anche considerarsi un epilogo del brano precedente, uno dei comunisti che si è perso.
8) “Urlo dei cani muti”: In "Atlantide", la poetessa Wistawa Szymborska lascia tutto nel dubbio, partendo proprio dalla dubbia esistenza della città di Atlantide, appunto. Qui, invece, si afferma quello che forse non si dovrebbe, come i cani muti che urlano, donne che radono la barba ma che alla fine si rivelano molto sensibili.
9) “Nu cielo”: E’ il ritorno alla madre, e la donna canta una ninna nanna. E il bambino (qui ormai vecchio), la cerca nel luogo della pace ancestrale, nel cielo. Il cerchio si è chiuso.
Componenti della band: i Don Settimo sono Settimo Serradifalco, Riccardo Serradifalco, Salvo Compagno, Daniele Tesauro, Dr Robert _ http://www.myspace.com/donsettimo
Produzione artistica album: Cesare Basile
Etichetta musicale: Malintenti Dischi_ http://www.malintenti.it/ _ www.myspace.com/malintentidischi
Distribuzione: Jestrai
E infine, UDITE UDITE… I Don Settimo presenteranno il loro nuovo album presso la Feltrinelli, via Cavour 133. Il 25 Novembre alle ore 18…Accorrete (prima che arrivi la grande crisi).

17 novembre, 2009

Caro Signor Presidente, con tutto il dovuto rispetto, ma cosa nostra... di vitobenicio zingales


"Che ci si schieri a destra o a sinistra, quello che conta è il senso più alto dei limiti della Politica, la dedizione all'interesse generale e la moralità. la Politica come missione", dice il Capo dello Stato. "vale per l'etica di chi la fa, vale per la considerazione che se ne dovrebbe avere da fuori. alla Politica si può giungere in modi diversi, ma bisogna ricordare che richiede qualità specifiche perchè non può vivere di dilentattismi: come diceva benedetto croce è un'arte a se stante." giorgio napolitano difende i politici di professione. "si tratta di una specie forse in via di estinzione", afferma. "ma bisogna difenderla storicamente da giudizi sommari e grossolani. fare della Politica una scelta di vita, dedicarsi interamente all'esercizio della democrazia e allo sviluppo della vita democratica nelle società dell'occidente europeo."

caro signor presidente, mi consenta d'affermare, e con tutto il dovuto rispetto, che il sistema organizzato e complesso, definito Politica, è il sistema umano più cinico, crudele e devastante fra tutti i sistemi "legali ed illegali" presenti ed operanti in Italia, a cui riferire il più alto numero di vittime innocenti.
quando una norma oltraggia e violenta, quando una legge custodisce, preserva e tuela, quando una norma occulta, preda e difende in nome di quella "casta" che ripara fra le tessere di quel sistema definito Politica, siamo in presenza del più grande fallimento d'idee e pensieri che l'umanità e il Popolo Italiano ricordi dal tempo della roma imperiale. dal tempo dell'Italia fascista. la Politica, al pari del sistema organizzato, definito cosa nostra, è tragico ed abberrante meccanismo che veicola fra gli strati, dal centro alla periferia, il morbo più invischiante ed impoverente che mai altro meccanismo umano è riuscito così pervasivamente a circuitare fra le quote parti in gioco.
quando la Politica è privilegio di pochi, quando la Politica è vantaggio per i soliti "quattro Dei", quando la Politica è uso esclisivo, la prima vittima, come per la guerra è l'innocenza, qui in Italia per la Politica è la Democrazia. Aldilà di quelle due o tre persone che tengono alto fra gli scranni del ricordo, dentro e fuori dal palazzo, il nome e la fede Italia, confessiamocelo: la Politica è la più potente arma di distruzione, inventata dagli alibi più mistificanti, atta a violare, calpestare e cancellare il diritto d'ogni cittadino italiano, a possedere una coscienza operante.
le sue parole, gentile signor presidente, apparirebbero fra gli orizzonti del più puro cuore italiano, come le più estranianti delle chimere, se non operasse la scelta più coraggiosa che i suoi figli si aspettano da lei: sciolga le camere e dia impulso vivo a quella che da Platone a Croce, da Cicerone ad Amendola veniva per giustezza e fede definita Politeia.

e una volta per tutte... che sia fatta la volontà del Popolo Italiano!
vitobenicio zingales

16 novembre, 2009

STOP HUNGER!!!!!!


UNO, DUE, TRE, QUATTRO, CINQUE, SEI….UN BAMBINO E’ MORTO DI FAME.
Così Jacques Diouf, direttore generale della FAO (organizzazione internazionale dell’onu che combatte la fame nel mondo), ci catapulta d’improvviso in questo countdown verso la MORTE.
Cosa si fa a quel punto?
Pensi che tutto è stupido…Che questo messaggio l’hai sentito tante volte…Che non si può fare niente: stasera non mangiare, domani spedire dei soldi sarebbe inutile, commiserarti perchè oggi hai trangugiato un dolce in più o perchè la scorsa settimana hai capricciosamente spinto indietro il piatto…Non ne avevi voglia, eri sazio, deisderavi altro…
Invece no. IL VIDEO TI INCOLLA Lì. SENTI DOLORE. SENTI UN DOLORE FORTE ALLA PANCIA. SENTI CHE SEI VIVO. SENTI CHE SE RAGIONASSI COME LE PASSATE VOLTE L’INDIFFERENZA AVREBBE IL SOPRAVVENTO.
Le abbiamo inventate tutte: siamo arrivati alla conclusione salvifica che tanto non possiamo far nulla…Miglioriamo il nostro comportamento alimentare e amen…I bambini non piangono!!!
E certo…dopo QUEI CAZZO DI 6 SECONDI SONO GIA’ MORTI…CHI CASPITA PIANGEEE???
EH?
CHI?
NESSUNO.
E allora scrivo, parlo, posto…linko..invito tutti al sito FAO per firmare la petizione “1 billion hungry”. Tutti possiamo. Piccoli pensieri con grandi pesi. Piccole azioni di spessore. SIAMO UMANI. RIVENDICHIAMO QUESTO DIRITTO. RIVENDICHIAMO QUESTO DOVERE.
elisabetta costantino

15 novembre, 2009

Lettera sulla’Amicizia

Da una mail arrivatami…che voglio pubblicare.
“Ci sono persone che credono ad un sentimento che valica lo spazio e il tempo: AMICIZIA.
Agire senza secondi fini, scambiare, condividere sinceramente liberamente, emozioni, esperienza, vita.
Purtroppo chi crede a tutto ciò, molto spesso, viene deluso, poiché non sempre le dimostrazioni di amicizia sono sincere. Tali avvenimenti inducono alla costruzione di barriere protettive, che fanno vedere il mondo, senza essere visti, attraverso una lente opaca e cinica.
Bisogna avere la fortuna di trovare qualcuno che infranga quella spessa lente e faccia riemergere la positività del confronto dello scambio e della fiducia.
Io l’ho trovato”. (anonimo)
davidlachapelle06fu0
Esiste ancora spazio per ragioni di questo tipo nel mondo, nel nostro fottutissimo mondo fatto di picchiatori da galera, di presidenti troppo presenti, di paure da influenza e influenza da paura?
Sarei portata a rispondere sì per non soccombere….

12 novembre, 2009

11 novembre, 2009

"Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme”: liturgia di un gruppo di suddisti

Akkura_copertina libro Brucer ¦ la Vucciria (con il m io piano in fiamme)
Quando cantare la sicilianità diventa liturgia? Quando sei musici siciliani (palemmitani) si uniscono a cinque scrittori emergenti, per creare un prodotto artistico capace di addensare riconoscibilità attorno all’essere siciliani. Come si dice nel retro di copertina di questo interessantissimo mix di scrittura e musica: “(Palermo) è già meravigliosa così, non attende alcun futuro. A Palermo il futuro già ci fu”. Non si tratta quindi di ragionare ancora su chi siamo e chi non siamo…Di tracciare per l’ennesima volta un profilo antropologico…Ma di accettarsi, di prendere coscienza.
Ma io parlo essenzialmente come ascoltatrice e anzi mi sta scomodissimo ogni presunto ruolo di commentatrice e quindi: FIATO ALLA TROMBE E TROMBONI!!!!
L’unico possibile atteggiamento verso questo nuovo lavoro, “Brucerò la Vucciria col mio piano in fiamme”, è immergersi nell’indefinito di suoni, polveri, spezie che sanno di ventre, di intimo rapporto con la terra, di noi, suddisti, meridionali, ancestralmente abbarbicati a quel misto di delizia e disgusto che ci contraddistingue. Per dirla culinariamente, dal cannolo alla milza.
E via così, tra ballate sudamericane e canti popolari, tra voci psichedeliche che si ripetono all’infinito e il moderato incedere di un motivo che ti entra subito in testa. Viaggiamo con i nostri piedi a bordo di un transoceanico che gira attorno a Palermo e alla Sicilia, senza mai allontanarsene.
Il viaggio inizia oggi.
Edito da Flaccovio.
E ora alcune info più tecniche.
Tracce del nuovo album:
1)“Brucerò la Vuccirìa”: è l'atto d'amore del gruppo verso una della roccaforti del centro storico di Palermo, uno dei centri della sua rinascita. Qui il protagonista della canzone giura che piuttosto che cederla a chi vuole provare a cambiarla, preferisce incendiarla.
2) “Vicoli Vicoli”: tratto dall'omonimo libro dell'amica Alli Traina, ripercorre i vicoli, per l'appunto, dei quartieri storici della città.
3) “Kalsamex”: è un brano fortemente caratterizzato dalle sonorità messicane sporcate con strumenti elettrici, nel quale sfila il campionario umano del quartiere della Kalsa.
4) “Beddu Lupu”: attraverso la storia fantastica della tramutazione di un uomo in lupo, vuole evocare il sentimento di rivalsa del palermitano, tra la sacralità della fede cristiana, fortemente presente nella società siciliana, e il profano dell'ira metropolitana.
5) “Nico Il Gigante”: è un altro racconto fantastico. Il protagonista è Nico il gigante, che tranquillizza la popolazione, dichiarando di essere stato chiamato a salvare la città. Anche questa è un'allusione alle speranze dei palermitani affinché arrivi qualcosa o qualcuno a salvarli.
6) “Attore meridionale”: con un atmosfera musicale rilassata e vagamente sudamericana, racconta lo stereotipo della figura del giovane attore.
7) “Benefattore”: l'andamento della canzone ricorda quello dei cabaret anni ‘30. Qui parlano i muratori, costantemente sui tetti degli storici palazzi del centro storico sui quali lavorano da anni, e i nullafacenti, quelli che aspettano il lavoro ("che manca sempre") da un non meglio identificato "salvatore della patria".
8) “Chiedolo a Nick Cave”: cosa succede quando si chiede ad un pittore cieco, a Nick Cave se è possibile che nevichi a Palermo.
9) “Diquembra”:il pezzo più tribale e ancestrale del disco. Partendo da un'atmosfera musicale del profondo sud si evolve verso una danza scaramantica.
10) “Sabbie immoboli”: è su queste sabbie mobili noi resteremo immobili" è il verso principale della canzone che vuole essere quella dell'orgoglio palermitano. Sulle sabbie mobili (la Palermo che inghiotte i suoi abitanti) noi resteremo immobili, ma questa volta non si verrà inghiottiti.
Gruppo musicale (band da crociera): gli Akkura sono Riccardo Serradifalco (Voce, chitarra), Sergio Serradifalco (Contrabasso, cori), Salvo Compagno (Percussioni, cori), Fabio Finocchio (Batteria), Marco Terzo (Trombone) e Claudio Montalto (Tromba)www.myspace.com/akkura
Etichetta musicale: Malintenti Dischi _  www.malintenti.it  www.myspace.com/malintentidischi
Produzione: Moreno Veloso (figlio di Caetano) e Domenico Lancellotti, due figure di spicco della nuova musica brasiliana e mondiale
Scrittori coinvolti nel progetto: Dario Tosini, Andrea Gullotta, Alli Traina, Cesare Basile, Davide Enia
Grafica del progetto editoriale: Selgio Algozzini
di elisabetta costantino

08 novembre, 2009

Irgendwann fällt jede Mauer (alla fine ogni muro cade)


Io avevo pochi anni.
Troppo pochi per capire, ma ugualmente mi ricordo di quel buffo uomo con una macchia in testa che fu protagonista del suo tempo e inaugurò un nuovo tempo.
Era il mio tempo delle domande assurde..."quando il bambino era bambino".
Il tempo del mondo non è il tuo tempo.
Ora rivedo quelle immagini, quei suoni a distanza di 20 anni.
Alla fine ogni muro cade.
E' caduto anche quello di Berlino: 106 km di cemento alto poco più di tre metri che ha diviso anime, corpi, vite.
Due Germanie, due nazioni, due mondi, due poli.
Nel bipolarismo del secolo breve si sono consumate la paure di non poter vedere nascere un nuovo secolo.
Ma l'uomo è andato oltre.
Oltre quel muro.
Gli occhi si rigano di lacrime.
Nuovi e più pesanti muri si sono issati.
Forse ci hanno tolto la memoria.
Forse siamo vittime di un'amnesia senza tempo e senza fine.
Non abbiamo imparato dagli errori. Ne abbiamo mistificato le conseguenze.
Alla fine ogni muro cade.
Alla fine ogni muro può risorgere?


articolo di elisabetta costantino
foto di Frederick Ramm

04 novembre, 2009

"Campagne..."

Spunti dal web...Non voglio scrivere molto. Oggi mi hanno colpito queste due immagini: due testimonianze visive di due "campagne" diverse...Campagna di idee europea e campagna pubblicitaria della provincia di Bolzano...
elisabetta costantino



03 novembre, 2009

DAL PENTAGONO ALLA CARNE DI PORCO. INFLUENZA H1 N1. ROCHE E GILEAD.


DAL PENTAGONO ALLA CARNE DI PORCO.

a cura di vitobenicio zingales

L'epidemia d'influenza suina A (H1N1) esplosa in messico ha dei responsabili e non più occulti: il primo nome è quello dell'azienda statunitense smithfield foods inc., la produttrice di carne suina più importante del mondo. alcune indagini fanno risalire ai giganteschi allevamenti di maiali di questa multinazionale situati nei pressi del paesino messicano di la gloria l'origine del nuovo flagello. sebbene la smithfield foods neghi qualunque relazione tra i suoi impianti e la ricomparsa di un focolaio dell'epidemia proprio alle porte dei suoi allevamenti, un recente comunicato di "grain" sembra confermarlo. gli esperti di quest'organizzazione non governativa segnalano che l'aumento su grande scala di allevamenti industriali ha creato le condizioni perfette per la nascita e la diffusione di nuove forme di influenza molto virulenta. tali impianti zootecnici sono delle bombe ad orologeria pronte a scatenare epidemie mondiali. già nel 2006 alcuni ricercatori dell'istituto nazionale della sanità degli stati uniti avevano dichiarato: "l'enorme concentrazione di animali ammassati in spazi ristretti facilita la trasmissione e la miscela del virus".
tre anni prima, nel marzo del 2003, la rivista science aveva avvertito che l'influenza suina si stava evolvendo rapidamente a causa dell'aumento delle dimensioni degli allevamenti industriali e dell'uso massiccio di antibiotici e vaccini. i virologi mettevano in guardia messico e usa dal pericoloso cocktail virologico che stava per comparire.
il dott. c. olsen, virologo molecolare alla facoltà di veterinaria dell'università del wisconsin, a madison, si era spinto a profetizzare: "ora dobbiamo cercare in messico l'allevamento dove scoppierà la prossima pandemia".
gigante produttrice di carne suina, smithfield foods inc. è una delle maggiori imprese agroalimentari del pianeta e la numero uno della carne del maiale. la sede è nella città di smithfield, virginia, e possiede filiali in nove paesi. in spagna controlla il 24% del capitale di campofrio, l'azienda spagnola leader nella produzione di carne suina. campofrio si è fusa nel giugno 2008 con la filiale europea smithfield holdings del gigante nordamericano per formare una nuova azienda: group campofrio.
con un giro d'affari di quasi dodici milioni di dollari, smithfield foods è la terza azienda statunitense nella produzione alimentare, dopo archer daniels midland e tyson foods. rifornisce i fast food MC DONALD'S e SUBWAY, ed è stata spesso di inquinare acqua, suolo ed aria.
per evitare le accuse, smithfield foods ha trasferito parte dei suoi allevamenti in paesi come messico, romania e polonia, dove le leggi a protezione dell'ambiente sono più permissive o inesistenti, e dove qualche politico è più disposto a farsi corrompere. grazie all'accordo di libero commercio tra messico, usa e canada, e la complicità di politici locali, ora non ha più di che preoccuparsi per le sue violazioni in materia ambientale.
l'oms ha avvertito che il nuovo virus può mutare e diventare molto più forte, tanto da causare un'epidemia che potrebbe fare il giro del mondo, fino a tre volte in ondate successive.
nell'emisfero australe ora comincia il periodo abituale dell'influenza, e il virus potrebbe essere contrastato con gli antivirali (il TAMIFLU) e mutare, per tornare all'emisfero boreale in ottobre molto più forte di prima, come capitò con la terribile "influenza spagnola" del 1918.
per proteggere i cittadini, i governi stanno acquistando ingenti quantità di TAMIFLU (oseltamivir), uno dei pochi rimedi efficace per combattere il virus mutato H1N1, e raccomandato dall'oms. scoperto dall'azienda farmaceutica GILEAD SCIENCES Inc., la cui sede si trova a foster city, california. GILEAD ha ceduto i diritti di fabbricazione commercializzazione alla multinazionale svizzera ROCHE, e quest'ultima ottiene il 22% dei suoi profitti dalla vendita di TAMIFLU.
DONALD RUMSFELD, l'ex segretario della difesa del presidente george w.bush ed uno dei principali istigatori dell'invasione dell'irak, è stato presidente de GILEAD SCIENCES inc. dal dicembre del 1997 fino a quando si è incaricato del pentagono nel 2001, e ancora conserva un'importante quota di azioni di quell'azienda.
una delleprime azioni di RUMSFELD al governo, fu rendere obbligatorio l'uso del TAMIFLU nelle forze armate. i profitti di ROCHE e GILEAD - e anche quelli personali di DONALD RUMSFELD - salirono così alle stelle. le azioni dell'azienda furono anche beneficiate in borsa a partire dal 2003, quando è scoppiata in asia la minaccia di epidemie H5N1 dell'inflenza aviaria.
la principale responsabilità di questa grave minaccia sanitaria risiede nell'industrializzazione delirante della produzione zootecnica. il sistema dell'allevamento intensivo ha trasformato radicalmente il settore. oggi somiglia di più all'industria petrolchimica che all'azienda famigliare ancora ancora descritta dai manuali scolastici.
in spagna attualmente ci sono 25 milioni di maiali (più di mezzo maiale per abitante)... il 92% dei quali in allevamenti intensivi simili alla messicana granjas di la gloria.
in poco tempo si è passati dalle porcilaie casalinghe ad inferni concentrazionari in cui vivono, in mezzo alla sozzura e in un calore asfissiante, decine di migliaia di animali che si scambiano virus patogeni con intensità.
questo tipo di allevamento intensivo e produttivista, che disanimalizza l'animale e lo considera come un mero "prodotto industriale", un semplice "materiale" che fornisce carne e profitti, è il colpevole della pandemia in corso.
quando per gli eccessi di imprenditori insensati questo modello depravato viene spinto all'estremo e scoppia, il disastro sanitario ci minaccia tutti.

fonte: ignacio ramonet. le monde diplomatique.

02 novembre, 2009

di punta, di taglio e di tacco,di vitobenicio zingales


L'INNESCO,
l'INGAGGIO,
il MASSACRO.
Di sera viene meglio. nel nero. con le cose che colano dal buio. in quattro. perfetti. in tiro. gli piace fare le cose per bene. nessuna cazzata. di fino e in campana. nell'ombra. che si confondono col petrolio catrame. la savana è dura e le bestie sono tante. placca e matricola: il meglio turno è la "zero-zero sei". automontata e i "dodici" in spalla. si pigliano al solito posto, "allo sparviero". un bar del cazzo. uno di quelli che manco crepati. all'angolo, che dopo c'è il solito niente in vena. più di quanto possa fare periferia, cemento e cristallo. è li che si pigliano. alla sera, con l'umido che t'impalla il cervello o con l'afa che ti stritola le palle. è da lì che smarcano il servizio. in poche ore, e segnano il brogliaccio. e a mente lo dividono a zone... il piacere. del rione ne governano tanfi e zaffate, alzandosi puttane e magnaccia, stronzi, tossici e sclerati di cranio. vanno a caccia della solita merda. da quell'ora, evitando di farsi la croce e fottendo nel carrello l'eventuale calibro da mettere in sagoma. vanno a caccia della solita merda. dalle "zero-zero" è il turno loro. e tutto il resto, dall'altra parte del mondo, può andare a puttane. si sono fatti un nome. e da qualche tempo, tra mala e ruffiani, un peso ce l'hanno.
in quattro. perfetti. in tiro. battono la strada, fra condom e spade, alla cerca di fango, spaccia, tossici e culi di trans. sanno da quali fogne pescare e da che ora gli stonzi risalgono a galla. hanno pazienza. e aspettano. non temono la notte. e aspettano. quando ne beccano uno, fanno come scopare. la chiamano bellezza. e se dipendesse da loro ordinerebbero a Dio di mettersi da parte. o in fila, magari. nel turno loro non è difficile. al sabato, però, fanno il culo perfino alla morte. sanno dove cercare. sanno come e a quale porta bussare. hanno imparato la tattica e la tecnica. il pretesto, il ricatto e l'innesco. sanno quali parole usare e da quale parte dell'anima è conveniente iniziare. assalto a sorpresa. innesco e pestaggio. veloci. di punta, di taglio e di tacco. a cazzotti o di lama. e fa male. e brucia. se in strada incrociano un gruppo c'è sempre il signor calibro 9 a sistemare il cazzo di un santo bordello. ma col gruppo, se c'hanno lo storto dentro, tutto può andare a puttane e se smazzano male sono loro ad averlo in quel posto. col tempo si sono fatti furbi e gli stronzi che beccano li fottono uno alla volta. la pelle è loro. e di quella bella figura da alzare in carriera. quattro a uno: questione di varianze e di numeri.
il film è sempre lo stesso.
schizzo dopo schizzo.
e con Dio che mettono da parte.

appaiono dal nero, dalle variabili del nulla. evitando casini e dentro al più veloce taglio di lama. solo una sgommata e un'inchiodare duro.
poi è il silenzio. brividi. freddo. soprattutto paura. fra le tre e le quattro, alle spalle d'ogni cosa che fa giusta anche il colera di una luce. colla città di fianco e tutto il resto sugli slanci del ghiaccio.
il tipo è da solo, sul dorso di una panchina o sul cofano di una macchina, in fondo ad un vicolo o dentro al lento clistere di una piazza. due da dietro e due in faccia.

- buonasera! problemi?
- no, no... grazie, nessun problema...
- frocio o tossico?

L'INNESCO

- ma dico: siete impazziti?

L'INGAGGIO

- contro al muro allora!!
- ma che cazzo... non mi mettete le mani addosso... stronzi!!

ed è fatta. ed inizia

IL MASSACRO

non ci sono santi. sono solo sangue e cobalto, cemento e cristallo.
lo scopano a sangue, cercandogli l'anima.
di taglio, di punta e di tacco.
un cazzotto in faccia e uno tra i denti. fa male, ma non basta. 

- no... no... dottore... sono solo caduto dalle scale.

placca e matricola.

silenzio. azione. si gira.
di scena le solite ragioni.

e le cose che hanno fatto sporco lo stato.

a stefano.

vbz

01 novembre, 2009

Parnassus (L'uomo che voleva ingannare il diavolo)

The imaginarium of Doctor Parnassus, questo il titolo originale in english...(molto più azzeccato e aderente al film) è una botta di acido che coinvolge cristallino, cervello e cuore.
Bisogna essere pronti ad dilatare le proprie pupille per far entrare più colori di quanto sia possibile immaginare e più fantasia di parnassus quanta la mente possa concepirne. Non ci sono regole nei film di Terry Gilliam. L'unica forse è pretendere di non capire.
Un uomo prova a scommetere con il diavolo, un altro più giovane di lui continua a beffarlo da una vita. E in mezzo il diavolo.
In mezzo tra bene e un male che forse gli è superiore. Un diavolo smarrito di fronte ad un'astuzia umana che si è fatta cattiveria.
Tony Sheperd è l'uomo da i 4 volti, Heat Ledger sostituito poi da Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. La sua multiforme immagine è specchio della sua multiforme natura...Una natura capace di ingannare anche il diavolo.
Gilliam attraverso pasticche colorate degne di Alice nel Paese delle Meraviglie e frasi come "Daresti un prezzo ai tuoi sogni?" ci porta inconsapevolmente alla tragica e per niente consolante verità che vede un'umanità deprecabile coinvolta nei più biechi risvolti dell'anima. L'immaginario si è fatto INCUBO.
Forse non siamo più buoni neanche per il diavolo.
E così tra nani, donne cannone e sacchettini firmati...salto ai giorni nostri. Ai tanti immaginari chiusi dentro lo specchio della quotidianità:

  • le ferite di CUCCHI....schiena maciullata....37 kg di uomo

  • l'assassassinio a Napoli con donna che scavalca il cadavere

  • la tragedia di Peshawar
il nostro immaginario
Ma come dice Tony...nel film...forse il nostro motto è diventato: NULLA è PER SEMPRE, NEANCHE LA MORTE.
elisabetta costantino

foto "fango" di marcella longo

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